Prova su strada
Yamaha MT-03 2016

Yamaha MT-03 2016

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Autore:
Paolo Sardi

COM’E’ Con il mercato delle piccole e medie cilindrate che va a gonfie vele su scala globale, specie in Asia e America Latina, in Yamaha si sono rimboccati le maniche e, dopo aver lanciato la sportiva R3, sono ora pronti a buttare nella mischia anche la MT-03. Rispetto all’omonima monocilindrica rimasta a catalogo fino a qualche tempo fa, la nuova MT-03 volta pagina e svolge il tema della nuda entry level in modo grintoso e personale.

AVANTI TUTTA Da un punto di vista estetico, questa Yamaha sposa la filosofia “mass forward” tipica anche delle sorelle maggiori, con cioè la massa visivamente spostata in avanti e con un codino minimalista. E’ una scelta che dà slancio all’insieme e fa apparire la moto quasi come uno sprinter sui blocchi di partenza. Il resto lo fanno le forme della carrozzeria, geometriche ma plastiche al tempo stesso, e il taglio orizzontale dei convogliatori ai lati del serbatoio, che ha una capacità di 14 litri. Nella parte bassa spicca invece lo scarico, corto e tozzo, mentre nel mezzo è difficile togliere lo sguardo dai tubi d’acciaio del telaio, che incastona come un diamante il motore, usando il basamento come parte stressata.

UN CUORE GENEROSO Proprio il motore,  che - come il telaio - è frutto di un sostanziale copia e incola dalla R3, merita qualche parolina in più. Si tratta infatti di un bicilindrico parallelo con fasatura a 180° e offset dei cilindri di 7 mm,  studiato con un occhio di riguardo al contenimento delle vibrazioni e degli attriti, oltre che alla regolarità dell’erogazione. Con la distribuzione bialbero e quattro valvole per cilindro, è capace di 42 cv a 10.750 giri e di 29,6 Nm a 9.000 giri ma, nonostante abbia prestazioni vivaci per essere un’unità da soli 321 cc, i tecnici annunciano fieri una percorrenza media di 25 km/litro. Dalla R3 arrivano anche i bei cerchi in lega a 10 razze, che montano pneumatici Michelin Pilot Street 140/70-17 al posteriore e 110/70-17 all’anteriore.

QUESTIONE DI DETTAGLI Se, al di là dell’aria snella (con la moto in ordine di marcia sulla bilancia l’ago si ferma a 168 kg), la Yamaha MT-03 riesce a non dare mai l’impressione della moto vorrei-ma-non-posso è per merito anche di una somma di altri fattori. Tra i dettagli più riusciti ci sono il cupolino sfaccettato e la strumentazione. Il ponte di comando prevede contagiri analogico e tachimetro digitale, inserito in un pannello LCD multifunzione, che fa anche da computer di bordo, indicando, per esempio, il consumo istantaneo e quello medio. Quanto alle sospensioni, la forcella KYB è ben dimensionata e fa una certa scena, con i suoi steli da 41 mm. Sul fronte opposto, il mono lavora a braccetto con un forcellone particolarmente lungo (573 mm, per l’esattezza) e che ha il rapporto con l’interasse (1.360 mm) identico a quello della R1.

OK, IL PREZZO E’ GIUSTO Da sportivetta sono anche i freni a disco, quello anteriore da 298 mm e quello posteriore da 220, che agiscono sotto l’occhio vigile dell’ABS, offerto di serie. Proprio la sua presenza nella dotazione rende ancor più interessante il prezzo della MT-03, che è di 5.090 euro f.c. per entrambe le colorazioni disponibili, l’elegante Midnight Black e il più vistoso  Race Blu (che in effetti è però un grigio con particolari bliu…).

