Autore:
Michele Losito

ULTIMA SPIAGGIA Il segmento degli scooter di 200 centimetri cubi rappresenta l'ultima spiaggia per chi non vuole cedere troppo alle lusinghe delle prestazioni, e vuole mantenere bassi i costi di acquisto e d'uso. Inoltre, con un 200 le prestazioni sono decisamente migliori rispetto a un 125 – ma anche a un 150 – mentre dimensioni e pesi rimangono nell'ambito dell'accessibile per chiunque.

POCHI MA BUONI
Le proposte di questa cilindrata sul mercato non sono moltissime, ma arrivano da alcuni fra i più accreditati produttori, come Aprilia con lo Sportcity e lo Scarabeo, Kymco con il Dink, Piaggio con il Carnaby, Suzuki e Sym. Proprio quest'ultimo ha recentemente presentato un prodotto rinnovato, il Sym Joyride 200 Evo, che punta a ritagliarsi il proprio spazio nel mercato grazie a un look "europeo” e a un prezzo d'attacco, al di sotto dei 3.000 euro.

DAVIDE E GOLIA Il concorrente ideale per questo taiwanese è un altro prodotto orientale, che per contro ha il prezzo più elevato del suo segmento. Si tratta del Suzuki Burgman 200, un modello sul mercato dal 2007 e decisamente "maturo”, cioè dotato di qualità riconosciute, che lo rendono il prodotto di riferimento nel suo segmento. Al Suzuki, infatti, non fanno difetto, prestazioni, tecnologia, comfort e praticità; anche se queste qualità indiscusse hanno un costo non indifferente: oltre 4.000 euro.

TUTTO DA DIMOSTRARE Come si può capire, circa mille euro di differenza per prodotti comparabili non sono pochi e – vista dalla parte di chi li deve sborsare – è proprio lo scooter di Hamamatsu a dover dimostrare di meritarsi questo differenziale di prezzo, anche perché la Casa di Taiwan non nasconde di voler acquisire credito come costruttore di mezzi affidabili e ben fatti, oltre che dotati di un'estetica più vicina al nostro gusto.

GIOIA DI GUIDARE Il Sym Joyride 200 Evo è, infatti, l'evoluzione del precedente Joyride, sul quale sono state fatte alcune profonde modifiche estetiche, soprattutto nel frontale. Ora lo scooter presenta un "muso” piuttosto puntuto e aggressivo, dove spiccano due grandi occhioni e una aggressiva griglia frontale. Rispetto al passato, anche le frecce anteriori hanno trovato nuova collocazione alla base dello scudo frontale, mentre nella vista posteriore sparisce il comodo schienalino per il passeggero e fanno bella mostra di sé le nuove luci, dal disegno moderno.

QUALITA' GIAPPONESE Le linee del Suzuki Burgman 200, invece, potranno anche non piacere, ma non si può negare che abbiano una certa eleganza di fondo e, soprattutto, una realizzazione ineccepibile. Le plastiche appaiono tutte solide al tatto e di buona fattura. Gli accoppiamenti sono precisi, così come senza difetti appaiono la verniciatura e le componenti meccaniche. In termini di praticità, inoltre, il Suzuki non teme confronti con alcun concorrente.

CARICHI ECCEZIONALI La capacità di carico è notevole, soprattutto in relazione alle dimensioni del mezzo (2.055 x 740 mm). Sotto la sella prendono posto comodamente due caschi integrali e qualche altro oggetto più piccolo. Dietro allo scudo, poi, un vano di dimensioni generose eleva ulteriormente la capacità di carico, mentre un piccolo scomparto vicino al manubrio è perfetto per le piccole necessità, per esempio per il biglietto autostradale.

TAIWAN INSEGUE
Sul Burgman, inoltre, non mancano una presa di corrente all'interno del vano retro-scudo e il comodo cavalletto laterale, del tipo senza molla di ritorno e pulsante di massa integrato. Il Joyride Evo, pur essendo leggermente più ingombrante (2.100 x 760 mm), non riesce ad offrire altrettanta dovizia di spazio; non ha vani dietro allo scudo anteriore e il pozzetto sotto la sella può contenere al massimo un jet di dimensioni normali (più altri piccoli oggetti), oppure due caschi di dimensioni ridotte e senza visiera.

QUALCHE NEO Inoltre, sul Sym, pur essendo di serie il cavalletto laterale, questo è del tipo a ritorno automatico e non ha pulsante di massa. Questa caratteristica mette in evidenza alcune "scomodità” del Joyride, alle quali si fa presto l'abitudine, ma che dimostrano l'età del progetto di base. Detto della mancanza di vani dietro allo scudo, per esempio, questi vengono in parte sostituiti da una coppia di ganci dalla scarsa funzionalità. In più la sella si apre lateralmente, ma non ha un meccanismo di blocco in posizione aperta. Infine, la sella si apre sia con un comando al manubrio, sia con una serratura sullo scudo laterale, ma la serratura è talmente "sensibile” che basta sfiorare la sella stessa per farla scattare e dover ripetere l'operazione di apertura.

RASOTERRA MA SOLIDA Il sellone a due piazze del Burgman, invece, ha un ammortizzatore ad aria che lo sostiene, e una fattura decisamente più "solida”. Quanto a comfort, invece, le due sedute si equivalgono, anche se quella Suzuki è rasoterra (735 mm), mentre quella Sym è di altezza media (760 mm), ma comunque accessibile a tutti.

