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Yamaha Majesty 400 2009

Yamaha Majesty 400 2009

Su strada con il rinnovato commuter di lusso Yamaha, che punta sull'evoluzione piuttosto che sulla rivoluzione. Immagine inedita, tecnica affinata, comfort e qualità generale più che confermate.
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Autore:
Michele Losito
PUNTA DI DIAMANTE Il successo della serie Majesty Yamaha è innegabile. Nelle diverse cilindrate in cui è stata proposto nel tempo, lo scooter Yamaha ha infatti, soddisfatto più di 150.000 clienti. Punta di diamante della gamma è - dal 2004 - la versione 400, nella quale le caratteristiche di comfort, qualità e prestazioni dei maxiscooter di Iwata raggiungono un punto d'equilibrio difficilmente eguagliabile.


SELLA A DUE PIAZZE Certo, il rapporto con un'icona come lo scooter sportivo TMax non è sicuramente cosa facile; ciò non toglie, tuttavia, che il Majesty 400 si sia ritagliato un ruolo importante per tutti quegli scooteristi attenti ad ottimizzare prestazioni, abitabilità ed economicità. Proponendosi come il mezzo ideale per chi ha la necessità di muoversi su lunghe distanze in tempi rapidi, potendo contare su prestazioni adatte anche a percorsi autostradali, su una ciclistica allineata a tali prestazioni e – soprattutto – sul grande comfort offerto dall'ampia carenatura e dalla sella simile al divano di casa.

NUOVA TRASMISSIONE
Il nuovo Majesty 400 punta ancora su queste qualità, evolvendosi pur mantenendo un forte legame con il passato, volto anche a non spiazzare chi lo ha scelto in precedenza. Le novità più significative sono di carattere estetico, mentre la meccanica rimane sostanzialmente invariata. L'unica (importante) eccezione è rappresentata dal nuovo gruppo trasmissione, modificato in profondità per migliorarne l'efficienza.


SCATTA MEGLIO In pratica, cambia tutto: l'albero di trasmissione intermedio, l'ingranaggio condotto, la puleggia, la cinghia e la frizione. Il risultato dovrebbero essere migliori doti in accelerazione e una maggiore costanza di rendimento. Del tutto invariati sono invece il motore e la ciclistica. Il primo è un monocilindrico bialbero (vera raffinatezza per un motore da scooter) a iniezione di 395 cc, per il quale vengono dichiarati una potenza massima di 34 cavalli a 7.000 giri e una coppia massima di 36,3 Nm a 6.000 giri.

ALLUMINIO E ACCIAIO Il telaio mantiene invece l'esclusiva (per la categoria) della costruzione mista in alluminio e acciaio, mentre le sospensioni puntano su elementi tradizionali: forcella da 41 mm con 120 mm di escursione, abbinati a una coppia di ammortizzatori regolabili in precarico dalla corsa di 104 mm. Invariato anche l'impianto frenante, che utilizza una terna di dischi da 267 mm ma che, tuttavia, potrà essere a breve completato dal sistema ABS.


SGUARDO RAFFINATO Decisamente più evolute sono invece le linee nuovo Majesty, che utilizza un inedito faro anteriore dalla forma raffinata e moderna per acquisire aggressività senza perdere troppo in classe ed eleganza. Il nuovo frontale ha poi migliori doti aerodinamiche, grazie alla zona più ampia a protezione delle mani di chi guida e a nuove prese d'aria ai lati della strumentazione che riducono le turbolenze all'interno del cupolino.

MANI A POSTO Dal punto di vista funzionale sono poi da ricordare le nuove – e utili – leve dei freni regolabili nella distanza dalle manopole e il sempre utile freno di stazionamento. Notevole, inoltre, è come sempre la capacità di carico del Majesty: sotto la sella prendono posto comodamente due caschi (e qualcosa d'altro), mentre per gli oggetti più piccoli si possono sfruttare i due ampi cassetti ricavati all'interno della carenatura anteriore, dei quali uno è anche sotto chiave.


