Autore:
Michele Losito

A FUROR DI POPOLO Tre milioni di esemplari prodotti e oltre trent’anni di permanenza sul mercato è il “pesante” curriculum della Piaggio Vespa PX, inopinatamente tolta dal listino circa cinque anni fa e ora “richiamata” al fronte a furor di popolo, dato che un prodotto omologo (se non proprio in copia carbone…) ha fatto numeri da urlo nel mercato e ha risvegliato l’amore e la passione dei tanti vespisti ancora in attività (motociclistica).

IMMUTABILE Annunciata durante lo scorso Salone EICMA di Milano, la Vespa PX, “quella vera”, torna ora nelle concessionarie e lo fa senza particolari modifiche rispetto al modello messo in pensione nel 2006. Come noto, infatti, i motori rimangono a 2 tempi e nelle cilindrate classiche, mentre a livello estetico cambiano solo la forma della sella, del faro anteriore e poco altro. Senza modifiche, invece, il cambio manuale a 4 marce e l'impianto frenante misto, con disco anteriore da 200mm e tamburo posteriore da 150mm.

VITA BREVE? Un ritorno atteso, a giudicare dall’entusiasmo che ogni notizia sulla Vespa PX ha generato, che pone, tuttavia, alcune questioni sull’effettiva possibilità per questo modello di affrontare il mercato attuale e, soprattutto, quello futuro. Non dimentichiamoci, infatti, che le normative anti inquinamento tenderanno a inasprirsi sempre di più e che l’appuntamento con l’Euro4, per le moto, è dietro l’angolo, dato che si parla già di un primo step nel 2012 (fonte ACEM)… Notizie di un aggiornamento di prodotto, però, al momento non ce ne sono, per cui godiamoci finché potremo il due tempi, poi si vedrà.

TECNICA VINTAGE Quel che conta, però, è che la Vespa PX “quella  vera” è tornata nei listini Piaggio, per la gioia di chi la considera un must, o di chi non ha mai avuto la possibilità di poterla acquistare e guidare. Proprio per questi utenti potenziali, però, l’incontro con questo scooter mitico potrebbe risultare un po’ più ostico di quanto si pensi, perché un conto è farsi ammaliare dal fascino e dalla storia, un conto è infilarsi nel traffico di oggi con una dotazione tecnica vecchia di qualche decennio…

FELICITAZIONI Intendiamoci, come ogni appassionato di “due ruote a motore” sono felice del ritorno della Vespa PX, perché le sue linee eleganti e morbide non possono lasciare indifferenti, così come il suo inimitabile suono di scarico. Tuttavia, bisogna anche ammettere che rimettersi in sella a questo scooter, dopo anni di prodotti moderni, non è un'operazione propriamente “indolore” e richiede un minimo di adattamento. Certo è che la nota concorrente indiana (LML) è riuscita a richiamare oltre 4.000 appassionati nel 2010, per cui la scelta di Piaggio di lasciare invariato il suo prodotto - in quanto "originale" - è comprensibile e, forse, anche giustificata.

PIETRA MILIARE So che i veri cultori della Vespa PX non vorranno accettare questo discorso, ma che trent’anni di tecnica motociclistica non siano passati invano è – purtroppo, o per fortuna, decidete voi – un fatto. Se, invece, si tratta di celebrare il mito, allora sbizzarritevi pure negli aneddoti e nelle citazioni di tutti i momenti in cui la Vespa ha fatto la storia del motociclismo a ruote basse, non potrò fare altro che dare ragione a chi ama questo prodotto e lo considera una pietra miliare dell’industria motociclistica mondiale.

HA SMESSO DI FUMARE Vista con gli occhi dell’utente moderno, però, le cose cambiano leggermente. La prova della “nuova” Vespa PX si è svolta in una Roma caotica, resa quasi impraticabile da uno sciopero dei mezzi pubblici. Il primo approccio, poi, lo ho avuto con una “150”, per la quale il passaggio all’Euro3 non è stato propriamente indolore. A discolpa del robustissimo monocilindrico Piaggio, un chilometraggio inferiore ai 100 km, per cui un rodaggio limitato, che ne ha fin troppo penalizzato le prestazioni. In compenso, il rinnovato impianto di scarico e le modifiche fatte al motore hanno azzerato la fumosità, anche sotto sforzo.