SU MISURA Per chi volesse personalizzare la moto, Yamaha ha inoltre studiato una serie di accessori capaci di soddisfare ogni esigenza. Per i più sportivi ci sono il silenziatore Akrapovic, la copertura per il sellino del passeggero e le frecce a led. Per chi invece ha in mente un uso più turistico, ecco il bauletto e un assortimento di borse, assieme a un piccolo parabrezza. Per tutti coloro che volessero accettare completamente l’invito “Embrace the darkness”  c’è poi anche una nuova collezione di abbigliamento griffata MT. Adesso però bando alle ciance: per voi è arrivato il momento di scendere più in basso nella pagina e per me di salire in sella.

COME VA Con la sella a soli 780 mm da terra e che non impone alle gambe di stare tanto divaricate, la Yamaha MT-03 mette a proprio agio chiunque, anche chi ha ancora poca dimestichezza con le due ruote, ha un fisico da fantino e magari pure muscoli da lanciatore di… coriandoli. Ciò non significa però che i più stazzati si sentano come l’orso Yoghi sul triciclo dell’amico Bubu. La triangolazione tra seduta, pedane e manubrio fa sì che tutti siano comodi e padroni della situazione. Giusto per fare un paragone in famiglia, rispetto alla R3, il manubrio è sistemato 39 mm più in alto, è arretrato di 19 mm e più largo di 40. Tutta un’altra storia, insomma: qui la posizione di guida è eretta e più attiva.

VITA DI COPPIA Anche il passeggero ha di che sorridere: ha a disposizione una buona porzione di sella, pedane nemmeno tanto rialzate e due pratiche maniglie cui aggrapparsi in caso di bisogno: Neppure la zavorrina più esigente avrà quindi molte scuse per stare a casa. Annotazioni negative? Non pervenute. Ok, le leve del freno e della frizione non sono regolabili ma sono talmente vicine alle manopole e morbide da azionare che nessuno si dovrebbe lamentare. Passiamo oltre.

CONFIDENZA IMMEDIATA Mettendosi in movimento, la MT-03 si fa dare subito del tu. Grazie al peso contenuto (lo ricordo ancora, 168 kg con il pieno) e all’ampio angolo di sterzo (68°), permette di fare inversione di marcia in un fazzoletto d’asfalto. Manovrare negli spazi stretti è un vero gioco da ragazzi, anche perché innesto e disinnesto della frizione sono dolcissimi e il motore è così regolare che per spegnerlo in partenza occorre mettersi d’impegno. Anche facendo un pasticcio con il cambio e lasciando inserita le seconda invece della prima, l’MT-03 parte senza fare una piega.

UNA PER TUTTE L’incredibile elasticità si apprezza anche nei rapporti superiori. In pratica con la quarta o la quinta si riesce a fare quasi tutto e il motore non strappa nemmeno se si mette la sesta sotto i 50 km/h. Certo, in questo caso non si può pensare di dare una manata all’acceleratore e di venire proiettati in avanti ma la progressione è comunque apprezzabile. L’erogazione è sempre lineare e man mano che la lancetta del contagiri si avvicina alla zona rossa cresce la grinta. Insistendo con il gas ci si può togliere anche qualche soddisfazione in senso sportivo ma, piuttosto che tirare ogni rapporto al limitatore, conviene viaggiare in scioltezza e snocciolare una marcia dietro l’altra, per rendere l’azione più fluida e meno stressante, per il pilota e per la meccanica.

CORRE MA NON HA SETE Il motore non se la cava male nemmeno nei trasferimenti autostradali. Alle andature Codice è sempre pronto a trovare le energie per completare un sorpasso in sicurezza, senza alcuna vibrazione. I consumi rilevati, tra l’altro, tengono fede alle promesse degli ingegneri. Anche tenendo un passo da ritiro immediato della patente è quasi impossibile scendere sotto i 20 km/litri.

