Prova su strada
KTM 640 SM

KTM 640 SM

Grintosa come una vera supermotard, educata come una moto da utilizzare nel day by day. La Supermoto è la versione civilizzata delle moto da gara che derapano nei circuiti del mondiale. Offre lo stesso divertimento di guida, ma con meno sacrifici. Ricetta azzeccata al giusto prezzo.
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Autore:
Stefano Cordara

COM’ È Le supermotard sono ormai sulla bocca di tutti. Quegli ibridi ottenuti mischiando telai da enduro con gomme e freni stradali stanno riscuotendo sempre più successo. Non solo nelle competizioni (con un campionato ormai diventato mondiale), ma anche per le strade di tutti i giorni. Non è raro, infatti, vederle parcheggiate fuori dei locali di tendenza, o sentirle rombare per le vie della città, guidate da inappuntabili manager con grisaglia, scarpa lucida e Duraleu non omologato di ordinanza.

PRO E CONTRO

Punti a favore molti. Sono moto assolutamente divertenti, dall’erogazione esuberante, e dalla maneggevolezza esaltante. Punti a sfavore: la loro "rozzezza", sono moto spartane, maschie, con poco o nulla attaccato addosso che vibrano, per di più scomode. Ben poco civilizzate dunque, e questo può trasformasi da un pregio ad un difetto per chi magari ama il genere, ma non è disposto a fare troppi sacrifici.

SOFTMOTARD

Bene ha fatto dunque KTM a pensare anche ai motards meno esasperati. La Supermoto 640, infatti, non è null’altro che una supermotard in versione leggermente più soft. Parente stretta della moto che fa faville nel mondiale, la Supermoto ha però una bella dose d’attenzioni in più verso chi vive la moto tutti i giorni.

CUORE RACING

Il cuore, in fondo, è quasi lo stesso: il sofisticato monocilindrico con raffreddamento a liquido e distribuzione a quattro valvole. Nel corso degli anni l’LC4 (questa la denominazione del motore) ha guadagnato la giusta affidabilità. L’ultima versione montata sulla Supermoto tocca quota 625 cc (ma c’è anche una versione da 654 cc sulla più performante SMC). È un piccolo gioiellino della meccanica questo monocilindrico: studiato per essere vincente nelle competizioni di enduro, ha nella sua incredibile compattezza uno dei suoi punti di forza.

MINIATURA

Ogni particolare è stato studiato per essere il più piccolo e leggero possibile, e non mancano soluzioni tipicamente racing come la pompa dell’acqua calettata direttamente sull’albero a camme. Piccolo ma cattivo, se è vero che sulla Supermoto questo monocilindrico raggiunge quota 54,4 cavalli a 7000 giri, con una coppia massima di 55 Nm a 5500 giri. Insomma, di birra ce n’è a sufficienza e questi numeri portano la KTM ad essere una delle supermotard di grande serie più potenti sulla piazza.

VITA COMODA

Questo senza rinunciare a certe comodità ormai indispensabili come ad esempio l’avviamento elettrico. Resta comunque al suo posto la classica leva. Chi vorrà bullarsi davanti al bar dando la scalciata (occhio, la leva è a sinistra) non ha che da estrarla, certo che la moto di sicuro non lo tradirà perché anche a pedale l’avviamento della "K" non manca un colpo.

NUOVO DENTRO

Per il 2003 il motore ha ricevuto anche una serie di novità tecniche: valvole di scarico più grosse arrivano direttamente a farcire la testa (derivate dalla moto da competizione), la fasatura dell’albero a camme è stata modificata, mentre la centralina elettronica ora gestisce l’accensione in combutta con il sensore sulla farfalla del carburatore.

PREGIATA

Professionale la ciclistica, con un telaio a culla di acciaio che si sdoppia davanti al motore, farcito con un forcellone in alluminio ottenuto per pressofusione (una tecnica sempre più in voga) e da una forcellona rovesciata della White Power con steli da ben 48 mm, completamente regolabile, così come il monoammortizzatore. Non mancano, ovviamente, i cerchi a raggi da 17 pollici con canale largo, pronti ad ospitare due Pirelli MT 60 da 120/70-17 e 160/60-17 dal sicuro impatto scenografico. Non meno d’impatto l’impianto frenante: la padella da 320 mm davanti è frenata dalla classica pinza Brembo a quattro pistoncini, mentre dietro spunta un bel disco a margherita da 220 mm.

