Autore:
Spartaco Belloni

Forse è questo mondo cattivo che ci spinge alla disillusione più totale, forse dentro ognuno di noi c’è un germe meschino che prima o poi si manifesta. Non sfuggono alla regola nemmeno i motociclisti di lungo corso, gente nota per i propri buoni sentimenti, pronta a darsi una mano, a riunirsi attorno a un fuoco a far bisboccia, ad aiutare i fratelli con una gomma a terra. Un popolo da Amaro Montenegro, anche se i sidecaristi poi sono una minoranza. E ancor di più quelli con laurea in veterinaria. Ma tutto queste commoventi virtù prima o poi cedono all’indole del "bastardo dentro" che si annida in ogni centauro. Allora si diventa dei caini, dei biechi opportunisti, degli irriconoscenti. E si può addirittura vendere la fedele e generosa R100 Paris Dakar per lasciarsi tentare da una smorfiosetta F650 Dakar. Bella, aggressiva e con le gambe lunghe.

Ma non basta. Perché una volta la moto non la si prestava a nessuno. E invece l’ultimo viaggio è stato tutto un incestuoso scambio di coppia. Scendi dalla F650 Dakar per montare la R1150 GS dell’amico, lascia una per assaggiare l’altra. Non c’è più religione. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Noi andremo all’inferno, però intanto vi aiuteremo a rispondere agli interrogativi che vi torturano. La F650 se la merita davvero la sigla GS? Questa guizzante monocilindrica regge il confronto con le sorellone boxer?

Per metterla a dura prova partiamo, con tanto di passeggero, per una vacanza in Andalusia, là dove il sud della Spagna si affaccia sull’Atlantico. Il secondo step del test è un raid nel deserto tunisino: quei viaggi per uomini duri, con taniche di benzina, GPS e gomme tassellate. Poi una scorribanda in Grecia, ospitando una dolce fanciulla che non era mai stata in vacanza in moto. È rimasta colpita dal comfort. Il tutto condito dai quotidiani spostamenti nella metropoli. Totale: 18.000 chilometri dal 15 di luglio 2000 al 15 settembre 2001.

Per il primo viaggio, l’Andalusia, dobbiamo sorbirci parecchia autostrada, il terreno meno esaltante per una monocilindrica.
Subito il dubbio: il nostro amico con il "beccone" (la R1150 GS) si addormenterà per aspettarci? Neanche troppo, perché la 650 a iniezione si difende alla grande. Certo, a pieno carico i cavalli fanno comodo, ma la F650 Dakar non ci fa rimpiangere troppo quel cilindro in meno rispetto alla vecchia R100 GS. Più che la velocità massima di oltre 170 all’ora indicati, ci colpisce la facilità con cui si tengono i 130/140 di crociera, nonostante il passeggero e le due borse laterali GIVI che raddoppiano la sezione frontale.

Si viaggia tra i 5 e i 6.000 giri, un regime di tutta tranquillità per un motore moderno

con una notevole riserva di potenza, buona negli interminabili salitoni delle autostrade francesi, dove ci pappiamo tutte le enduro giapponesi con motore "big single". Quando c’è da lanciarsi in sorpasso, da fare la puntatina a 160, si lascia lì anche la GS 1150, che con la sua sesta lunghissima fa parecchia fatica a riprendere. Piccole soddisfazioni…

Un occhio all’orologio, uno al contachilometri, maciniamo strada ben protetti dal cupolino alto e senza farci tritare dalle vibrazioni. Ma a rilassarci è soprattutto la constatazione che la moto…va dritta. Anche stracarica di masserizie la F650 GS non ondeggia e rimane stabile, una dote che apprezziamo ancora di più nel ventoso tratto di autostrada attorno a Nimes. Con la vecchia 100 Paris Dakar non era proprio la stessa cosa.
Dove le bicilindriche fanno la differenza è nello spazio a disposizione: la R100 era già comoda, ma la mastodontica R1150 ha spazio per una famiglia. Sulla F650 non si sta così larghi, ma neanche stretti. Da buona globe trotter l’enduro BMW non dimentica l’abitabilità. Rispetto alle enduro jap il comfort è di livello superiore, la sella è studiata bene. Insomma, niente dolori nemmeno dopo 800 km di autostrada. I long test servono anche a scoprire questo.

La posizione è azzeccata, permette una guida aggressiva

, ma va anche detto che la F650 Dakar è davvero alta da terra: i corti di gamba non avranno vita facile con un’impostazione così "professionale". Si può pensare di mettere la sella (più bassa) della F650 GS "base".
Delle doti nel misto delle nuove GS avevamo già detto tutto il bene possibile, ma in questi 18.000 chilometri apprezziamo soprattutto la guidabilità a pieno carico. Certe moto, una volta in assetto da vacanza, si trasformano in lenti pachidermi, in pesanti aggeggi da viaggio cui si prendono le misure solo dopo svariati chilometri. E guai all’imprevisto, alla frenata o alla correzione improvvisa!

