Prova su strada
Voxan Scrambler

Voxan Scrambler

È l'ultima nata in casa Voxan e forse la più attesa. Bella da vedere, ben fatta e con un motore dall'erogazione piena e corposa fa rinascere un filone di antica memoria. Una moto interessante a meno di 20 milioni. Se arriva.
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Autore:
Stefano Cordara
COM’È Non è facile costruire una moto dal niente, ancor meno lo è costruire un marchio, tre moto e tutta la rete di vendita. Lo stanno imparando a spese loro i "padroni" della Voxan che dopo tanto entusiasmo e progetti trionfali (tra cui anche quello di partecipare al Mondiale Superbike) si sono trovati a fare i conti, quelli veri.

VOCI DI CRISI

Sulla Voxan girano inquietanti voci di chiusura, i motard francesi sono già pronti a piangere sulle ceneri di quella moto tout francoise che soddisfava appieno il loro nazionalismo. Al Salone di Parigi, della Voxan non c'era nemmeno l’ombra, ma forse è meglio così: quando si è in simili situazioni meglio disertare questi appuntamenti e risparmiare qualche soldino piuttosto che andarci e poi sparire del tutto. Probabilmente però non tutto è perduto. Altre voci ci riportano di trattative in corso per risanare il buco dei conti della società creata di Jaques Gardette; insomma sembra che la Voxan possa presto uscire dal tunnel.

LA PIÙ ATTESA

Lo speriamo anche noi perché, altrimenti, non ci sarebbe nemmeno la Scrambler, la terza nata della gamma Voxan e, probabilmente, anche la più originale e accattivante delle tre realizzate fino ad ora.
Bella e inusuale, dobbiamo dare atto alla Voxan di aver saputo costruire moto assolutamente inconfondibili. La Scrambler riporta ai tempi d’oro del motociclismo inglese, quelli in cui bastava un manubrio più alto, sospensioni appena più rialzate e pneumatici un po’ più artigliati per trasformare una Sportiva in Scrambler.

COME UNA VOLTA Lo hanno scelto bene il nome i francesi, la Voxan è una Scrambler vera: non è un'Enduro ma deriva da un modello stradale; i francesi hanno fatto esattamente la stessa cosa che si faceva una quarantina d’anni fa… Hanno preso la solida base tecnica che equipaggia la nuda Roadster e la sportiva Cafè Racer, ci hanno messo sotto sospensioni lungagnone, hanno cambiato le sovrastrutture. Cosa manca? Ah sì un bello scarico rialzato e sovrapposto con tanto di grata paracalore, che se lo guardi ti emozioni. Ecco fatto la Scrambler è pronta.

MODULARE Tra le moto la parola modularità ci fa veramente orrore ma dobbiamo ammettere che ci sono casi in cui funziona. È già successo alla Triumph, rinata proprio grazie a concetto che permette di realizzare moto diverse utilizzando molti particolari in comune. La Voxan lo ha applicato alla lettera, un solo motore, un solo telaio per tre moto completamente differenti. Una volta tanto il risultato è degno di nota. Così la Scrambler conquista, con quei due tubi rialzati e sovrapposti che escono sul fianco, con quel serbatoio paffuto che nasconde poco o nulla il particolare telaio creato da Alain Chevallier. Una moto che offre un punto di vista del tutto particolare sul mondo delle due ruote.

BEN FATTA MA… C’è una certa cura nella Scrambler che, oltre che bella, è anche ben fatta (meglio della Café Racer). Ben verniciata, ben rifinita, con bei particolari in acciaio inox e in alluminio spazzolato. Alcuni però meriterebbero maggiore cura, come certe fusioni un po’ porose o il forcellone intristito da una brutta vernice grigia (perché?), uno spunto per i preparatori che si divertiranno a lucidare il tutto.

CRUSCOTTO INVISIBILE Bello anche l’impatto estetico della strumentazione: un paio di orologi dal diverso diametro raccolgono tutte le informazioni, smistate tra indicatori analogici a fondo bicolore (per tachimetro e contagiri), display a cristalli liquidi (per conta Km totale e parziale e orologio) e una manciata di spie, tra cui anche quella della riserva del carburante. Peccato solo che i due piccoli schermi LCD siano troppo poco visibili di giorno. Entrambe le leve sono regolabili nella distanza.

