Autore:
Michele Losito

COMFORT
ModelloVoto1) Suzuki Burgman 650 Executive8/102) Aprilia Mana7/103) Honda DN-016/10

MOTO PIONIERE Chi sceglie una moto automatica lo fa per non dover pensare al cambio e al regime del motore, per non dover gestire una frizione e, fondamentalmente, per guidare più rilassato. E, guardando alle proposte attuali, si potrebbe pensare che le Case motociclistiche abbiano già pronte le moto che nei prossimi anni andranno in mano a chi oggi scorrazza su uno scooter cinquanta e che Mana e DN-01 siano i modelli pionieri di una nuova generazione di moto a venire: perfette per la città, ma anche per il turismo a medio/lungo raggio.

VENTO A PRUA Nel valutare queste tre moto nella guida fuoriporta, o nei trasferimenti più lunghi, è però ancora il Suzuki Burgman 650 a dar del filo da torcere alle altre due. Rispetto a Mana e DN-01, infatti, la superiorità messa in campo in termini di protezione aerodinamica è, ovviamente, schiacciante, oltre che molto buona in assoluto.

MANCA PROTEZIONE Sulla naked Aprilia il pilota non è particolarmente inserito nella moto, mentre l'Honda DN-01 è quella che soffre di più nei lunghi trasferimenti autostradali, principalmente per la posizione di guida imposta dal rapporto fra sella, pedane e manubrio, oltre che per la scarsa protezione aerodinamica dell'unghia di plexiglas fumé, che funge da copertura della strumentazione.

VELOCITA' FORZATA La sua forma abbassata si coordina perfettamente con la linea allungata della DN-01, però indirizza tutta l'aria che riceve in corsa verso il collo del guidatore non appena si oltrepassano i 120/130 orari. Questi diventano così giocoforza la velocità di crociera sostenibile per non più di un centinaio di chilometri, prima che i muscoli cervicali comincino a reclamare.

COMUNQUE COMODA Questo limite della Honda non rende però giustizia ad un mezzo che sarebbe invece capace di proseguire all'infinito, stando alla compostezza dell'assetto anche sul veloce,all'efficacia dell'impianto frenante dotato di ABS e frenata combinata,e tenendo conto della comodità della sella - ampia e ottimamente imbottita sia per il pilota, sia per il passeggero.

RIGORE ALL'ITALIANA A vantaggio dell'italiana c'è invece il maggior rigore della ciclistica ad alta velocità e in generaleuna stabilità più accentuata, che riduce l'impegno psicologico sui lunghi curvoni autostradali o superando qualche camionista dal piede pesante. E, se in termini di spazio, anche il Burgman può dire la sua, la Mana soffre per il poco spazio longitudinale che offre la sella, per l'imbottitura un po' troppo rigida e per il dislivello accentuato che c'è tra la porzione riservata a chi guida e quella del passeggero.

CHE RIPRESA! Il grande vantaggio della Mana èinvece legato alla maggior potenza del suo motore e alla logica di funzionamento del cambio, tale da permettergli prestazioni in ripresa di tutto rispetto, paragonabili a quelle di moto di cilindrata superiore, oltre che inarrivabili per le altre due.

CONSUMI ALLINEATI Le prestazioni si allineano invece per quanto riguarda i consumi, dato che sullo stesso percorso misto (circa 220 chilometri percorsi in città, autostrada e un passo appenninico) i consumi registrati quasi combaciano: 17,7 km/lt per la Honda, 18,05 km/lt per il Burgman e 18,2 km/lt per la Mana, che però è stata l'unica a non doversi mai sorbire il peso aggiunto di un passeggero durante il test.

CAMBIO, QUALE CAMBIO? Anche in questo caso, le opzioni sportive o sequenziali dei vari cambi non aggiungono nulla al piacere di guida. Di cambiare marcia ci si stanca abbastanza in fretta, e le logiche sport alzando il regime di utilizzo con ogni probabilità portano a consumi maggiori a fronte di vantaggi dinamici marginali. L'unica situazione in cui possono essere utili sono i lunghi tratti autostradali in discesa, dove il maggior freno motore può dare un certo sollievo all'impianto frenante.

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