Prova
Yamaha MT-01

Yamaha MT-01

Anche le giapponesi hanno un'anima? Parrebbe di sì, almeno lei ce l'ha. La MT 01 si appresta ad arrivare sulle strade con il suo carico di coppia e carattere. Pesa, ma si guida molto bene grazie ad un'ottima ciclistica. Il motore è forte, non prepotente.
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Autore:
Stefano Cordara
COME VA Mentre scrivo cerco di entrare nella testa del giapponese che si è sforzato di creare una moto "imperfetta", "viva". Per loro, sempre attenti al minimo dettaglio, alla minima vibrazione, creatori delle moto perfette ma (a detta di tutti) fredde e poco comunicative, deve essere stata una fatica mentale incredibile. Si vede che Tominaga San, Project Leader della MT 01 è vissuto a lungo negli States. Deve averne provata più di una, di Harley, di Buell, deve aver capito cosa gli americani intendono quando usano le parole "soul" e "pulse" parlando delle loro moto.


CARATTERE "Imperfetta". La MT è così, senza dubbio la meno giapponese delle moto giapponesi. Non perché abbia dei difetti, intendiamoci, piuttosto perché pulsa (non vibra) trasmette, vive, ha un sacco di carattere. Va presa così, la MT 01, una moto che trasmette la sua anima a chi la guida, a chi la sa comprendere. Vi dico subito che, se siete di quelli che legano a doppio filo il piacere di guida ai motori che urlano la MT non è la moto per voi. Tutto quello che dà, la iper naked Yamaha lo dà dai 2000 ai 4000 giri. 2000 giri in cui arrivano tutti i cavalli e tutta la coppia di cui hai bisogno.

DITE LA VOSTRA Ma voi, come definireste questa moto? Con cosa la confrontereste? Quali le sue concorrenti? Vi faccio un esempio pratico. Di solito alle presentazioni stampa c'è una certa unanimità di abbigliamento. A parte i talebani della saponetta, che provano anche il Majesty con la tuta di pelle, tutti si abbigliano più o meno allo stesso modo, consono al tipo di moto. Bene, con la MT 01, dai borsoni è uscito un po' di tutto, dalla tuta di pelle, al completo turistico, al giubbotto fighetto. Il segno tangibile che questa è una moto che si presta a molteplici interpretazioni.


COME LA PREFERITE E allora vediamo quale di queste interpretazioni potrebbe essere quella giusta. Proviamola. Inutile negare che la moto è imponente, il peso c'è, e si sente soprattutto da fermo, quando manovri la moto a motore spento. La posizione di guida non è corta come sulle micronaked a cui recentemente ci siamo abituati. Si sta più allungati, il manubrio è un po' più lontano ma è una posizione di buon controllo del mezzo, con le manopole larghe il giusto e anche aperte il giusto. Una posizione lontana anni luce da quella della Bulldog, che smentisce subito il fatto che tra le due moto ci sia una qualsivoglia similitudine.

RIGIDA La sella è duretta ed è anche, a mio parere, un po' troppo larga nella zona di giunzione con il telaio. Anche a causa dei due cuscinetti di gomma applicati al telaio, evidentemente per limitare la trasmissione di calore alle gambe. Moto fatta un gran bene, la MT 01, come consuetudine per i prodotti Yamaha, ma lei è fatta ancor meglio perché sulla MT le finiture e l'estetica, anche quella dei particolari, contano più di ogni altra cosa. Il feeling in sella è comunque davvero buono. Comandi morbidi, anche la frizione piacevolmente burrosa, un rumore davvero coinvolgente.


GOOD VIBRATIONS Si capisce subito che il carattere non è solo sulla carta, c'è davvero. Il motore al minimo sballonzola un po' la moto, forte dei suoi fissaggi rigidi al telaio (ben otto i punti di fissaggio). Vibrazioni? No, pulsazioni (la frequenza è davvero simile a quella della Buell), che il progettista ha voluto lasciare di proposito e che non danno fastidio se non oltre i 4500 giri, regime di fatto quasi mai utilizzato su questa moto.

CREA DISCUSSIONE Come tutte le moto di carattere, non lascia indifferenti e non mette tutti d'accordo. Credo che leggerete giudizi piuttosto discordanti su questa moto, forse tanto discordanti come su una moto giapponese non se ne leggevano da anni. Perché come tutte le cose particolari, non omologate, la MT fa discutere, anche una volta scesi di sella. Certo è che non è la moto con cui puoi fare il giro dell'isolato e basta. Per giudicarla, a mio parere, devi conviverci un po', altrimenti rischi di non capirla.