GLOBAL La dotazione tecnica è di tutto rispetto e, quando si parla di componenti tecnici, anche la Scrambler, proprio come è acaduto con la sorella Café Racer, attinge suo malgrado alla produzione mondiale. Ai francesi piacerebbe una moto fabriqué en france dall’inizio alla fine, ma in epoca di globalizzazione viene moto più comodo utilizzare materiali costruiti da chi ha molta più esperienza. Così ecco spuntare sospensioni italianissime (Paioli) e freni con gli occhi a mandorla (Nissin) rappresentati dalle onnipresenti pinze flottanti a doppio pistoncino che negli anni hanno equipaggiato non meno di un migliaio di modelli. Nissin anche la pompa della frizione idraulica,

PREZZO INTERESSANTE Insomma le idee ci sono, la qualità anche, il prezzo pure, perché la Scrambler dovrebbe costare meno di 20.000.000, (forse addirittura meno di 19). Non ci resta che sperare che la Voxan si tiri fuori dalla crisi. Questa moto ci mancherebbe davvero.

COME VA Se le vecchie Scrambler erano delle vere e proprie motoleggere, questa è invece un bel panzerone. Il vestito nero stenta a nascondere le dimensioni extra-large del turrito motore, la sella è alta, il peso evidente, la moto è piuttosto imponente, almeno a ruote ferme…

ACCOPPIATA PERFETTA Però va bene, molto bene. Il bicilindrico francese trova su questa moto la sua miglior collocazione. In versione Scrambler la potenza scende da 106 a 85 cv e il motore ci guadagna in coppia e regolarità. Davvero niente male: vibra poco, spinge tanto ai medi, ha un bel rapportino corto che fa il resto, così che la Scrambler si rivela un bell’attrezzo.

GRINTA GIUSTA Un colpetto di gas e l’avantreno decolla in wheeling interminabili. Insomma, di birra nei due cilindroni ce n’è un bel po’ e non ci vuole mica tanto per vedere i 200 indicati, senza che la moto oscilli o accusi alcun ondeggiamento. Certo è che l’impostazione non invoglia alle trasferte autostradali. In sella si sta proprio seduti, manubrio alto e largo busto eretto. L’aria te la prendi tutta, il che, dopo una sfuriata di qualche chilometro, consiglia andature più miti, nell’ordine dei 120/130 km/h.

MOTORE CORPOSO Piacevolissima l’erogazione, soprattuto se la Scrambler si sfrutta dove sa dare il meglio: dai 4000 agli 8000 il bicilindrico francese ha una bella grinta, poi meglio cambiare perché l’erogazione si trascina fino a 9000, il motore continua a salire di giri ma è già in apnea.
Bello anche constatare che tutta la ciccia (denunciati 190 kg ma saranno almeno una decina in più) che la Scrambler si porta appresso si fa sentire poco o nulla. Così la moto te la godi anche se la strada si fa mossa, perché con quel manubrione è agile, ha tanto sterzo e gira in un fazzoletto. La maneggevolezza non le manca davvero, la moto è veloce e reattiva, ottimamente frenata, ispira confidenza.

MEGLIO AL TROTTO Ma, se si osa troppo ci scappa anche qualche limite, la forcella si rivela troppo morbida e non asseconda il pilota nelle sue voglie di piega andando a pacco fin troppo rapidamente e facendo perdere precisione nella guida. Anche la posizione seduta e il manubrione alto non consentono di caricare a dovere l’avantreno. Lo stesso manubrio è poi fissato con inquietanti silentblock, talmente morbidi che sulle prime pare che ci siano le viti molli, invece è proprio così.
L’ideale è quindi godersi questa Scrambler al trotto senza voler strafare, godendosi un buon comfort, un motore forte quanto basta la possibilità di affrontare qualche strada bianca senza andare in affanno. La filosofia Scrambler con questa Voxan è perfettamente rispettata.


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