PAREGGIO DAL BENZINAIO Una piccola rivincita, infine, il taiwanese se la prende dal benzinaio, dove il tappo di rifornimento alto e ad apertura automatica si rivela una vera comodità. Quanto a capacità, invece, con il giapponese si possono tranquillamente fare i classici dieci euro – dato che il suo serbatoio tiene fino a 11 litri – mentre con il Sym bisogna ragionare da "vuoto a vuoto”, per non dover pagare con le monete (7,6 litri di capienza massima).

VERO E FALSO Le differenze fra i due scooter si fanno ancora più marcate sotto le plastiche. I motori, ad esempio, pur essendo entrambi dei quattro valvole ad iniezione elettronica e raffreddamento a liquido, hanno cilindrata e prestazioni piuttosto lontane. Il Suzuki monta un "vero” 200 cc (alesaggio x corsa 69x53,4 mm), mentre il Sym è un 200 nominale, dato che in realtà ha una cubatura di 174,5 cc (61x60 mm). Potenze e coppia, di conseguenza, vedono prevalere il Burgman (18,36 cv e 17 Nm), rispetto al Joyride (15 cv e 13,24 Nm).

COMBINATA vs TRADIZIONALE Meno distanti, invece, sono le quote ciclistiche, per entrambi abbastanza tradizionali. Il Burgman ha un passo di 1.465 mm e monta ruote da 13” anteriore e 12” posteriore (con pneumatici 110/90 e 130/70); il Joyride Evo è quasi una copia carbone, dato che l'unica differenza è nel passo, più corto di 25 mm. Le sospensioni sono altrettanto simili, mentre differenze più sostanziali esistono per gli impianti frenanti. Il Sym, infatti, abbina un grosso disco anteriore da 273 mm con uno più contenuto al posteriore (200 mm), mentre il Suzuki utilizza due dischi identici come diametro (240 mm), ma coadiuvati da un efficace sistema di frenata integrale.

ANTI-TRAFFICO È ovvio che le differenze tecniche dei due mezzi portino a un comportamento su strada con alcuni punti in comune a altri meno. Entrambi, comunque, sfoggiano una semplicità di guida estrema, veramente a prova di neofita. Grazie alle loro dimensioni relativamente contenute, quindi, sono ideali per sgattaiolare nel traffico, con una leggera prevalenza del Sym, legata alla ciclistica più agile, a un raggio di sterzo da record di gimcana e a una posizione di guida più "attiva” di quella del Burgman.

LOUNGE GIAPPONESE Lo scooter Suzuki ha, infatti, nella postura cui obbliga il conducente, l'unico neo di una guidabilità altrimenti esemplare. Tutto dipende dalla scarsa distanza fra sella e pedana, che impone una posizione fin troppo raccolta. Per ovviare, si tende quindi a utilizzare più spesso l'alternativa "lounge” (con i piedi sul lato interno dello scudo frontale), che però riduce la capacità di reazione quando si deve lottare con i paraurti delle auto…

SCATTANO INSIEME Detto questo, il vantaggio in termini di prestazioni pure del Burgman è evidente ma non schiacciante, anche se si percepisce abbastanza chiaramente lo "sforzo” che il Sym fa per stare al passo del giapponese. Nello scatto al semaforo i due mezzi quasi si equivalgono ma, mentre il Burgman scatta in maniera composta e silenziosa, il Joyride emette qualche strepito in più e – più in generale – dà una sensazione di maggior "leggerezza”, in contrapposizione alla "sostanza” del concorrente.

SENZA RISERVE Sono sensazioni, che si sperimentano unicamente nel confronto diretto; non solo perché i dati reali danno al Sym la palma del più pesante (156 kg a vuoto contro i 149 del Burgman), ma anche perché nella guida di tutti i giorni lo scooter taiwanese gratifica chi guida senza riserve particolari. Anzi, considerando le doti di frenata, il Sym sfoggia un impianto tradizionale potente e modulabile, davvero piacevole. Ciò non toglie che il sistema integrale Suzuki sia più allineato a quanto richiesto dal mercato, ma come capacità frenante i due si equivalgono.

VOX POPULI In definitiva, Burgman e Joyride assolvono entrambi alla perfezione al ruolo di mezzi cittadini. La maturità del giapponese è, effettivamente, un plus, che si concreta in finiture migliori, una praticità da dieci e lode e un incedere su strada concreto e molto confortevole. Tutto questo, però, per la bellezza di 4.070 euro, alla cassa. Il Joyride Evo costa un quarto meno (2.990 euro f.c.), e nell'uso di tutti i giorni non fa desiderare di più. È altrettanto brillante e offre anche maggiore protezione aerodinamica in velocità. Purtroppo, però, la strumentazione è tanto imprecisa da sembrare finta e alcune finiture sono ancora troppo "asiatiche”. Vox populi, comunque, dovrebbe essere anche robusto, mentre nel caso del Suzuki l'affidabilità si può considerare totale. E i 1.000 euro di differenza? In effetti, sono giustificati dai contenuti, ma se il Sym ha una quotazione corretta, nel caso del Burgman si è certi di ottenere il massimo sotto tutti i punti di vista (ma fatevi regalare il parabrezza più alto).