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MV Agusta Brutale 800 Dragster

MV Agusta Brutale 800 Dragster

Look mozzafiato e una guida da MV Doc: queste in sintesi le caratteristiche della MV Agusta Brutale 800 Dragster, che monta una scenografica gomma posteriore da 200 ma resta ben guidabile su ogni percorso. Merito anche dell'elettronica raffinata...
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Autore:
Andrea Schiavina

COM’E’ In MV Agusta si deve essere avviato qualche strano e inarrestabile meccanismo vittoriano. Deve essere accaduto qualcosa, ne sono certo. In nove anni due modelli, belli eh... ma pur sempre due soli modelli. Ora, dopo l'F3, la Turismo Veloce e la Rivale, tre bombe sganciate a tempo ravvicinato nella gamma, come ennesima dimostrazione di potenza creativa ci propongono a sorpresa una metamorfosi della Brutale 800, la MV Agusta Brutale 800 Dragster. Tranquilli, fate pure. Se andate avanti così a lanciare nuovi modelli come non ci fosse un domani, noi siamo solo contenti.

BASTA LA PAROLA Senza girarci troppo attorno, la MV Agusta Brutale 800 Dragster è una Brutale 800 rivisitata nell'estetica e in parte nella ciclistica. Pensando alla parola "dragster" saltano in mente accelerazioni imbarazzanti, lunghi forcelloni e ruote oversize. Più o meno ci siamo su tutta la linea ma dato che in MV la sanno lunga, hanno raggiunto l'obbiettivo "dragster"con una serie di astuti espedienti.

STESSO CUORE Il motore a tre cilindri da 798cc è lo stesso che spinge l'F3 800, la Rivale, la Brutale 800 e la Turismo Veloce, capace di erogare 125 cavalli a 11.600 giri con una coppia poderosa di 81Nm a 8.600 giri. Fin qui, nulla di nuovo. Se uno dovesse guardare la MV Agusta Brutale 800 Dragster solo nella sua parte anteriore, anche qui non noterebbe la differenza rispetto alla Brutale 800 se non per gli specchietti che, ereditati dalla Rivale, si spostano dalla posizione tradizionale ai lati del manubrio. In realtà, anche se da meno nell'occhio, il manubrio stesso è nuovo e prevede un sistema che permette ai due semimanubri che lo compongono, di essere regolati in apertura e chiusura oscillando di 7° che corrispondono a ben 40mm alla fine delle manopole.

LATO B DA URLO Il vero colpo di scena lo regala il lato B. L'elegante e fighetto codino della Brutale è stato agilmente sostituito con un corto e ignorante microcodino che fa risaltare il nuovo gommone, un imponente 200/50 Pirelli Diablo Rosso II. Si, avate letto bene. Duecento. Forse più di tutto è questo l'elemento-novità che dovrebbe colpire, anche perchè la ciclistica non ha subito altre variazioni. La forcella Marzocchi con steli rovesciati da 43mm e il mono Sachs sono gli stessi che equipaggiano la Brutale 800 così come l'impianto frenante con doppio disco anteriore flottante da 320mm e le pinze Brembo a 4 pistoncini ad attacco radiale. Ricapitolando, nonostante non abbiano allungato il forcelone di mezzo metro e montato un copertone da trattore, grazie alla combinazione codino corto-gomma da 200 sembra in MV siano riusciti nel loro intento e Dragster è un nome che sta decisamente bene a quest'evoluzione della Brutale.

LA MAPPA DEL TESORO Per evitare di finire per aria con facilità, tra la manetta del gas e la bordata di potenza, interviene il nuovo sistema di controllo dell'erogazione MVICS (Motor & Vehicle Integrated Control System) che si avvale della centralina ELDOR EM2.0 e dei corpi farfallati Mikuni full Ride-by-whire. Sono quattro le mappature di cui dispone sistema introdotto per la prima volta sulla Rivale e ora esteso all'intera gamma 2014. Sport, Normal e Rain sono i tre profili preimpostati mentre la quarta, customizzabile è una configurazione che il pilota è in grado di settare e memorizzare. Quest'ultima permette di gestire parametri come il limitatore di giri, la sensibilità del comando gas e il freno motore per offrire al pilota esperto un'esperienza di guida senza compromessi.

UPGRADE PER TUTTI La notizia interessante è che le modifiche apportate dal team di ingegneri MV alle nuove centraline non sono hardware ma software. Il che significa che tutti i felici possessori delle Brutale 800, che notoriamente non disponeva di un'elettronica impeccabile, potranno aggiornare i firmware delle loro centraline e cancellare, per parlare in termini informatici, con un click il bug. Sempre rimanendo in tema di elettronica, non mancano il controllo di trazione, regolabile su 8 livelli, e l'ABS Bosch 9 Plus, che equipaggia di serie la Dragster ed è disinseribile.

PREZZO La MV Agusta Brutale 800 Dragster è disponibile in due colorazioni: bianco e grigio avio metallizzato opaco ed è disponibile nella sola versione con ABS al costo di 13.490 euro f.c.. 

