Sinceramente non capisco come questa moto abbia fatto a perdere certe comparative. È vero che ogni prova, ogni gomma e ogni circuito fanno storia a sé, ma le doti messe in mostra dalla 4 cilindri di Iwata mi paiono oggettive (e supportate anche dai risultati in pista nei vari campionati superstock).

La R1 è, tra le novità del segmento, quella che in assoluto ha fatto più passi avanti, tanto da aver quasi eguagliato come motore quella meraviglia che Suzuki costruisce ad Hamamatsu. Poi però qui c'è anche l'agilità che da sempre contraddistingue questa moto, un maggior feeling sull'avantreno che in passato e una posizione di guida che mi piace molto.


Il quattro cilindri ha un cambio che è un bijoux e se "sotto" non è ancora all'altezza del Suzuki
(come evidenziato dalla prova al banco che denota un buco di coppia piuttosto consistente attorno ai 7500 giri) poco ci manca, inoltre l'allungo è eccellente. La R1 è stabilissima e precisa, ma molto rapida a prendere la corda e anche la più rapida in assoluto a volteggiare nelle varianti. Una moto con cui viene tutto molto facile perché è anche molto a punto di sospensioni.

La ciclistica estremamente rigida strutturalmente (una fissa di Yamaha, a partire dalla M1 di Valentino in giù), fa lavorare parecchio la gomma posteriore (infatti la Dunlop sulla R1 quella che si era consumata di più), ma l'assetto standard è già più che sufficiente per andare fortissimo.

Ottima anche in staccata, le nuove pinze radiali a sei pistoncini hanno grande potenza e si gestiscono senza problemi grazie anche all'antisaltellamento migliore del lotto, sulla moto in prova però l'impianto anteriore accusava qualche vibrazione nelle staccate più lunghe. Però che goduria guidarla! Un ultimo appunto sull'acceleratore elettronico, c'è chi dice che si avverte la presenza di un intermediario elettronico tra il nostro polso e le farfalle... io, sinceramente, non mi sono accorto di niente.

LA PROVA DEL BANCO




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