MUSCOLI DI VELLUTO Forse Yamaha ha pompato un po' troppo sulla sportività (la moto viene definita Sport Torque) fatto sta che tutti i presenti alla prova si erano preparati in palestra per evitare che le poderose scariche di Nm del V2 giapponese potessero ledere tendini e avambracci. Invece, la MT si è mostrata più dolce del previsto, forse fin troppo dolce. I 240 kg da spingere e una rapportatura finale lunghetta, smorzano leggermente le velleità dei 140 Nm di coppia. Il motore, comunque, di coppia ne è veramente farcito. Già a 1000 giri si superano i 100 Nm, dai 2.000 ai 5.000 non si scende mai sotto i 140 Nm, ma non aspettatevi lo "strappo", c'è tanta forza, mai prepotenza, niente d'ingestibile, anzi. Merito anche di un impianto di iniezione perfettamente a punto, privo di qualsiasi effetto brusco al chiudi/apri. Meglio per chi non è tanto esperto alla guida che potrà anche lui godere di una moto così gustosa, un po' meno per chi a quella parola sport piazzata un po' dappertutto ha dato un significato sbagliato.


DUEMILA DI PIACERE Il bello è tutto concentrato in quei famosi 2.000 giri in cui il V2 a corsa lunga offre una spinta decisa accompagnata da un gran bel rumore (tra gorgheggio di aspirazione e sound di scarico c'è una bella sinfonia baritonale). Devi capirla, la moto ti deve entrare dentro, devi capire i tempi di un propulsore che, sebbene abbia alleggerito l'albero motore di 2 kg rispetto a quello della Warrior, è pur sempre un corsa lunga con le sue inerzie (meno comunque di quelle del motore Buell). Per cui niente tirate di marce per vedere il limitatore, ma applicare alla lettera il concetto di "andar via di coppia" che pare coniato appositamente per la maxi Yamaha. É una moto particolare, pertanto non c'è da sorprendersi se quando percorri i primi chilometri resti quasi perplesso, è che non ti sei ancora sintonizzato con lei. Poi, passano i chilometri e la moto piano piano ti conquista. Sinceramente mi ha sorpreso positivamente la ciclistica.


CICLISTICA POSITIVA Con quel peso e quell'interasse (1.525 mm) mi aspettavo un "cardenzone" bello giusto per accelerare da semaforo a semaforo e poco più. In realtà la MT si guida molto bene. È equilibrata, bilanciata con una buona distribuzione dei pesi e una ottima capacità di chiudere le curve. Il peso si sente più che altro nei cambi di direzione fatti ad andatura svelta, ma basta aiutarsi un po' con il corpo per riuscire a tenere medie assolutamente degne di nota.

IL CORPO AIUTA Insomma non è la classica biciclettina che guidi solo di manubrio, è una moto in cui la guida fisica serve e aiuta. Però l'impegno psicologico è davvero modesto. Con quel "pum pum" del motore quasi non ti accorgi che stai viaggiando tra le curve a velocità notevoli. Il telaio è certamente ben riuscito quanto a rigidità, e rigide sono anche le sospensioni, quasi troppo, visto che nelle strade sconnesse, il posteriore tende a rimandare piuttosto seccamente i colpi ricevuti dall'asfalto. In ogni caso tutto é regolabile e (comfort a parte) mi sento di approvare la scelta fatta da Yamaha.


RIGIDA MA GIUSTA Con un assetto così rigido la MT è rigorosa, non beccheggia tra avantreno e retrotreno, consente anche le correzioni di traiettoria tipiche della guida veloce su strada, si inserisce in curva anche con i freni pizzicati. Con un peso del genere un assetto più morbido avrebbe penalizzato sicuramente il piacere di guida. In compenso sono eccellenti stabilità alle alte velocità e trazione, due voci in cui la MT 01 spicca.

