Autore:
Paolo Sardi

CAVAL… PRESTATO Storpio un po' un antico adagio e, con il senno di poi, dico che nemmeno al "caval prestato" si dovrebbe guardare in bocca. Quando però l'ottimo Cordara mi ha detto che, per andare da Milano a Polcanto a seguire un corso di aggiornamento della Federmoto, avrei avuto a disposizione una Yamaha XJ6 gli angoli della bocca si sono piegati un po' verso il basso. Francamente speravo di avere in sorte un mezzo con una maggior vocazione turistica per spararmi l'andata, il ritorno e un giro sull'Appennino, per un totale di un migliaio di chilometri da coprire in due giorni.

NUDISTA Sulla carta, in fondo, l'XJ6 della globetrotter ha davvero pochino. Il ruolo della giramondo, in famiglia, spetta alla versione con il cupolino, la Diversion. A lei, naked che più nuda non si può, toccano invece i panni attillati della cittadina modello e della moto cosiddetta intelligente. Il che, però, non vuol dire che faccia la figura della secchiona della classe, con un palmo di cervello e un look trasandato. Questa Yamaha, alla faccia di un prezzo nell'orbita dei 6.000 euro, fa una certa scena anche se passata sotto la lente d'ingrandimento. Non a caso il mercato l'ha premiata e la XJ6 ha di fatto "cannibalizzato" la sorella maggiore FZ6.


HA IL SUO PERCHE' La linea è slanciata, per merito soprattutto dei convogliatori a boomerang e dell'esile codino, mentre a mostrare i muscoli provvedono il serbatoio ingobbito e il motore, che occupa il centro della scena. Ad abbracciarlo c'è un telaio dalle misure caratteristiche non estreme, con un interasse di 1.440 mm e un'avancorsa di 103,5 mm. I dettagli capaci di catturare lo sguardo non mancano, a partire dal faro appuntito. Alle sue spalle fa capolino una strumentazione raccolta, con un contagiri analogico e un display che si occupa invece di dare tutte le altre informazioni. Altro pezzo forte della linea è lo scarico, che si sviluppa sotto il motore e fa capolino sul lato destro con un terminale a canna mozza.

QUA LA ZAMPA La sella è piazzata a soli 785 mm dal suolo, un'altezza che permette di poggiare bene i piedi a terra anche a chi è di zampa corta, senza penalizzare chi è più alto della media. Le pedane sono infatti alla giusta altezza, ben centrate e non impongono agli arti inferiori di stare piegati in modo innaturale. Il manubrio dal canto suo, è regolabile su due posizioni, grazie a riser double face, e si trova nella giusta posizione per fare andare a braccetto comfort e possibilità di controllo.


NESSUN DOLORE Bastano pochi chilometri per capire che a ricevere in sorte l'XJ6 per un lungo viaggio si cade in piedi. La seduta ha un'aria rastremata ma l'imbottitura si dimostra ben conformata e non provoca alcun indolenzimento. Le vibrazioni sono molto contenute e, se si rispettano i limiti imposti da Codice della Strada, non raggiungono mai livelli fastidiosi. A queste andature, tra l'altro, anche la pressione dell'aria è sopportabile, nonostante il faro protegga bene giusto se si viaggia con il naso nel contagiri. Si possono insomma pianificare tappe anche di diverse centinaia di chilometri senza arrivare a destinazione con la lingua per terra e il fondoschiena a pezzi. Piuttosto, non sarebbe male poter disporre di attacchi specifici per ancorare un eventuale bagaglio alla sella, anche se, alla fine, i maniglioni del passeggero consentono comunque di fissare un eventuale "ragno" elastico.

AMA LA PULIZIA Il vero habitat della XJ6 sono però le strade extraurbane, non le autobahn tedesche. Qui la media giapponese sfodera un grande equilibrio, che permette di tenere un passo allegro senza che sia necessario un particolare impegno psicofisico. Forcella e monoammortizzatore sono di tipo economico ma non per questo lavorano male e fanno un buon gioco di squadra, gestendo bene i 205 kg in ordine di marcia della XJ6. Quando l'asfalto è butterato, incassano i colpi con discreta disinvoltura mentre quando si viaggia su un biliardo garantiscono un bel feeling nella guida. Tracciando linee pulite e rotonde, senza tirare staccate assassine, ci si può divertire alla grande. Certo, non bisogna avere la pretesa di esagerare, guidando di corpo con il coltello tra i denti, specie quando il fondo non è in perfette condizioni. In questo caso, le sospensioni possono infatti andare un po' alle corde, innescando leggere oscillazioni ma senza comunque arrivare a tradire mai.


A TUTTO TONDO Il motore fa la sua parte per rendere l'XJ6 una moto tuttofare. Ai bassi non è un fulmine di guerra ma, complice la rapportatura abbastanza corta del cambio, garantisce buoni spunti anche nelle marce lunghe. Dolce e bonario con i neofiti, risponde per le rime se viene strapazzato. All'occorrenza è infatti pronto ad allungare con decisione fino a circa 10.000 giri, i 78 cv dichiarati sembrano anche di più, assecondando chi soffre di frequenti pruriti alla mano destra. Insistere così tanto non ha però gran senso ed è più piacevole sfruttare la coppia (il picco massimo è a di 59,7 Nm a 8.500 giri) snocciolando le marce una dopo l'altra. Nel complesso il quattro cilindri sembra in questa configurazione addirittura più in palla di quello montato dalla FZ6, che è più prestante in senso assoluto ma che ha anche un'erogazione più appuntita e meno lineare.

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