Prova su strada
Triumph Bonneville America

Triumph Bonneville America

Gli americani hanno sempre adorato le Triumph anche se finora non si era mai vista una versione cruiser costruita in serie. Questa, dunque, é un omaggio agli amanti del genere, dedicata a tutti coloro che desiderano una cruiser europea con un marchio leggendario, cosa che solo la Moto Guzzi, con la Nevada, e la BMW, con la raffinata R1200C, fino ad oggi avevano in listino.
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Autore:
Maurizio Tanca

COM'È Che il mercato americano sia importantissimo per le Case motociclistiche non é certo una novità, specialmente per un marchio leggendario come Triumph, che fin da quando é nata la motocicletta é sempre stato letteralmente venerato negli States. Non c’era quindi da stupirsi che della rinata Bonneville nascesse la versione cruiser, e nemmeno del fatto che si chiamasse "America": il suo obiettivo più importante, infatti, é proprio il mercato statunitense, mentre in Italia, per il 2002, ne arriveranno solo 150, al prezzo di 9.250 Euro (poco meno di 18 milioni di lire) "chiavi in mano, a partire dai prossimi giorni.

PRATICAMENTE INEDITA

La Bonneville America è chiaramente derivata dalla Bonnie classica (ora disponibile anche in versione Centenary Edition, che celebra appunto il centenario della Casa inglese) anche se, in effetti, si parla di una moto completamente nuova. Il motore, tanto per cominciare, ha l’albero fasato a 270° invece che a 360°, per conferirgli ancor più dolcezza di erogazione, e un suono allo scarico completamente differente, più ovattato e "rotondo", pur godendo sempre di 62 cv a 7.400 giri, con una coppia di 6,12 kgm a soli 3.500 giri.

TELAIO LUNGO

E il telaio, sempre a doppia culla in acciaio, ha interasse e avancorsa notevolmente più lunghi (rispettivamente di ben 162 e 36 mm) e il cannotto inclinato di 33,3° invece di 29°. La forcella, teleidraulica senza regolazioni, é del tipo "wide glide", cioé con gli steli sensibilmente distanziati, come piace ai "custom-cruiseristi" d’oltreoceano e non. Gli ammortizzatori posteriori, anch’essi sensibilmente inclinati, sono regolabili su 5 posizioni di precarico delle molle.

GOMMA GRASSA

Da notare la ruota anteriore da 18" e la posteriore da 15", quest’ultima con un panciuto Bridgestone da 170/80. L’impianto frenante, invece, differisce da quello della Bonnie standard per il disco posteriore, da 285 mm invece di 255, mentre l’anteriore rimane da 310 mm.

SI ISPIRA AL PASSATO

Il serbatoio, leggermente più capiente (di 0,6 litri) rispetto a quello della Bonnie standard, supporta una console cromata che si ispira alle Thunderbird degli Anni 50: al centro c’é il tappo di rifornimento, a vite con frizione, e più su troviamo un altro tappo, pure cromato, che maschera l’alloggiamento per l’orologio analogico opzionale, e le spie di servizio. Un voluminoso, bellissimo tachimetro a fondo bianco, svetta invece davanti al larghissimo manubrione.

SELLA RASOTERRA

La sella è in due parti separate, con l’anteriore a soli 72 cm da terra. L’impronta cruiser viene ulteriormente sottolineata dai comandi a pedale molto avanzati, proprio davanti al motore, e dai lunghi scarichi con terminali "slash-cut", o "a fetta di salame" che dir si voglia.

QUALCHE SBAVATURA

La Bonneville America non é certo una moto che lasci tutti a bocca aperta, tuttavia é gradevole da guardare, e piuttosto ben rifinita, ad eccezione di alcuni particolari, più o meno evidenti e importanti, che elenchiamo in ordine sparso.
1) I supporti delle pedane ricorderanno anche i bauletti porta-attrezzi delle vecchie Triumph Speed Twin degli anni ‘40 (quelle senza sospensione posteriore) ma così come sono, verniciati di grigio, sono tutt’altro che belli.
2) I supporti delle "frecce" anteriori sul manubrio, con gli spinottini di collegamento volanti, sono inguardabili.
3) La piastra inferiore della forcella non é lavorata come quella superiore, bensì anch’essa orribilmente verniciata di grigio: le prime moto in consegna però verranno dotate di un’apposita protezione cromata; le successive, invece, avranno entrambe le piastre lavorate e lucidate.
4) Il bloccasterzo Neimann sul cannotto (il blocchetto di accensione é sul fianchetto sinistro) é antiquato: una moderna serratura con chiave cilindrica sarebbe più gradita. Inoltre è intollerabile e inspiegabile l’assenza del pulsante di lampeggio.

