Autore:
Paolo Sardi


SORTILEGIO
"Paese che vai, usanze che trovi" è un detto che si adatta bene anche al mondo delle due ruote. In Europa, infatti, esistono modelli che spopolano a certe latitudini, mentre il loro appeal sembra svanire come per un sortilegio a poche decine di chilometri di distanza, appenavarcato un confine. Uno tra gli esempi più eclatanti si trova nel listino Suzuki ed è rappresentato dalla famiglia delle 650 a quattro cilindri, tanto apprezzata al di là delle Alpi quanto snobbata lungo lo Stivale.

 

VIVA LA F In listino, accanto alle Bandit GSF, in versione nuda e S, con cupolino, dallo scorso anno si trova anche una variante con l'indole più da giramondo, la GSX 650 F, lettera che sta per l'inglese "fairing" ovvero carenatura. Basta questo accessorio per fare di questa Suzuki una sport tourer buona un po' per tutte le tasche, con un costo in teoria di poco superiore ai 7.000 euro ma che poi, alla fine dei conti, si rivela spesso più basso, grazie agli sconti e alle promozioni applicati dalle concessionarie.

 


FAMILY FEELING
Il rapporto qualità/prezzo, quindi, è di quelli da leccarsi i baffi, anche perché la base offerta dalla Bandit è tutto fuorché cheap o realizzata con il braccino corto, andando al risparmio. Il look non sarà forse di quelli che fanno girare la testa per strada ma la GSX F ha comunque il suo perché. La carena veste attillata sui fianchi, con un cupolino dalle dimensioni invece piuttosto generose e in cui tiene banco un faro triangolare, ispirato a quello delle cugine da sparo, le GSX R. Da queste ultime arriva invece pari pari il quadro strumenti, anche se rivisto nelle scale, con tanto di luce a suggerire il momento giusto per la cambiata nella guida sportiva.

 


TUTTA D'UN PEZZO
Originale è invece la sella, in pezzo unico, con il piano alto 770 mm, un livello che consente di mettere saldamente i piedi a terra anche a chi non ha zampe da fenicottero. Il risultato è un assetto di guida piuttosto seduto e leggermente più allungato rispetto a quello delle compatte naked di ultima generazione ma tutt'altro che scomodo o innaturale. Il controllo che si ha è buono e muoversi a bassa velocità non rappresenta un problema, anche se l'habitat naturale della GSX 650 F sono le strade extraurbane. E' qui che l'accoppiata motore-telaio dà il meglio di sé.

 

ONESTO LAVORATORE Meccanica e ciclistica derivano entrambe dalla Bandit, il che vuol dire che non si tratta dell'ultimo grido in fatto di tecnologia ma che da un punto di vista tecnico prestano comunque il fianco a ben poche critiche. Il motore è comunque stato aggiornato da poco, un quattro cilindri bialbero a sedici valvole con doppia farfalla SDTV e iniezione elettronica che non ha grandi velleità sportive ma che con i suoi 85 cv se la cava benone in ogni frangente. Docile e regolare sin dai bassi, ha come fiore all'occhiello il rendimento ai medi e complice una corretta spaziatura del cambio assicura una buona fluidità in ripresa.

 


SULL'ATTENTI
Tirare il collo a ogni singola marcia non ha invece nessun senso. Volendo si può portare la lancetta del contagiri ben oltre quota 10.000 ma a meno che non si debba completare un sorpasso o non si debba subito dopo decelerare per impostare una curva, la scelta giusta è quella di cambiare rapporto un po' prima. Qualunque cosa si faccia, le vibrazioni sono poche, limitate più che altro alle pedane e non infastidiscono nemmeno quando, magari nei viaggi da-casello-a-casello, si tengono a lungo velocità di crociera al limite del Codice. In questi frangentisi apprezza anche la protezione offerta dal cupolino che, bello sull'attenti, riesce a togliere molta aria dal busto e da buona parte del casco.

 

MATRIMONIALE Se per il comfort la GSX F è promossa a pieni voti, una buona parte del merito va però anche alle sospensioni, piuttosto raffinate in rapporto alla media della concorrenza di questa fascia di mercato. La forcella ha infatti steli da 41 mm ed è regolabile nel precarico molla, come anche il mono posteriore, che dispone di leveraggio progressivo e consente anche di settare a piacere il freno idraulico in estensione. Oltre che sulla carta, le sospensioni si dimostrano valide pure sull'asfalto butterato, i cui colpi sono risparmiati alle terga del pilota e dell'eventuale passeggero, che gode di una sistemazione di tutto rispetto. Altro che trespolo da supersportiva: qui la sua porzione di sella è ben imbottita, le pedane sono alla giusta distanza e c'è un pratico maniglione cui aggrapparsi quando chi guida dissotterra l'ascia di guerra e viaggia a passo spedito.

 


NON SI FA PREGARE
Il telaio, d'altro canto, non si fa pregare e asseconda in tutti in sensi le inclinazioni del pilota, almeno su strada. Le quote ciclistiche non seguono i trend recenti ma ciò non toglie che la GSX F si muova con disinvoltura nel misto stretto come sul veloce. L'unico consiglio che si può dare a chi voglia tenere un'andatura brillante è di adottare una guida il più possibile pulita, visto che un'eccessiva irruenza può portare l'assetto a scomporsi, andando a discapito del divertimento e dell'efficacia.

 

FACTOTUM In buona sostanza la GSX F si dimostra un'ottima factotum. Fedele compagna nel tragitto casa-ufficio, si trova a suo agio anche quando gli orizzonti si allargano. Per niente affaticante alla fine di lunghe tirate autostradali, ha birra a sufficienza e un fisico abbastanza atletico anche per far divertire quando il nastro d'asfalto sembra annodarsi su se stesso. Certo, esteticamente non sarà da amore a prima vista ma gira e rigira non fa nemmeno la figura della compagna di classe intelligente ma bruttina...


TAGS: prova suzuki gsx-f 650 Entry Touring, l'altro modo di fare turismo