Prova su strada
Yamaha Majesty 250

Yamaha Majesty 250

Per contrastare una concorrenza sempre più aggressiva, il maxi scooter più famoso d'Italia sfoggia un'eleganza alla "Mercedes", adatta a conquistare chi è stanco di vivere in scatola, ma che non vuole rinunciare alle qualità proprie delle quattro ruote: comodità, spazio e comfort di viaggio. Sarà in grado di eguagliare le "gesta" del suo predecessore?
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Autore:
Alfredo Verdicchio

LA NOVITÀ

Prima di lui gli scooter erano tutti piccoli, poi il Majesty ha posto nuovi riferimenti di dimensioni, comfort e prestazioni che tutti hanno dovuto inseguire. Ed è stato premiato. Uno sfracello di vendite e mesi di primato assoluto nella classifica delle immatricolazioni hanno accompagnato la vita dello "scuterone" Yamaha, che affronta il terzo millennio con tante novità. Nel nuovo Majesty 250 s’intravedono gli elementi che da sempre hanno caratterizzano il maxiscooter più "gettonato" d’Italia. Dimensioni importanti, sellone a due piani ed ottima protezione aerodinamica sono gli unici elementi (oltre al nome) ad accomunare i due "esemplari". Il resto del due e mezzo è tutto nuovo.

PROFILO AQUILINO

Poche (ma buone) sono le modifiche apportate al frontale, che abbandona le forme tese e spigolose del vecchio DX, per accogliere maggiore morbidezza ed armonia nel disegno. Le frecce trovano finalmente una degna sistemazione sullo scudo. Il nuovo gruppo ottico aumenta le dimensioni e acquista un vetro trasparente che dona maggiore aggressività, accentuata anche dalle due "bocche" sotto il faro, che ricordano le prese d’aria sulle moto sportive.

PIÙ PROTETTIVO

Lo scudo non è stato solo ringiovanito nell’aspetto, ma è anche cresciuto nelle dimensioni per offrire una maggiore protezione aerodinamica. Nuovo è anche il parabrezza, con un’inedita presa d’aria che alle alte velocità smorza le turbolenze sul casco di chi guida, e con la parte superiore incurvata verso l’alto, con funzione di deflettore.

VIVA L’ARMONIA

Ben riuscito anche il resto dello scooter. Ridisegnato completamente il sellone, sempre a due piani, ma più morbido, accogliente alla vista (e non solo) e con un miglior studio ergonomico. Non solo, la sella è anche più alta da terra (sempre rispetto al DX) e distante dalla pedana a tutto vantaggio dell’abitabilità e senza creare problemi di appoggio a terra (700 mm sono davvero pochi). Anche la coda è più filante e moderna, ispirata ai più giovanili "fratellini" Majesty 125 e 150 (con tanto di spoiler inferiori), mentre la fanaleria posteriore è di ispirazione automobilistica.

UNA STIVA SOTTOSELLA con tanto di luce di cortesia e moquette. Con i suoi 54 litri di spazio sotto la sella finalmente il Majesty elimina il gap che si era formato con i suoi più diretti concorrenti. Se a questi, poi, aggiungiamo i due vani portaoggetti nel retroscudo, la capacità di carico sale a ben 66 litri, più che sufficienti per portarsi tutto il necessaire per una breve vacanza in coppia.

E IL CONTAGIRI?

La strumentazione è di puro stampo automobilistico. L’unica cosa che manca è il contagiri, ma per il resto è tra le più complete del segmento: tachimetro analogico coadiuvato dal display digitale che ragguaglia sui chilometri totali e parziali percorsi. completano la dotazione l'orologio, il termometro del liquido di raffreddamento, l’indicatore della benzina, le spie dell’olio, dell’abbagliante e quelle di direzione (manca però la spia della riserva). Nessuna miglioria estetica per quanto riguarda i comandi elettrici sul manubrio che, rimangono facilmente azionabili e raggiungibili. Lo stesso vale per gli specchietti, ereditati anch’essi dalla precedente versione DX.

MODIFICHE STRUTTURALI

Piccole migliorie sono state apportate anche ad aspetti meno "evidenti" della semplice estetica, come il telaio ed il motore. Il primo, è sempre a doppia culla in tubi d’acciaio ma, rispetto al DX, è più basso e con un interasse maggiorato di ben 35 mm (1.535 mm rispetto ai precedenti 1.500). Anche il serbatoio carburante è stato ampliato (ci stanno 12 litri e mezzo di verde) ed ha cambiato sede: ora è posto in mezzo al telaio e non più sotto la sella, a tutto vantaggio dell’abbassamento del baricentro. "Sottili" pure le modifiche tecniche apportate al motore. Sempre a quattro tempi, con due valvole e raffreddato a liquido, il quarto di litro Yamaha adotta un albero motore più robusto e nuovi cuscinetti, un nuovo carburatore con sensore d’apertura TPS, una nuova accensione digitale, una frizione maggiorata e il convertitore a cinghia più resistente.

