Autore:
Marco Selvetti


UN LUSTRO PER CRESCERE
Sono passati 5 anni dal debutto sotto le mille luci del mondiale enduro. Sherco è una piccola Casa con doppio passaporto (franco-spagnolo). Già famosa per le sue moto da trial, si è saputa creare in questi anni uno spazio importante nel mondo del fuoristrada targato. Dalla prima 450, destinata alla categoria E2 alla nuova gamma presentata a fine dicembre presso il crossodromo di Cremona, il passo è stato davvero breve. E a parlare sono i risultati ottenuti negli anni scorsi che sono stati il giusto carburante per crescere e sviluppare una gamma che si presenta per il 2009 articolata sulle tre cilindrate di riferimento a quattro tempi.

3 X UNA Come spesso accade nell'off road, la piattaforma delle tre Sherco è comune. Un unico progetto, quindi, accomuna le tre moto vestite di blu e bianco, che condividono la ciclistica e l'azzeccata triangolazione sella-pedane- manubrio. Per ottenere la sorella maggiore da 510,4 centimetri cubi è stato sufficiente mettere mano alla termica della 450 facendo crescere sia l'alesaggio sia la corsa, (da 95x63,4 mm a 95x72 mm:) ma nulla di più.


250 A SÉ
Cambia invece l'approccio alla piccola 2emezzo che oltre ad essere una delle poche a vantare l'iniezione elettronica in questa categoria è frutto di un progetto motoristico che vive di vita propria. Ricordiamo però quanto non sia facile far convivere tre potenze e tre cilindrate diverse all'interno dello stesso telaio, eppure Sherco sembra esserci riuscita. Il risultato non ha penalizzato la piccola con un peso eccessivo, non ha nemmeno messo in difficoltà la ciclistica delle sorelle maggiori con una potenza poco gestibile. In tutte, poi, si riconosce immediatamente il buon dimensionamento per il pilota europeo.

BENE IN SELLA La posizione in sella è moderna, il manubrio alla giusta altezza, il piano della sella è piatto e permette di scorrere liberamente in avanti affrontando le ripide salite e indietro nelle discese estreme quando si deve arretrare completamente con il corpo. Analoga situazione quando si deve spingere la moto dentro la curva più stretta, la classica svolta al paletto, dove il corpo deve velocemente arrivare a ridosso del cannotto di sterzo. Tutto quindi conferma la vocazione enduristica PRO di questa famiglia allargata.


TAGLIA UNICA
Tecnicamente si trovano in tutte le stesse identiche quote, anche l'interasse non varia, insomma solo il peso e la cilindrata aiutano a distinguerle. La 250 pesa 102 kg a secco mentre le sorelle maggiori si fermano ad un canonico valore di 109. Il telaio è in acciaio al cromo molibdeno, l'avantreno è caratterizzato da una forcella Ceriani da 46mm e posteriormente un mono della Sachs che lavora su un classico leveraggio progressivo. Il disco anteriore è da 270 mm e offre sempre una buona modulabilità anche nelle classiche condizioni a bassissima aderenza. Analoga situazione si presenta premendo il pedale del freno posteriore. La risposta è buona, è difficile far bloccare il disco da 240 wave di primo equipaggiamento. Chiudono il cerchio l'altezza sella posizionata a 900 mm da terra, il cambio a sei marce, la frizione con comando idraulico e l'avviamento elettrico di serie. Però le differenze nella guida sono molto più evidenti di quanto non dicano i dati tecnici.

FACILE SUL DIFFICILE La prima presa di contatto è avvenuta in un terreno che si può facilmente definire poco consono all'enduro, ma le ostiche condizioni meteo degli ultimi tempi hanno in parte limitato le opportunità di test. Il terreno sabbioso e poco pesante del crossodromo di Cremona ha però evidenziato la duttilità della famiglia Sherco. Il Dalla piccola 250 alla grande 510, il filo conduttore è l'ottimo feeling che riceve il pilota, anche quello di poca esperienza, che si trova sempre a proprio agio.


PEDIVELLA BYE BYE
La posizione aiuta, la sella è ben svasata e la moto si può così muovere liberamente tra le gambe. La piccola 250 equipaggiata con l'iniezione elettronica della Magneti Marelli permette non solo di rispettare i parametri Euro3, e consumi limitati, ma soprattutto un perfetto avviamento del motore anche a freddo, lasciando quindi la SE 2.5i-F orfana della pedivella di avviamento. Con lei il feeling è immediato, prendi e vai. Dimentichi fin da subito la quasi artigianalità del prodotto, considerati i pochi numeri realizzati, rispetto al colosso austriaco KTM o gli stessi giapponesi. Il motore frulla bene, gira alto, innesta marce precise una dietro l'altra fino alla sesta. Si guida molto bene in piedi sulle pedane e la piccola cubatura aiuta ad essere svelti nelle curve, almeno quanto si è sicuri sui terreni con poca aderenza.


PIÙ MUSCOLI, NESSUN BRACCIO DI FERRO
Il salto di categoria dalla E1 alla matura E2( categoria fino a 450 cc 4T o in alternativa 250 2T ) appare meno spaventoso del previsto. La "pistonata" della cilindrata superiore si sente in frenata, non solo per l'inerzia che si porta dietro il motore "grosso"ma anche per i 7 kg che la separano dalla piccola. La 4.5i-F non ha però ancora la forza per emozionare come le sue dirette concorrenti. E' una moto neutra e intuitiva, comunica sempre cosa sta succedendo sotto le ruote tassellate ma pecca secondo noi per potenza non ancora ai livelli della concorrenza diretta.

MORBIDA Se ci concedete questo paragone, da appassionati più che da veri esperti, si ha la sensazione di guidare una buona 400 moderna, con una ciclistica morbida capace di filtrare gli ostacoli più insidiosi anche sulle mulattiere a bassa aderenza. Quindi abbiamo una moto easy, con una buona trazione ovunque, ma che non è in grado di impensierire le regine della categoria. Rimane valido quanto detto dal punto di vista della posizione in sella, uguale alla 250, uguale alla 510.


510 PER CHI HA IL FISICO
Quest'ultima ha la chiave d'accesso della categoria E3 ( moto oltre 450 cc 4T o 250 2T ) ha un motore potente, simile nel carattere ai bassi e medi regimi alla sorella 450 ma con il vantaggio di allungare maggiormente soprattutto verso la zona del limitatore. In questo caso l'esperienza richiesta è decisamente superiore, serve malizia e anche una buona preparazione atletica soprattutto se si cerca la prova "hard".Moto, dunque, adatte agli enduristi del nord Europa ben disposti al confronto fisico, ma che alla fine ha reazioni generalmente più lente rispetto alla guizzante 2.5.

A CONTI FATTI Tirando le somme Sherco dimostra di aver intrapreso la strada giusta nel modo migliore. Le soluzioni della 2.5 trovano una perfetta collocazione anche sulle cilindrate maggiori, anche se queste ultime difettano un poco di potenza. Tutte e tre sono perfette per l'amatore che non vuole impazzire inseguendo setting delle sospensioni, ma vuole una enduro "ready to fun". Anche i prezzi confermano la filosofia: si parte da 8.450 euro per arrivare agli 8.860 della 510 passando per gli 8.600 della 450. L'optional del monoammortizzatore Ohlins fa lievitare il prezzo di altri 300 euro.


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