GEMELLE ETEROZIGOTE La stretta parentela con la Brutale 800 balza all'occhio in fretta, ma mettiamola così: sono due gemelle e sono entrambe carine. Una molto elegante, abbastanza intelligente e con una certa classe. L'altra più spigliata, aggressiva ed esuberante al punto da farti domandare se sei in grado di reggere i suoi ritmi. Chiaro, no? La MV Agusta Brutale 800 Dragster è la seconda gemella…

DRAGSTER O NO? Il nome è quello, il colpo d'occhio è quello e srotolando il gas tra un semaforo e l’altro vi fa fare un'ottima figura. Ma, a differenza di una dragster qualsiasi è insospettabilmente agile. Il che ovviamente è un bene, non un male. Nonostante la gomma oversize da 200, la nuova MV Agusta Brutale 800 Dragster non sembra aver perso tanta maneggevolezza. Probabilmente la posizione di guida caricata sull'avantreno dovuta alla sella e al nuovo manubrio, va a bilanciare un retrotreno meno agile. Il risultato, in ogni caso, è sorprendente per facilità di guida e stabilità in percorrenza.

WET RACE Cosa potevamo chiedere di più di un bel fondo stradale umido per testare le mappe e la nuova elettronica della Brutale 800 Dragster? Bene, accontentati. La prima parte del test, sulle strade francesi attorno al circuito Paul Ricard, è stata caratterizzata da un asfalto bagnato che, nonostante limitasse la voglia di spalancare il gas all'uscita di ogni curva, ha lasciato chiaramente capire quanto equilibrata sia l'ultima nata di casa MV. Mappa Rain inserita, controllo di trazione in posizione 7 e via. Confidenza fin dai primi metri. La tipica brutalità della Brutale sembra essere sparita, o meglio, nascosta molto bene. Niente effetto on-off e niente strappi dati dalla coppia. I casi sono due: o mi sono distratto un attimo e mi hanno messo tra le gambe una quattro cilindri giapponese o il lavoro fatto sull'elettronica ha funzionato. Il motore rotondo, la ciclistica impeccabile e la possibilità di osare sul bagnato sentendo intervenire in maniera discreta il controllo di trazione, hanno reso entusiasmante ogni centimetro di strada fatto in sella alla Dragster. Sì, anche sul bagnato.

BELVA IN GABBIA L'interesse ad aprire la gabbia della belva sedata dalla mappatura da fondo bagnato era alto. Dopo qualche ora di sole, l'asfalto delle strade francesi ha cominciato ad asciugarsi e al primo semaforo utile, la mappa Rain ha fatto spazio alla alla Normal. Ecco che l'erogazione senza compromessi tipica delle scarenate MV è ritornata alla luce. Ignoranza allo stato puro. E pensare che bastava un colpo ad un tastino per veder spuntare per l'ennesima volta un sorriso ebete nel casco. Non che la mappatura Rain non sia di soddisfazione ma passando alla N, l'entità della botta d'adrenalina è diventata direttamente proporzionale ai gradi di rotazione della manopola del gas. Il gusto di aprire e sentire la moto che di sola potenza cerca di alzare la gomma davanti anche in terza, è impagabile. La cosa sorprendente è che nonostante tutto il tradizionale (e poco gradevole) on-off sembra essersi dato alla macchia anche con una mappatura standard. Chiudere gas in ingresso curva e riaprirlo poco dopo non è più un problema. Momento; erogazione decisa ma lineare, niente nervosismi gratuiti, potenza a pacchi e posizione di guida comfortevole. Dove sta la fregatura? Se non fosse che il posto per il passeggero, date le scarse dimensioni della sella, sia funzionale come la birra senza alcool, sembrerebbe non esserci.

E ORA PISTA! Con l'elettronica a bordo degna di un aereo da caccia, non sfruttare tutto il pacchetto fino all'ultima regolazione sarebbe stato un vero peccato. Per la seconda volta a distanza di poche ore mi metto a smanettare con la strumentazione per disattivare l'ABS, ridurre l'intervento del controllo di trazione e settare la mappatura della centralina su Sport. L'unico particolare a non convincere sono proprio i comandi sul lato sinistro del manubrio che servono alla gestione di alcune funzioni tra le quali il TC. Si tratta di un tastierino multifunzione in gomma che a guanti indossati, è di difficile gestione. Nulla di grave, con qualche tentativo e un po' di impegno si capisce il punto preciso in cui fare pressione e si riesce a configurare la moto a piacimento senza impazzire.

GUSTOLUNGO Dopo la parentesi da nerd, ingrano la prima, esco dalla corsia box, do gas e per l'ennesima volta sento di essere seduto su una moto diversa rispetto a quella che avevo guidato poco prima in strada. Alt, la moto ovviamente è la stessa ma l'erogazione è così diversa, ancora, da far pensare il contrario. La coppia arriva secca e la si sente tutta. Il tiro del tre cilindri è bello lungo. Il gommone da 200 fa il suo dovere offrendo tanta trazione. Anche in accelerazione sulle curve più veloci la moto non si scompone e il copertone oversize, che può dare la sensazione di ridurre l'agilità della moto in ingresso curva, si rivela in pista un elemento fondamentale sul quale fare affidamento se si vuole sfruttare al massimo la potenza del tre cilindri. I 167kg a secco si fanno sentire, o meglio, non si fanno sentire. Nei cambi di direzione la moto è rapida ma sempre prevedibile e la confidenza che trasmette in qualsiasi situazione è un effetto collaterale della ciclistica spettacolare che la caratterizza.

MEGLIO SOLI Riassumendo, se cercate una scarenata bella, rifinita bene (in questo senso è meglio della Brutale), potente, facile da gestire a bassi giri ed esplosiva agli alti, ma soprattutto se siete single, la Brutale 800 Dragster è la moto che fa per voi.


TAGS: Prove moto 2014 Tutte le prove moto del 2014

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