LA FORZA SIA CON VOI Il motore non sarà prepotente, ma forte lo è di sicuro, scende senza problemi fino a 1500 giri in quinta (il cambio non è male), poi sciorina tutti i suoi kilogrammetri in modo molto lineare e fa fare


alla moto un sacco di strada, in scioltezza. Per rendersene conto basta dare fondo al gas per vedere come il tachimetro salga in fretta: i numeri sul display cambiano a cifre di dieci in dieci, rapidamente ti trovi a 150 senza quasi rendertene conto, anche perché fino a questa soglia l'aria addosso non è insopportabile. Dopo è necessario spalmarsi sul serbatoio, ma non aspettatevi punte velocistiche da brivido. La MT si fa godere tra le curve, non in rettilineo. Del resto, chi compra questa moto se ne frega della velocità massima, tanto oltre i 150 fai una fatica boia.


FRENI OK Nel misto, invece ci si diverte, e si può scegliere se guidare in scioltezza guardando il panorama o se guidare in modo più aggressivo. La MT asseconda entrambe le cose senza alcun problema. Mi sono piaciuti anche i freni, ottimo l'anteriore a pinze (e pompa) radiali, ottimo anche il posteriore perché frena il giusto e lo "senti" molto sotto la suola.

NIENTE SCOTTATURE E adesso andiamo sul pratico. A tutti quelli che temono per l'incolumità dell'interno cosce delle fidanzate dico di


stare tranquilli. La parte nera che vedete non è lo scarico vero e proprio ma una "carenatura" in materiale termoplastico, che è schermata e distante un paio di dita dallo scarico vero e proprio. Non solo non scotta, ma nemmeno scalda. E lo stesso dicasi per il motore. Prima di provarla guardavo con sospetto il collettore del cilindro posteriore, paventando danni da ustione alla caviglia, invece nulla. Nonostante le temperature estive del Sud Africa in questa stagione di caldo fastidioso nemmeno l'ombra. Piuttosto il passeggero troverà ben pochi appigli cui aggrapparsi se non... le maniglie dell'amore di chi guida.


STAGE 2 Provata anche una STAGE 2 (con scarichi e centralina). Rumore tonante a parte, è il carattere a cambiare in modo sostanziale, il regime buono si sposta in altro di circa 500 giri con una maggiore propensione all'allungo, una configurazione più appagante rispetto a quella di serie.

PARAGONI Scesi dalla moto sono partite le discussioni, chi la paragona alla Tuono, chi alla Buell, chi, addirittura ad un chopper. Forse proprio questo è il punto, la MT non è paragonabile, è una moto a sé stante, con una sua personalità e la capacità di assecondare molte voglie (quasi tutte) del motociclista stradale. Estetica indiscutibilmente personale e carattere dinamico non le fanno difetto: pesa un bel po' ma si guida ottimamente ed entro certi ovvi limiti asseconda il pilota anche una guida sportiveggiante.

 


COS'É? È una moto da bar? Un nuovo concetto di sportiva stradale? Una semplice naked più grossa delle altre? Ogni definizione le si addice e va dato atto a Yamaha di aver comunque tirato fuori dal cilindro qualcosa certamente al di fuori dello standard giapponese (non per qualitá s'intende). Per i progettisti giapponesi è certo più facile fare un Tmax che una moto così. "Imperfetta". Ma con l'anima.

VISTA DA VICINO Quando è stato il momento di toglierle i veli in anteprima c'era già da esser contenti che una moto del genere arrivasse effettivamente sul mercato. Ora che l'abbiamo vista da vicino e sappiamo com'è fatta possiamo finalmente approfondire l'argomento MT-01, che pare davvero molto interessante. Inutile dire che con questa moto Yamaha ha inteso introdurre qualcosa di davvero esagerato, nel design, ma anche nella tecnica. Una supernaked che ha tutta l'intenzione di stabilire nuovi parametri della categoria.


BISONTE Della filosofia Buell abbiamo già parlato quando ve l'abbiamo mostrata in anteprima, ormai la maxi naked moderna non può più (o meglio non riesce, vedi anche la nuova Speed) a distaccarsi dai concetti che l'ingegnere americano ha avuto il merito di introdurre per primo. Moto corta serbatoio gibboso quasi a formare la sagoma di un bisonte lanciato alla carica.


DUE CANNONI La MT-01, in effetti, risponde appieno a queste linee guida, aggiungendo però una buona dose di personalità data dal doppio cannone laterale in titanio (non dovrebbe scottare, c'è tanta aria tra scarico e paratia ed hanno studiato ad hoc un sistema di raffreddamento), e da tanti particolari che rendono la MT riconoscibile a prima vista. Non ad orecchio però, perché il sound del V2 a 48° pare gemello della concorrente americana.

