Prova su strada
Triumph Speed Triple 955i

Triumph Speed Triple 955i

Cambia tutto senza darlo troppo a vedere. La Speed edizione 2002 segue le orme della sportivissima Daytona dalla quale riprende gran parte dei componenti. Il motore è a dir poco esuberante, la ciclistica è più svelta, la personalità la stessa di sempre. Costa un po' cara.
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Autore:
Stefano Cordara
COM’È Boh, la solita Speed. Dite la verità, un po’ tutti avete accolto con sufficienza l’arrivo della quarta versione della naked inglese. A guardarla distrattamente, infatti, la Speed non pare cambiata di una virgola.

CAMBIA TUTTO

Sbagliato, tutto sbagliato. Con l’arrivo della nuova Daytona (e del nuovo motore tre cilindri) tutta la gamma Triumph ha fatto un ulteriore balzo in avanti quanto a prestazioni. E la Speed che della Daytona è la copia svestita non poteva che seguire passo passo le orme della sua musa ispiratrice.

MOTORE DIMAGRITO

Tutta nuova dunque, a partire dal motore che oltre ad aver subito una drastica cura dimagrante (pesa circa 2 kg e mezzo in meno del precedente) e un piccolo lifting (sono nuovi tutti i carter) è stato rivisto completamente negli organi interni con nuove valvole di diverso diametro (+ 1 mm aspirazione; – 1 mm scarico) e meno "divaricate" (l’angolo compreso tra le valvole è più chiuso), condotti ridisegnati, rapporto di compressione aumentato, nuovo impianto d’iniezione, nuovo air box.

LA SCUDERIA SI ALLARGA

Riesce fin troppo facile comprendere il perché di tanti lavori al propulsore di una Speed che adesso è ancora più Speed. Il motore così "ravanato" passa da 109 a 120 cavalli e da 97 a 100 Nm riportando la tre cilindri inglese al top della categoria naked quanto a prestazioni.

INTERASSE ACCORCIATO

Una moto ancora più maschia, dunque, gestita da una ciclistica che, anche lei, ha tratto insegnamento dalla sorella sportiva. Il telaio che ammicca tortuoso da sotto il serbatoio è solo apparentemente identico al precedente, in realtà ha quote del tutto nuove studiate per aumentare l’agilità nello stretto che da sempre è un po’ il tallone d’Achille della Speed. Ora tra le ruote ci stanno 11 mm in meno: l’interasse segna 1429 mm, l’angolo di sterzo è più radicale (da 24° a 23,5°) il retrotreno si è sollevato così la moto punta più decisa in avanti e promette inserimenti in curva ben più rapidi.

ANCORA MONOBRACCIO

Non cambia la forcella di tipo tradizionale e pluriregolabile con steli da 45 mm e, per fortuna, non cambia nemmeno il forcellone. Resta infatti il monobraccio, con buona pace dei triumphisti, che dopo aver subito l’onta della Daytona probabilmente non avrebbero mai accettato una Speed con forcellone "normale".

OCCHI STRABICI

Insomma guardatela bene, perché alla fine troverete ben pochi particolari uguali alla Speed precedente, anche quelli più insignificanti come gli attacchi per le pedane o gli specchietti. Nemmeno lo sguardo è più lo stesso. Sì, perché la Speed è diventata ancora più strabica, i due fari si sono, infatti, avvicinati tra loro per migliorare l’illuminazione notturna.

DAYTONA STYLE

La strumentazione segue l’ultima moda e concede alla vista solo un minuscolo cruscotto con il solo contagiri analogico, il tachimetro digitale e una manciata di spie, il gruppo sella-serbatoio-codino è lo stesso della Daytona e qui a parer nostro la Speed ha perso qualcosina in personalità. Detto fra noi, ci piaceva più quella di prima (soprattutto nella parte posteriore e nel cupolino) ma tant’è, forse occorre farci l’occhio.

TUBONE DA RICAMBIO Non a tutto però. Impossibile abituarsi al lungo sifone d’acciaio che violenta con la sua ingombrante presenza la vista destra della moto. Forse alla Triumph lo utilizzano perché almeno sono certi di vendere tanti terminali aperti quante sono le Speed che escono dal concessionario. La triste fine del lungo tubone è infatti quasi sempre la stessa: in discarica ancor prima di aver respirato un solo gas esalato dal tre cilindri.

INTRECCIO FATALE

A far soffrire invece nella vista di sinistra è la zona motore: alla pulizia e all’effetto scenico del monobraccio fa da contraltare un’apocalisse di tuboni, tubetti e cavi che vanno a completare la scenografia di un motore già di per se contorto nelle forme. Ok, è una moto nuda, ma qualche tubo in più si poteva nascondere; anche perché, da questo punto di vista, sembra far meglio persino l’ultima arrivata in famiglia, la Baby Speed, nuda sì ma più "pulita" nei dettagli.
La Speed costa 11.118 Euro franco concessionario; la cifra è al top della categoria ma anche personalità e prestazioni lo sono.