FATELA PIÙ VOSTRA

Dando un’occhiata al solito, ricco catalogo di accessori Triumph, però, si scopre che anche questa Bonnie America può migliorare sensibilmente: i supporti pedane possono diventare cromati, diventando ben più accettabili; oppure possono essere eliminati, nel caso si usi la sella monoposto. Esistono anche due bellissime selle biposto molto più snelle e filanti, che, unite a un piccolo parabrezza, a due silenziatori più corti (ma più rumorosi) e ai poggia-ginocchia in gomma per il serbatoio, cambiano davvero faccia alla moto: quella raffigurata nel catalogo è color verde e argento metallizzati, mentre quelle destinate al mercato italiano sono rosso/argento e nero/argento, sempre metallizzati.

COME VA

Una fila di Bonneville America, alcune silenziosissime, altre meno, hanno velocemente scorrazzato per un paio di giorni su e giù per le Alpi svizzere, con sosta di pernottamento a Interlaken. Due giornate stupende di inizio ottobre, scenari indimenticabili a pochi passi da Milano, strade quasi sempre perfette per poco meno di 600 chilometri, almeno 400 dei quali tutti curve: un delirio di piacere per chi ama la motocicletta, anche se in quei momenti sta "lavorando" (vietato ridere, prego!) per poi potervi raccontare come va la moto in questione. Impresa tanto più facile quanto più la moto é gradevole.

MOTORE ELETTRICO

La Bonneville America è molto piacevole da guidare, ha un motore dolcissimo, quasi elettrico, con vibrazioni insignificanti - più che altro sulle manopole - e consuma pochissimo: nel corso della nostra scorribanda elvetica, pur avendo marciato quasi sempre in modo molto più che disinvolto, abbiamo percorso mediamente circa 19 km per litro, grazie anche alla rapportatura lunga che permette al motore di tenere un buon passo girando a bassi regimi, anche se per partire in salita bisogna lavorare con la frizione, peraltro piacevolmente morbida. Anche il cambio é silenzioso e generalmente piuttosto preciso, salvo qualche raro impuntamento in scalata, se usato in modo sportivo.

MEGLIO IL SILENZIO

Nel corso della nostra gita abbiamo gradito molto più i silenziosi scarichi di serie, piuttosto che quelli più aperti, che magari danno uno spunto maggiore ma sono decisamente petulanti, e "spernacchiano" fastidiosamente ogni volta che si chiude il gas.

CUSTOM INGLESE

La posizione di guida é tipicamente custom - il manubrione è largo e comodo, la sella bassa, e le gambe distese in avanti - quindi in autostrada, alla lunga, stanca un po’, specialmente marciando a oltre 120 orari (185 orari, per la cronaca, la punta massima raggiunta, stando al tachimetro): se si viaggia da soli, però, si possono sfruttare le pedane posteriori per sgranchirsi gambe e schiena.

MORBIDA MA STABILE

La Bonnie America é notevolmente stabile anche ad alta velocità, sebbene le sospensioni siano doverosamente morbide; ovviamente non é nata per essere guidata come una sportiva da misto stretto, perché allora si balla un po’, anche se, tutto sommato, si può anche piegare più del previsto, la ciclistica é facile, precisa e sincera, e l’erogazione dolce del motore non é certamente in grado di metterla in difficoltà.

FRENATA BOCCIATA Di questa Triumph, però, bocciamo i freni: il posteriore funziona, ma il pedale é troppo scomodo da usare, e andrebbe avvicinato al piede per evitargli contorsionismi inutili; l’anteriore invece, secondo la filosofia Triumph, é "antipanico", nel senso che la corsa lunga della leva aiuta gli utenti meno esperti nelle frenate di emergenza; e, in effetti, per andare a spasso la frenata é sufficiente. Ma se si viaggia un po’ allegrotti, specialmente in discesa, come abbiamo fatto tutti noi mentre "lavoravamo" in montagna, l’idraulica anteriore perde tono, la leva va inesorabilmente a toccare la manopola del gas, e la frenata diventa "da panico". A maggior ragione se si viaggia in coppia. Una leva provvista di regolazione della corsa potrebbe risolvere in parte l’inconveniente.


TAGS: triumph bonneville america Moto: la top ten del decennio

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