SORRISO A META’ I primi metri in sella alla VESPA PX riportano perciò indietro nel tempo e – superato un minimo di imbarazzo iniziale – fanno tornare il sorriso, per la sua estrema agilità, il gusto di poter cambiare marcia e l’inconfondibile sound che accompagna ogni manovra, dallo scoppiettio dello scarico in rilascio, all’innesto delle marce. Difficile, invece, sorridere a 32 denti quando si tratta di frenare, dato che non è cosa da poco prendere confidenza con il freno a pedale e con l’impianto a disco anteriore.

SCELTA DI VITA Mi si potrebbe obiettare che la Vespa PX nasce (o meglio, ri-nasce) per dare charme al classico tragitto casa-ufficio, o per recuperare un modo di andare in moto meno aggressivo e isterico. Ciò non toglie che ormai tutti noi viviamo immersi nello stesso traffico caotico e affrontiamo gli stessi rischi, che siano buche nell’asfalto o l’ennesima distrazione di un guidatore d’auto, e dovremmo avere una minima possibilità di uscirne indenni. In sella alla Vespa PX questo è sicuramente possibile, purché si adotti una guida conservativa e non si pretenda di fare le evoluzioni possibili ad altri mezzi decisamente più moderni. Ancor di più che in passato, perciò, la Vespa PX appare una scelta di vita e non un’alternativa di mercato.

MEGLIO IL 125 Solo allineandosi a lei, infatti, è possibile ritrovare il senso di un mezzo che impone manovre ormai dimenticate per qualunque altro scooter, ma che, per contro, è in grado di offrire un appeal inarrivabile per qualunque altro scooter (LML a parte, ovviamente…). Per ricordarsene, in effetti, mi è bastato accettare l’invito dei PR Piaggio a “rubare” una PX 125 e farmi un giro per la città, senza l’assillo di dover fare foto o stare dentro a orari rigidi. Così ho fatto e ho scoperto che il motore da un ottavo di litro è molto più in forma del suo fratello maggiore e che basta uscire dal traffico per ritrovare un mezzo divertentissimo da guidare.

RODAGGIO INDISPENSABILE Il piccolo 125 aveva all’attivo quasi 300 km e il suo essere “in forma”, mi ha confermato che la Vespa PX, fra le altre cose, mantiene anche l’obbligo di un buon rodaggio per funzionare alla perfezione. È così anche per il cambio, che diventa sempre meno ruvido col passare dei chilometri, e per i freni, per i quali il concetto di modulabilità comincia ad acquisire un senso. L’anteriore soprattutto perde quella sensazione di estrema legnosità che ha da nuovo, mentre il posteriore diventa via via più gestibile, anche se rimane la tipica tendenza a “scodare” rapidamente non appena il tamburo blocca la gomma.

PRO E CONTRO La Vespa PX torna quindi sul mercato per un motivo preciso, ma sarebbe interessante sapere quali sviluppi futuri sono in previsione per lei. Se nelle segrete di Pontedera si nascondono nuovi motori o un'evoluzione del modello che torna ora sul mercato, allora vorrebbe dire che l'operazione avrebbe un valore diverso rispetto a un semplice tentativo "nostalgia". Lo spazio per un modello vintage, ma aggiornato nella tecnica, esiste e la storia di successo di LML lo dimostra. A favore della Vespa PX "nostrana", c'è la produzione italiana e un livello di finitura e di affidabilità elevati, oltre al vantaggio di una rete commerciale e di assistenza molto ben distribuita sul territorio. A fronte di questo Piaggio chiede, però, una cifra all'acquisto abbastanza elevata (3.350 euro per la 125 e 200 euro in più per la 150) e possibilità di personalizzazione, al momento, limitate, dato che le colorazioni - ad esempio - sono solo quattro: azzurro, bianco, nero e rosso.


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