Nonostante il baricentro molto alto la F650 Dakar si guida davvero bene anche con borse e bauletti zeppi di roba. Una dote straordinaria comune a tutte le BMW, anche alla boxer due valvole. Chissà, se la R100 Paris Dakar avesse avuto una forcella seria e un disco anteriore come quelli della F650 GS, forse non l’avremmo tradita…

No, non è giusto prendersi tutte le colpe se è finita la nostra storia. È vero, ci siamo fatti tentare dalla freschezza, dal carattere spigliato della F650, ma la verità è che la vecchia compagna… beveva. Sì, un’esagerazione! 15 con un litro ad andar bene, anche 10 giocando con la manetta. La F650 a iniezione invece è astemia. In rodaggio 22 con un litro, 19 divertendosi in collina, 17/18 in autostrada, 16 a esagerare. Con consumi del genere bisogna percorrere almeno 210/220 chilometri prima che si accenda la spia della riserva, e dopo se ne possono fare ancora una settantina… Il beccone consuma un bel po’ di più, tranne che in autostrada dove grazie all’overdrive riesce a spuntare gli stessi valori della 650.

Consumi a parte, il bello della F650 Dakar è la versatilità

. È anche l’arma migliore della rivale-sorella R1150 GS, che però è flessibile con un’accezione diversa. Nonostante la taglia XXL conceda solo qualche puntata fuori dall’asfalto, dove c’è spazio per sfruttare il suo motorone regala delle belle soddisfazioni. La F650 Dakar però sa fare ancora meglio. Non è una moto specialistica, ma permette di muoversi bene anche nel fuoristrada di un certo impegno. Con la ruota anteriore da 21", le sospensioni a lunga escursione (oltre che in grande forma) e la posizione di guida azzeccata (anche in piedi sulle pedane), riporta al concetto originario di enduro. La moto per viaggiare dappertutto. Occhio solo al peso, perché la F650 non è affatto leggera, nonostante si tratti di una monocilindrica.

In movimento è difficile accorgersene, ma nelle situazioni critiche, dove ci si sbilancia e magari bisogna tenerla su a braccia, gli oltre 190 chili col pieno si sentono tutti. E l’altezza non aiuta a gestirli. Comunque la F650 affronta i percorsi cattivi con precisione, docile e senza nemmeno incappare nei fondo corsa che ti smontano la moto.

In terra tunisina abbiamo tenuto la scia dei KTM 640 Adventure, macinando piste e dune di sabbia fine come borotalco. Certo, a costo di un maggior impegno fisico, perché il baricentro alto e i chili danno il loro bel daffare. Ma gommata con le Michelin T63 (delle Desert con la carcassa un filo più morbida) la F 650 Dakar è andata dappertutto, rivelandosi una vera moto a 360°. Nella sabbia abbiamo apprezzato la robustezza della frizione multidisco, che ha retto ai peggiori strapazzi. Quella della R1150 GS, non avrebbe fatto altrettanto, considerato che l’abbiamo messa in crisi per molto meno. I consumi ridotti hanno limitato la scorta di benzina a una tanichetta da 5 litri, il GPS e l’incoscienza del pilota hanno fatto il resto, portando la F650 GS Dakar a farsi onore nei posti più remoti. A chi mastica di Tunisia possiamo dire di aver fatto da Douz a Ksar Ghilane per dune, senza passare dalla Pipe Line.

Una vera GS… In fondo volevamo solo appurare questo. E ci abbiamo messo molto meno dei famosi 18.000 chilometri del long test. Una vera GS e anche qualcosa di più, una moto da usare sempre, da maltrattare nei territori più disparati, ma anche una compagna da coccolare per tutta la vita. Insomma, la moto ci è piaciuta alla grande. Resta da verificare l’affidabilità sul lungo periodo. Per ora, a parte le magagne di gioventù della nostra "prima serie", la F650 GS sta andando bene. Ma va detto che fino a 30.000 chilometri quasi tutti i monocilindrici sono robusti. Aspettiamo quindi che il contachilometri segni i 74.000 della vecchia R100 Paris Dakar tradita. Quando li avremo raggiunti senza eccessivi problemi, concedendo magari qualche giustificazione per la diversa architettura del motore, allora potremo dire che questa F650 GS è "una BMW come quelle di una volta". Sarebbe il complimento più bello.


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