GIROTONDO La ciclistica, dal canto suo, si dimostra all’altezza della situazione, sempre sincera e prevedibile nelle reazioni. Le gomme e la taratura delle sospensioni rappresentano un buon compromesso. Le prime sono sufficientemente strette per dare maneggevolezza ma anche abbastanza spallate per dare sostegno in piega. Le seconde digeriscono invece bene le buche e mantengono l’assetto controllato in curva quando si viaggia con il coltello tra i denti. Promossi infine anche i freni, con un’ottima modulabilità e una discreta potenza.

IN QUESTO SERVIZIO

CASCO AGV K3-SV L’AGV K3-SV è un casco di fascia intermedia (costa 209,95 euro) che fa però una gran scena, un po’ per il suo taglio moderno e filante e un po’ anche per la buona cura costruttiva.  La calotta è realizzata in resina termoplastica e offre una calzata comoda. L’interno Dry-Comfort (amovibile e lavabile) è morbido e aderisce bene alla testa, senza dare alcun fastidio. Neanche dopo ore e ore di utilizzo emergono indolenzimenti, cosa che rende questo modello adatto anche a un impiego turistico, assieme al pratico visierino parasole integrato e alla silenziosità. Il campo visivo è piuttosto ampio, specialmente sui lati e la ventilazione è nel complesso buona.

GIUBBOTTO IXON TYPHON RACE HP Grazie ai suoi tre strati l’Ixon Typhon Race HP è un giubbotto sportivo davvero molto versatile. La parte esterna, con ampi inserti in rete 3D, è perfetta per essere utilizzata da sola nelle giornate più calde. La membrana che fa da strato intermedio rende poi all’occorrenza  il capo impermeabile, mentre l’imbottitura interna permette di affrontare senza paure la stagione invernale. A completare il quadro ci sono le tutte le protezioni CE necessarie. Davvero niente male per un capo che costa 249,90 euro.

GUANTI IXON PRO BLAZE HP I guanti Ixon Pro Blaze sono un prodotto tipicamente invernale, che sa tenere le mani calde e asciutte anche nelle condizioni critiche. Nonostante l'imbottitura, sanno offrire pure una buona sensibilità sui comandi e sono  dotati di protezione rigida sulle nocche, oltre che di doppia regolazione con Velcro.

PANTALONI MOTTOWEAR FMJ ’15 Stufi dei soliti jeans? Ecco i morbidi pantaloni MottoWear FMJ ’15: sono in stile cargo, hanno un’ottima vestibilità e un motivo quadrettato nero su fondo khaki davvero originale. Un segno particolare sono chiaramente le tasche sulle cosce, con quella destra messa ben in evidenza da un vistoso ricamo. Da un punto di vista della sicurezza, il cavallo di battaglia sono gli inserti in Kevlar sul fondoschiena, sulle anche e sulle ginocchia, protette anche da ginocchiere estraibili. Un ultimo plauso va alle regolazioni con Velcro nella parte alta dei polpacci e sulle caviglie, che permettono di regolare il volume e di limitare gli svolazzamenti. Ah, dimenticavo: anche le tasche posteriori hanno una chiusura a strappo davvero resistente, per tenere il portafogli al sicuro.

STIVALI DAINESE  TR-COURSE OUT Lo stivale Dainese TR-Course Out  in microfibra ha un taglio molto sportivo, con ampie zone in materiale termoplastico, inserti in nylon, snodo nella zona della caviglia e protezioni su ogni fronte. Oltre che sicuro, sa essere anche comodo, grazie a una pratica regolazione dell’ampiezza del polpaccio tramite Velcro, a una imboccatura piuttosto ampia e a una conformazione che lascia il giusto spazio al collo del piede. In altre occasioni ho avuto anche modo di sperimentare una discreta tenuta all’acqua, anche se sulla carta il modello non sarebbe impermeabile. La versione Out è poi pensata per un impiego esterno rispetto alla tuta in pelle ma le regolazioni consentono di mettere il gambale sotto un normale paio di pantaloni.


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Allegato Dimensione
La scheda tecnica della Yamaha MT-03.pdf 46 Kb
Modello / Versione MY Potenza Prezzo
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