Autore:
Michele Losito


HIGHLANDER
FASCINOSA Alcune moto rimangono affascinanti per anni, senza che il tempo le intacchi. Un designer in momento di grazia, un concetto a due ruote innovativo o, perché no, la dimensione o il blasone di una Casa motociclistica possono effettivamente permettere ad un prodotto di rimanere invariato per molte stagioni. Fra questi, la MV Brutale è probabilmente (assieme alla Ducati Monster, quella del '93) uno degli esempi più lampanti.

MOTO-TIPO
D'altra parte, oggetti come la Brutale incarnano il concetto stesso di moto, di un veicolo realizzato unendo un motore, un telaio, due ruote e...basta, o quasi. Se poi la linea che ne esce è anche bella e  il carattere è quello giusto, meglio ancora. Nel caso di questa MV, poi, l'estetica è inattaccabile non solo per la quantità di premi di design vinti, ma anche perché ancora oggi - messa a confronto con le concorrenti - mantiene un equilibrio e un'eleganza nelle forme che difficilmente lascia indifferenti.


DA TORCICOLLO
Non stupisce perciò, standoci in sella, che le persone rischino ancora il torcicollo al suo passaggio o si avvicinino, per guardarla meglio, una volta parcheggiata. Nonostante la lunga militanza, infatti, la Brutale rimane un oggetto per pochi, del quale non se ne vedono poi molti in giro. Un problema, in effetti, per la precedente proprietà MV, ma un fatto fondamentale per mantenere alta l'aura di esclusività dei modelli di Schiranna e giustificarne così anche un prezzo da oggetto di lusso.

LUCCICONI
Nel caso di questa Brutale 1078RR, poi, l'effetto "luccichio degli occhi" di chi l'ammira e il compiacimento interiore di chi la possiede è giustificato da prestazioni ancora più sportive e dal ringhio feroce che fuoriesce dagli scarichi. L'alesaggio e la corsa maggiorati (79X55m) hanno infatti portato la cilindrata a 1078cc (da cui il nome), mentre i valori di potenza e coppia massima sono cresciuti ancora: 154cv a 10.700 giri e ben 11,7 kgm a 8.100. Non è il record di categoria (quella delle over 1.000), ma non è comunque male per un motore nato ben 5 anni fa.


RUGHE D'ESPRESSIONE
L'aumento di cilindrata è comunque la più evidente delle modifiche introdotte su quest'ultima edizione della Brutale, a cui si affiancano nuove pinze radiali monoblocco Brembo, sospensioni riviste nella taratura e poco altro. Quasi fosse un Dorian Gray su due ruote, quindi, la Brutale non invecchia per niente, pur mostrando qualche ruga: un'ergonomia un po' datata e qualche comando con cui è inevitabile bisticciare, come la frizione o l'acceleratore.

DURA E PURA Queste caratteristiche vengono alla luce nell'uso quotidiano, durante il quale la Brutale mostra orgogliosamente di essere una vera sportiva senza carene, ma obbligando chi guida a faticare più di quanto vorrebbe. In sella ci si sente piuttosto appollaiati, con le ginocchia sotto sforzo per l'altezza delle pedane - oltretutto poco distanziate dal piano della sella - e il busto proiettato verso il manubrio, in una posizione molto caricata sui polsi e alla lunga stancante.


ASSORBE MEGLIO
A complicare la situazione contribuiscono poi sospensioni dalla taratura decisamente frenata, sebbene più progressiva sulle asperità di quanto non fosse in passato. Questa posizione relativa di pedane, sella e manubrio è però giustificabile considerando l'indole battagliera della Brutale, mentre è innegabile che le dimensioni della seduta siano risicate in assoluto, al punto da non permettere quegli spostamenti longitudinali a volte utili per dare sollievo alle gambe quando si guida a lungo o nel traffico.

ZERO COCCOLE Dal punto di vista del comfort e della semplicità d'uso (anche in coppia), la Brutale non riesce perciò ad essere eclettica come qualche sua concorrente di progettazione più recente: questo anche senza considerare ai fini del giudizio l'elevato tasso di vibrazioni (soprattutto al manubrio), la durezza della frizione e il forte calore che investe il pilota non appena il motore va in temperatura e tale da rendere l'uso estivo della moto una questione piuttosto scottante...

LA PRIMA DA 0 A 100
La Brutale è infatti una delle moto più veloci al mondo nello scatto dallo 0 ai 100... gradi del liquido di raffreddamento; segno che, probabilmente, il limite di crescita in termini di potenza e cc del suo motore è stato ormai raggiunto. Bisogna ammettere però che quello di cui è capace oggi il rinnovato quattro in linea di Schiranna sia quasi sovrabbondante.


ESPLOSIVA
In termini di spinta pura la Brutale 1078RR fa infatti onore al suo stesso nome e si piazza fra le migliori del suo segmento, almeno a sensazione e tenendo conto dell'effetto allunga-braccia a cui si è soggetti spalancando il gas in qualunque marcia. Fino ai 6/7.000 giri, la forza del motore è tale da farlo sembrare addirittura più grosso di quanto sia in realtà. Una reattività esagerata con risposte al gas perentorie che esaltano il pilota ma richiedono polso fermo e occhio attento. Oltre tale soglia la progressione è rapida, ma non tanto quanto ci si aspetterebbe dopo aver sperimentato bassi così esplosivi.

MANEGGIARE CON CURA Uscendo da una curva stretta, ruotare con leggerezza il polso destro ha come effetto un'inevitabile cabrata della ruota anteriore, praticamente impossibile da tener giù in prima e seconda, e leggera anche in terza.  Un comportamento indubbiamente divertente, ma solo se voluto. In caso contrario, il risultato mette un po' in soggezione chi guida, che vorrebbe poter dosare meglio le risposte del motore. Usando una (ma anche due) marcia in più le cose migliorano, ma dovendo avere a che fare anche con un freno motore di quelli veri, non sempre si riesce a far scorrere la moto come si vorrebbe. Buono senza riserve, invece, il comportamento delle nuove pinze anteriori, dosabili nonostante la potenza frenante di cui sono capaci.


CICLISTICA CHE APPAGA
Telaio e sospensioni continuano invece a mostrare doti innegabili di stabilità sul veloce e una buona reattività anche sul misto più lento; questo nonostante il profilo poco stradale delle Pirelli Dragon Supercorsa Pro di primo equipaggiamento e la spalla generosa del posteriore da 190/55. Evidentemente, qualche vantaggio in questo senso deriva anche dall'utilizzo delle leggere ruote forgiate di derivazione F4, capaci di mettere le ali ad una moto fortemente caricata sull'anteriore.



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