COME VA

La sella è più alta di prima, l’impostazione più impuntata in avanti, i polsi ben caricati, il pilota sulla nuova Speed si sente più "nella" moto, piuttosto che "sulla" moto.

PIÙ SPORTIVA CHE NAKED Non c’è che dire questa è una vera moto sportiva svestita. Non fatevi trarre in inganno dal manubrio rialzato, in realtà la posizione è più sportiva di quel che si pensi. Come già detto, gli interventi effettuati sulla ciclistica hanno provveduto ad alzare per benino anche l’altezza della sella (adesso è a 815 mm).

VITA DURA IN CITTÀ

Chi non è altissimo troverà quindi qualche difficoltà in più a posare bene i piedi a terra, il che accompagnato dall’angolo di sterzo un po’ limitato, rende la vita difficile per chi usa questa moto in città. Spesso, per invertire la marcia occorrono due manovre e con così poco sterzo a disposizione sgusciare nel traffico è tutt’altro che agevole. Poco male, perché la Speed si ripiglia tutti i punti persi in città appena la strada si allarga a magari si contorce un po’.

ESUBERANTE

Inutile dire che se questa moto era già gasante con "soli" 110 cavalli a disposizione, ora è diventata addirittura esaltante. Però occorre saperla prendere perché il triple, oltre che potente, sa essere addirittura prepotente. Di birra ne ha davvero tanta questo tre cilindri, diluita in un range di regime piuttosto ampio. Non aspettatevi la botta di coppia, il calcio nel sedere tipico di certe sportive a quattro cilindri, qui la potenza esce fluida, solo che ce n’è davvero tanta, anche ai regimi più bassi ed è sempre li, disponibile, non la dovete aspettare.

SALE IN FRETTA

Così, tenere giù la ruota davanti in accelerazione è più impegnativo che alzarla. Dai cinque agli ottomila giri il motore dà il meglio di sé, ma la salita di regime si è velocizzata molto, al punto che guidando ad orecchio si finisce sempre per sbattere contro il limitatore, ben oltre quota 11000. Un’erogazione prorompente che la nuova ciclistica provvede ad imbrigliare con efficacia.

PIÙ REATTIVA

Non è mai stata una moto leggerissima la Speed e anche quest’ultima versione fa sentire la sua stazza (il peso dichiarato scende da 196 a 189 kg) . Le modifiche alla ciclistica hanno però dato i loro frutti. La naked di Hinckley è diventata più reattiva, più rapida nello scendere in piega, pur senza raggiungere la maneggevolezza estrema di qualche concorrente. Occorre, insomma, fare sempre i conti con una certa inerzia e un baricentro che sembra essere ancora un po’ altino.

PRECISA SUL LISCIO In compenso, una volta individuata la traiettoria giusta, la Speed non sbava di un millimetro e fila via come su un binario, confortata dall’appoggio esemplare che le ottime Bridgestone BT 010 montate di serie assicurano. L’assetto rigido (anche la sella è duretta) sembra fatto apposta per girare in pista, territorio dove la nuova Speed si trova perfettamente a suo agio. Essendosi alzata da terra adesso le pedane toccano con meno insistenza di prima, in più la naked inglese può contare su sospensioni che svolgono ottimamente il loro lavoro e su pinze anteriori che sanno mordere i dischi come poche altre (tra l’altro è migliorato anche il freno posteriore, prima pressochè inesistente, ora almeno funzionale).

AHI… LE BUCHE

Tutto questo ovviamente si ripercuote anche nella guida su strada, dove se condotta da mani esperte la Speed sa essere una vera castiga-sportive. A patto però che l’asfalto sia perfettamente liscio perché se comincia mostrare qualche ruga, come sempre accade su strada, le sospensioni rispondono secche alle asperità, si evidenzia qualche sbacchettamento di troppo, e la Speed perde di precisione.

VELOCE, ANCHE TROPPO

Con un motore del genere si può anche correre molto forte passando agevolmente i 240 all’ora effettivi. È una velocità proibitiva per una moto senza carenatura e ovviamente il minuscolo cupolino (offerto in optional) certo non basta ad offrire una protezione efficace, anche se va detto che la Speed è, tutto sommato, ben più vivibile di altre naked "tutte nude", almeno fino ai 160 orari. Oltre, occorre accucciarsi e…attaccarsi forte al manubrio, cosa che innesca qualche piccolo movimento al manubrio nei curvoni autostradali affrontati con piglio sportivo.

MEGLIO IL CAMBIO

Tra i nei della vecchia versione c’era il cambio, duro, lento e spesso impreciso soprattutto quando sollecitato da una guida aggressiva. Quello della nuova Speed (rapportato piuttosto lungo) non merita certo la lode ma passa l’esame. Resta un po’ legnonsetto negli innesti, ma almeno aggancia sempre bene e non s’impunta più in scalata. Un bel progresso.

IN QUESTO SERVIZIO ABBIAMO INDOSSATO:

Giacca: Dainese Free
Casco: Dainese Guerrero
Scarpe: Dainese TTR
Guanti: Spyke Ice


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