Autore:
Luca cereda

BATTESIMO Si dice che nella vita c’è sempre una prima volta per tutto. E così, dopo quasi quattro anni di collaborazione con MotorBox, ecco che per la prima volta mi capita di provare un “tre ruote”: il Piaggio Mp3 Yourban 125. Lì per lì la novità l’avevo sottovalutata. D’altronde, dopo averlo visto in tutte le salse ai saloni e  aver letto a riguardo a destra e a manca, lo attendevo al varco quasi come uno scooter dei tanti. E invece dai primi metri in sella le sensazioni sono state particolari: in parte uguali, in parte molto diverse agli scooter provati sin qui. Forse il segreto dell’Mp3 sta proprio qui: nel lasciarsi guidare come uno scooter tradizionale trasmettendo però una sicurezza maggiore.

ALIENO A questa consapevolezza ci si arriva però dopo un piccolo periodo di rodaggio, durante il quale ci si deve adattare ad alcune sensazioni inedite sulle quali torneremo su tra poco. Prima mi preme sottolineare come la novità delle tre ruote non tocchi solo me, ma anche chi mi sta intorno. Se ormai in una città come Milano le tre ruote passano quasi inosservate, in provincia è tutto diverso; c’è ancora chi guarda il Piaggio Mp3 Yourban con aria sorpresa del tipo: “E questo cos’è?” Ad altri invece, vedendomi con un casco alla guida di un mezzo a tre ruote (due delle quali davanti) semplicemente non tornano i conti. Ciò nonostante l’Mp3 sia ormai in commercio da quasi 5 anni. Io, intanto, osservo le loro reazioni incuriosito e continuo la mia esperienza di pendolare su tre ruote

DRIBBLING ARDUO Parlavamo di sensazioni; una di queste è una sorta di blocco che si avverte alla prima sosta in colonna: invece di lanciarmi spavaldo nei soliti slalom per guadagnare posizioni al semaforo, stavolta tentenno un po’. A scoraggiarmi è l’idea della carreggiata – perché di fatto le due ruote parallele nemmeno le vedo – ma anche la sensazione di goffaggine che mi trasmette l’avantreno, che ha dimensioni e un peso importanti. Col tempo scopro invece che l’impresa non è poi così tragica, visto e considerato che lo Yourban si chiama così non solo perché indossa un abito ben più idoneo al casa-ufficio – perché molto più curato e piacevole - rispetto all’Mp3 classico, ma anche perché, forte di un interasse più corto (1450 mm) e di un peso ridotto di 15 chili, si impegna proprio per agevolare il più questo tipo di situazioni.

BELLE PIEGA In marcia invece il feeling è immediato: l’Mp3 Yourban svolta con discreta scioltezza, e quando si tratta di piegare, mi invita ogni volta spostare il limite del rischio, proprio per la costante sensazione di sicurezza e stabilità che trasmette la ciclistica e soprattutto l'avantreno. Una volta vinta la timidezza, il giochino va avanti per gradi e quando si esagera nel piegare, a far scattare l’allarme è la singola ruota posteriore, la cui tenuta non può pareggiare quella della coppia di ruote anteriori.

MATRIMONIALE Anche alle prese con buche e sconnessioni del terreno, l’avantreno non fa una piega: zero vibrazioni e beccheggi. Di tanta sicurezza e stabilità ne beneficia anche il passeggero, che, di contro, su avvallamenti e dossi patisce qualche risposta un po’ secca delle sospensioni posteriori. Quanto invece all’abitabilità, sull’Mp3 Yourban abbonda anche per due, e ciascuno dei passeggeri raggiunge facilmente una seduta comoda. Manubrio e sella (78 cm) sono all’altezza giusta, i piedi trovano spazio adeguato; l’unico incomodo è che la pedana non è piatta e il tunnel centrale, abbastanza ingombrante, non il trasporto di oggetti (zaini, borse, ecc.) dietro lo scudo.

BLOCCAGGIO AMICO Nel mio continuo andirivieni tra periferia e città, comincio a mettere a fuoco luci e ombre dello Yourban come mezzo per pendolare. Il blocco elettronico del rollio (di cui il mio Yourban è dotato, essendo la versione ERL) diventa un aggeggio di cui presto non posso fare a meno, una volta abituatomi alla sua presenza. Basta spostare un pulsante e lo scooter, se fermo o quasi, si blocca restando in equilibrio sulle tre ruote, sia con il pilota a bordo, sia senza cavaliere; col risultato che si può parcheggiare senza cavalletto oppure fermarsi ai semafori senza appoggiare i piedi a terra. Una volta inserito, per sbloccarlo e ripartire basta poi soltanto dare gas. Un gadget facile e affidabile, ma occhio a non bloccarlo in posizione inclinata.

PARTENZA AD HANDICAP A deludermi un po’ sono invece le prestazioni cittadine del monocilindrico 4T 4 valvole dello Yourban 125, che non eccelle nella velocità di punta, ma su questo ci si potrebbe passare anche sopra, ma soprattutto nello spunto da fermo. Nonostante la cura dimagrante, il peso da muovere non è poco (lo Yourban pesa 206 chili a secco), e la partenza da fermo è un aspetto cruciale per uno scooter da città e senza dubbio per lo Yourban 125 costituisce un handicap. Va meglio invece la ripresa quando lo scooter è entrato a regime, tant’è nel misto sale e scende dalle strade di collina senza grossi impicci, anche con due passeggeri in groppa. 

ALTERNATIVE? Dal mio personale punto di vista, quello di pendolare che deve percorrere non pochissimi chilometri (circa 30 ad andare e altrettanti a tornare) con una parte di tragitto urbano e parte misto, vien dunque naturale interrogarsi sull’utilità dell’ottavo di litro come cilindrata, che da un lato non mi dà troppo brio in città, e dall’altro non mi consente di sfruttare la tangenziale. Perché allora non puntare sull’Mp3 Yourban  300 LT (a carreggiata allargata), che allo stesso modo si può guidare con la sola patente B?

TUTTOFARE La differenza di prezzo è di circa 1.300 euro, ma con un motore più prestante si può senza dubbio sfruttare meglio la versatilità dello Yourban, che per comfort di guida e abitabilità ben si presta a qualche gita fuoriporta. A quel punto per affrontare viaggi più lunghi del solito gli mancherebbe solo un cupolino un po’ più protettivo.


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