SOLO BIANCO CON L'ABS Invariate anche la forma della sella e del comodo appoggio lombare, mentre è poco comprensibile la finiture liscia della pedana, soggetta quindi a graffiarsi con facilità e a diventare scivolosa in caso di pioggia. È molto bello, in compenso, l'effetto offerto dalle nuove luci posteriori a LED, che completano una vista posteriore resa meno pesante da due inediti spoiler in tinta con il resto dello scooter. A proposito di tinte, il nuovo Majesty abbina ai seriosi nero e grigio metallizzati l'ormai immancabile bianco. Per quanto riguarda il prezzo, infine, la versione base (disponibile da giugno) costa 6.690 euro, mentre quella con ABS (prevista solo in colorazione bianca) costa 7.190.

DURO COMPITO Non deve essere stato facile per i tecnici di Iwata trovare un modo per rendere ancora più efficace su strada il loro Majesty 400 che, fra gli scooter di questa fascia, è sempre stato uno dei più piacevoli in termini di guidabilità e comfort. L'unico neo riscontrato in passato riguardava infatti lo scatto da fermo poco incisivo, cosa su cui si è cercato di porre rimedio tramite alcune modifiche alla trasmissione.


PRONTO A TUTTO Il risultato, bisogna ammetterlo, è tangibile ma non così importante da trasformare il Majesty in un campione di scatto nelle accelerazioni da semaforo a semaforo. In ogni caso, frizione e trasmissione lavorano ora in maniera precisa e piacevolmente pronta, segno che il lavoro svolto ha portato ai risultati sperati. Anche se non c'è stata la possibilità di provarlo direttamente, poi, c'è da presumere che le modifiche introdotte abbiano reso la trasmissione più resistente agli sforzi prolungati, soprattutto in situazioni particolari come la guida in coppia o nel traffico congestionato.

POLTRONA PER DUE Per il resto, il nuovo Majesty 400 conferma le ottime impressioni suscitate dal suo predecessore, a cominciare dalla comoda posizione di guida. Questa sfrutta l'abbondanza di spazio offerto a pilota e passeggero dall'ampio sellone posto a soli 760 mm da terra e ben conformato per permettere di poggiare sempre con facilità i piedi al suolo (perlomeno a chi è alto almeno 1,70 metri). Con 220 chili dichiarati in ordine di marcia (223 con l'ABS), il Majesy 400 non è certo un fuscello, ma basta che le ruote comincino a girare perché il peso quasi sparisca.


BARICENTRO BASSO Evidentemente il baricentro è posto molto in basso, cosa che permette di gestire il mezzo anche nelle gimcane a velocità ridotta, nonostante le dimensioni generali poco adatte al traffico più intenso. In questo si è aiutati anche dal manubrio in posizione corretta e dalla risposta molto dolce di motore e trasmissione nei dintorni del minimo. Come detto, anche spalancando il gas la risposta non è mai troppo brusca, sebbene l'allungo al Majesty non manchi di sicuro. La progressione oltre gli 80/100 orari è infatti allineata ala migliore concorrenza, così come la stabilità alle velocità maggiori.

STABILE E NEUTRO La guida del Majesty è infatti sempre neutra e sincera, anche se la risposta della coppia di ammortizzatori posteriori è in qualche frangente un po' brusca. In compenso, un assetto del genere mantiene la guida rigorosa anche sui curvoni autostradali, che possono essere affrontati senza problemi di sorta. In questi frangenti si apprezza anche la resa aerodinamica della carenatura, che non tende ad alleggerire l'avantreno pur offrendo una ottima protezione all'aria.


FRENI AL TOP In questo quadro si inserisce alla perfezione anche la resa dell'impianto frenante, che è potente e molto modulabile, al di sopra della media degli impianti di questo tipo. È da rimancare la mancanza di effetto auto raddrizzante quando si azionano i freni in curva e la scarsa tendenza al bloccaggio del disco posteriore. Non si rimpiange quindi l'assenza di un qualsivoglia sistema di frenata combinata, mentre l'ipotesi di equipaggiarlo con il sistema ABS è da valutare solo nell'ottica di ottimizzare la sicurezza di marcia in condizioni di asfalto problematiche, perché in termini di resa l'impianto di serie va già più che bene così.


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