Autore:
Luca Cereda

CHI SI RIVEDE Circa un anno fa di questi tempi, il Peugeot Django si mostrava all’Eicma per la prima volta. Look neo-rétro (linee classiche ma fanaleria a led) e un arcobaleno di colori tra cui scegliere, lanciava la sfida alla Vespa Primavera cavalcando l'onda della moda del vintage che ancora anima il mondo delle due ruote. Oggi, con l’Eicma 2014 alle porte, Django è finalmente nelle concessionarie. Per ora soltanto in versione 150 cc (prezzi da 3.099 euro), cui a brevissimo (questione di giorn) si aggiungerà il Django 125cc, l’unico che ho avuto modo di testare in anteprima nella tana del Leone, a Sochaux. Dove la storia di Peugeot ebbe inizio e ancora vive nel museo L’Aventure Peugeot.

OPERAZIONE NOSTALGIA La cornice ideale, insomma, per uno scooter che scava nel passato della Casa francese. Peugeot Django è infatti  una sorta di remake dell’S57 degli anni ’50, dal quale eredita in parte le forme tondeggianti, un modulo posteriore ovalizzato e la sella sdoppiata. Ma di Dajngo, in realtà, non ne esiste uno solo, viste le innumerevoli declinazioni e personalizzazioni. Si comincia con lo scegliere tra quattro versioni di Django preconfezionate dalla Casa: Heritage, la versione “base”, Evasion, Sport e Allure, ciascuna con una veste propria e ciascuna disponibile con motori 50 4T e 2T (in Italia a 2015 in corso), 125 o 150 cc. Se non basta, c’è il Django ID.

COME TU MI VUOI Django ID è un configuratore che permette, a computer, di customizzare il Django a proprio piacimento. Si seleziona la cilindrata, si sceglie il colore (brillante, pastello, perlato, metallizzato, ecc.), si spuntano gli accessori desiderati. Ma dal computer si può anche optare per forme e modelli differenti di specchietti retrovisori (ce ne sono tre tipi), sella (7 opzioni a seconda del genere di materiale e imbottitura) e aggiungere un tocco cromato, o luminoso al look del Django.

COM’E’ Per la mia prova salgo su un Peugeot Django 125 Sport color Blue France, che ricorda molto le gloriose Darl'mat. Mi piacciono l’adesivo numerato in stile motorsport e la caratteristica sella monopezzo, alla quale, volendo, si può aggiungere il posto passeggero pagando un extra, premesso tuttavia che la sella di serie è sufficientemente ampia per ospitare due passeggeri senza troppi disagi, a maggior ragione se giovani.

BEN ACCESSORIATO Il Django Sport ha anche retrovisori con scocca in alluminio, che abbraccia lo stemma del Leone. Un dettaglio quasi automobilistico al pari della strumentazione digitale, chiara e completa, che pare appoggiata al tachimetro (analogico). Come tutte le altre versioni, poi, il Django “corsaiolo” può contare su luci a led, su una pedana piuttosto ampia con guarnizioni antiscivolo, su un vano sottosella con presa 12 V e spazio per un casco jet e sui ganci portaborse. La seduta è a quota 77 cm: leggermente più bassa della media, è unisex e abbordabile per piloti di tutte le taglie. Oltre che rassicurante per chi muove i primi passi su due ruote.

COME VA Con i suoi 135 chili in ordine di marcia, il Peugeot Django 125 non è un fuscello: ben venga, dunque, il cavalletto laterale, prezioso alleato in fase di parcheggio. Gli stessi chili, però, uniti a un baricentro  basso e alla ruota da 12 pollici, rendono il francesino stabile e ben bilanciato quando si tratta di sgusciare nel traffico, senza pregiudicarne la manovrabilità. Un mix che viene incontro soprattutto ai neofiti.

C’E’ FEELING Anche la frenata integrale SBC (Syncro Braking Control), di serie su tutte le versioni del Django dai 125 cc in su, strizza l’occhio ai meno esperti. Lavorando su due dischi, uno all’anteriore e uno al posteriore, entrambi di diametro 200 mm, questo sistema ripartisce la frenata sui due fronti, cercando risposte le più neutre possibili. E, a conti fatti, strizzando la leva il mordente del Django effettivamente non è mai troppo né troppo poco: soprattutto il comportamento è ampiamente prevedibile.

MORBIDOSO Lo stesso si potrebbe dire del carattere del motore, tranquillo e pacioso. A spingere il Django pensa un monocilindrico 4 tempi con alimentazione a carburatore e raffreddato ad aria senza troppe pretese nelle prestazioni, visti i suoi 10,2 cv di potenza massima. Un motore che, come spesso accade con i 4T, non eccelle in ripresa e spunto da fermo, ma in compenso mette sul piatto un’erogazione rotonda e regolare. Segnando così l’ennesimo punto a favore per i “deb”.      

 

IN QUESTO SERVIZIO:
Giacca: Hevik Alfa 
Scarpe: TCX X-Street WP Blue 


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