FARCITA DI COPPIA Proprio il motore è senz'altro un elemento di spicco della moto. Non sono andati troppo per il sottile in Yamaha scegliendo per la MT-01 un bicilindrico che di carattere ha già mostrando di averne un sacco sulla Roadstar Warrior. Ci tengono però


a sottolineare che il V2 è solo lontano parente di quello della power cruiser, essendo completamente riprogettato per meglio adeguarsi all'utilizzo sportiveggiante che la MT invoglia a tenere. Non a caso il peso è sceso di ben 20 kg (!) rispetto alla Warrior, il solo albero motore pesa 2 kg in meno e la trasmissione finale è differente. E poi il carattere. Il motore è bilanciato, ma montato rigidamente al telaio per trasferire tutte le pulsazioni vitali a chi guida.Le misure caratteristiche sono ovviamente quelle del motore a corsa lunga (97x113 mm) alla ricerca della botta di coppia ai bassi regimi (picco max 150 Nm a soli 3.750 giri) che proverà a mettere in crisi prima la catena di trasmissione, poi il pneumatico da 190/50.

SPINGE DAPPERTUTTO Ma in Yamaha giurano di non aver solo cercato il calcione ai bassi ma di aver voluto offrire anche un motore in grado di avere un temperamento sportivo. Teste a quattro valvole con doppia accensione, pistoni forgiati e riporto ceramico sui cilindri sono soluzioni più da motori da corsa che da tranquilla naked. Ovviamente immancabile l'iniezione elettronica. I cilindroni sorseggiano benzina da due corpi farfallati da 40 mm che respirano in un airbox da ben 7 litri di capacità.

CON LA VALVOLA Non bastasse la coppia fisiologica del motore, c'è anche la valvola Exup (pure lei in titanio) che dà una mano. E alla fine il V2 da 1670 cc tira fuori anche i cavalli, 90 per l'esattezza sparati fuori a soli 4750 giri e gestiti da un cambio a 5 rapporti. Ma se ne volete ancora, Yamaha ha già pronti tre livelli di preparazione che mettono ulteriore birra nel pompone della MT: STAGE 1 scarichi completi Akrapovic. STAGE 2: scarichi più centralina elettronica. STAGE 3: scarichi, centralina, pistoni ad alta compressione, camme dal profilo diverso.


UN PO' DI R1 Ma anche parlando di ciclistica ci sono interessanti novità. Il forcellone realizzato sullo stile della R1 (con capriata di rinforzo inferiore, ma al contrario perché la catena sulla MT passa a destra), è montato all'esterno del telaio consentendo di allargarne l'interasse e di aumentarne quindi la rigidità. Il telaio è in alluminio pressofuso (tecnologia CF, la stessa della R6), composto da due parti senza saldature unite da viti. È molto corto, il che ha consentito di allungare il forcellone a tutto vantaggio di trazione e stabilità. Le misure in ogni caso non sono ultracompatte, l'interasse passa il metro e mezzo (1.525 mm), ma vista la coppia era meglio non esagerare con la compattezza per non trovarsi la moto in testa ogni volta che si apre il gas. Dalla R1 deriva praticamente tutto l'avantreno. Forcella a steli rovesciati da 43 mm con tutte le regolazioni possibili e pinze ad attacco radiale compongono un avantreno con il pedegree.

AMMORTIZZATORE NASCOSTO Purtroppo per gli amanti della tecnica "a vista" è sparito il monoammortizzatore laterale del prototipo, sostituito da un più pragmatico ammortizzatore orizzontale (anch'esso regolabile) piazzato appena dietro il motore. Tanta tecnica all'interno, quindi, ma la MT-01 è anche la classica moto in cui è bello perdersi nei particolari.

SOTTO I 14MILA Chi ha avuto la possibilità di vederla dal vivo avrà certamente notato quanto è curata nei dettagli, dalla strumentazione alle pedane del passeggero a scomparsa. Sarà il mercato a dire se Yamaha ha fatto una scommessa ardita o se la MT è davvero una moto in grado di fare il botto. Il carattere non le manca di sicuro e il prezzo resterà al di sotto dei 14.000 euro. Previsti 1000 esemplari in Italia per il 2005.


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