CICLISTICA (QUASI) INVARIATA

Piccole le modifiche apportate alla ciclistica. Invariate le dimensioni dei cerchi in lega leggera sempre da 12", come le misure dei pneumatici: anteriore 110/90 e al posteriore 130/70. Non muta l’impianto frenante, dove ritroviamo il disco singolo da 245 mm all’anteriore e al posteriore il disco da 230. Leggermente migliorata la forcella (sempre rispetto al DX) che, pur mantenendo gli steli da 33 mm di diametro, aumenta di ben 15 mm l’escursione, passando dai precedenti 85 mm, agli odierni 100 mm un vero toccasana per il comfort. Immutati, invece, i due ammortizzatori idraulici posteriori, sempre regolabili nel precarico molla in sette posizioni.

IN SELLA

Quando si deve decidere se abbandonare o meno l’auto per uno scooter, si tengono in considerazione molti fattori. Tra questi c’è sicuramente la comodità di "seduta", e qui il Majesty 250 da sempre dice la sua. Lo studio dell’ergonomia relativo alla sella ha dato ottimi risultati (solo a vederla viene voglia di "sprofondare" come sul proprio divano). L’altezza della sella e le distanze tra la pedana ed il manubrio regalano comodità e spazio da vera ammiraglia. La posizione di guida è pressoché perfetta, con le gambe distese tipo custom. Lo stesso non si può dire con le gambe "rannicchiate": la distanza pedane-manubrio non è sufficiente in caso di manovra, dove è facile che ginocchia e manubrio s’incontrino. Per quanto riguarda il passeggero, la comodità del posto a sedere è scontata: la sella è ampia, morbida il giusto, solo un filo rialzata rispetto al pilota. Che cosa chiedere di più? Forse un maggior comfort relativo alle pedane per il passeggero: un po’ piccole e troppo vicine alla carrozzeria, costringono i piedi ad una posizione innaturale che alla lunga crea qualche fastidio.

NESSUN TIMORE

La massa imponente del Majesty 250, può intimorire più di una persona e nelle manovre da fermo, i suoi 156 Kg si fanno sentire. Una volta in movimento, però, il maxi scooter cambia improvvisamente carattere, diventando "leggero" e maneggevole. La nuova distribuzione dei pesi e la posizione "rialzata" della sella (rispetto alla versione DX), consentono di avere una migliore padronanza del mezzo. Le preoccupazioni svaniscono nel vedere con quanta facilità si svicola nel traffico cittadino: certo nel lento-stretto non è uno "scooterino" e si sente, ma le dimensioni compatte, permettono di superare il traffico in relativa scioltezza.

SALDATO ALL’ASFALTO

Fuori delle mura cittadine il Majesty dà il meglio di sé, sia nelle strade extra urbane sia in autostrada, dove sfoggia un’ottima stabilità di marcia nel dritto, senza avvertire alleggerimenti all’avantreno. La sensazione di "rocciosità" si avverte anche nei viaggi in due, dove la presenza del passeggero non influisce minimamente sulla maneggevolezza dello scooter. Ottima pure la protezione aerodinamica dello scudo e del nuovo parabrezza. Quest’ultimo, addirittura, lascia "scoperta" solo la parte alta del casco di chi guida, a scapito del povero passeggero, che si sobbarca la maggior parte della pressione dell’aria.

STABILE IN CURVA

Facile sul dritto, ma in curva? Anche qui Majesty non tradisce le attese. Telaio e sospensioni rendono qualsiasi tracciato alla sua portata, anche quelli considerati tipicamente motociclistici. L’entrata in curva è precisa e il Majesty mantiene la traiettoria impostata grazie al suo comportamento neutro e, grazie alla maggiore escursione alla ruota, le imperfezioni dell’asfalto vengono smorzate alla grande. L’appoggio consistente dei pneumatici aumenta la sensazione di sicurezza ed è più che sufficiente per lanciarsi in pieghe di tutto rispetto. Anche gli ammortizzatori posteriori non si comportano male e con la regolazione del precarico molla è facile trovare l’assetto ideale anche per il retrotreno.

VIVACE E… CATALIZZATO

Per quanto riguarda il motore, si è detto tutto quello che si poteva dire. Le prestazioni sono buone, il motore frulla che è un piacere e non perde mai di tonicità, ma qualche cavallo in più non avrebbe fatto male a nessuno. Anche la velocità massima è comunque buona: l’ago del tachimetro si ferma appena prima sotto dei 130 km/h. Una velocità sufficiente perché con il Majesty ci si possa fare un po’ di tutto, senza dimenticare che in fondo è sempre un 250 e che in più è dotato di catalizzatore che, come tutti sanno, limita le prestazioni assolute. In compenso, per la gioia delle nostre tasche (e dei nostri polmoni), il consumo di carburante non è affatto elevato: in autostrada, andando sempre a "manetta" non si scende mai sotto i 22 Km/litro.

L’impianto frenante non ci ha entusiasmato molto. Il maggiore pregio è l’ottima modulabilità di entrambi i freni mentre, per ottenere buone decelerazioni, è necessario utilizzarli contemporaneamente i comandi e strizzare per bene le leve.


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