UN PO’ PIÙ GRASSA

Tutto in regola quindi, la Supermoto rispetta appieno i canoni delle vere supermotard, con solo una certa sensazione di "robustezza" in più (il peso dichiarato di 149 kg pare sinceramente molto ottimista). È slanciata, dunque, ma non snella come le concorrenti più racing, insomma è una vera Supermotard civilizzata.

STIMOLANTE PER LEI

Anche perché solo sulla "K" il passeggero assume una dignità umana. A lui (o lei) è riservata una porzione di sella dignitosa, due vere pedane cui appoggiarsi e, udite udite, persino due maniglie, utili tra l’altro nel caso si voglia fissare un piccolo bagaglio con una rete elastica. Il serbatoio, poi, non è certo una cisterna, ma con i suoi 12 litri offre un’autonomia tutto sommato adeguata ad un utilizzo normale, non costringendo a soste troppo frequenti.

CURATA

Chi giudica le Supermotard moto scarne e finite un po’ così, non ha che da toccare con mano una Supermoto. Ben costruita ed assemblata, la Supermoto è un mezzo di sostanza, ha finiture di alto livello, una strumentazione degna di tale nome (bello il display a cristalli liquidi, ma in piena luce si vede un po’ poco). La cura costruttiva si nota anche da particolari quali il manubrio, i cablaggi, le plastiche, il silenziatore in acciaio inox. Insomma, la KTM è una moto ben fatta, pronta a smentire chi denigra il settore tacciandolo di una certa spartanità. Guardandola da vicino si è senz’altro invogliati ad investire la cifra di 7.769 Euro per portarsene a casa una.

COME VA

La sensazione di corpulenza che si ha ad un esame statico, trova conferma quando si prova a spostare la moto a motore spento. Il peso c’è, e questo è lo scotto da pagare per avere una moto più "umana" rispetto alle scarne supermotard racing. La sella però è da vera supermotard, cioè alta.

BASSI IN CRISI

Dall’alto dei suoi 90 cm si domina il traffico, ma certo chi non è un gambalunga potrà avere qualche problema a posare i piedi a terra, anche se va detto che il mono posteriore si "siede" abbastanza, concedendo qualche centimetro. Un tocco di pulsante e il motore borbotta silenzioso. Rumori meccanici nessuno, ma anche lo scarico è molto silenziato, fin troppo verrebbe da dire, colpa delle omologazioni, non ci si può far nulla.

SALE IN FRETTA

La rapidità nel prendere i giri in folle lascia intendere una certa cattiveria che si conferma una volta innestata la prima. Una manata al gas e la ruota anteriore schizza in su: i 54 cavalli non si fanno certo attendere e scalpitano ad ogni apertura del gas. Però, nei rapporti superiori, la grinta risulta piuttosto diluita. Il mono KTM è potente, ma i rapporti un po’ troppo distanziati ne smorzano un po’ la verve.

PERCHÉ NON UN SEI?

Su una moto del genere avrei preferito un bel cambio a sei marce, perché le cinque attuali finiscono per scontentare tutti: sia lo sportivo, che magari vuole fare una sparata in un kartodromo, sia l’utilizzatore normale che magari vorrebbe una quinta più lunga nell’utilizzo sui percorsi extraurbani e magari in autostrada.

IN CIRCUITO

L’impostazione fuoristradistica, con manubrio largo e sella che avanza a sormontare il serbatoio, consente ampi spostamenti in sella, consentendo ai più sportivi di giocare ai piloti in pista. Cosa che per inciso la KTM permette di fare agevolmente (come vedete dalle foto), con l’unico limite di un peso superiore alla media delle Supermotard.

SU STRADA

Su strada invece l’agilità non è in discussione: la SM 640 si conferma come moto imbattibile sui percorsi misti, specialmente quelli tortuosi, dove ci si può divertire a bastonare fior di sportive. Eccellente in frenata e velocissima in ingresso curva, la KTM si conferma come perfetta toy-bike con cui divertirsi a guidare sui percorsi misti. Di contro, è lecito non attendersi una stabilità a prova di bomba. In velocità (si superano agevolmente i 170 all’ora) l’avantreno si alleggerisce parecchio e la moto diventa un po’ ballerina.

GOOD VIBRATION

Nell’utilizzo normale occorre però mettere in conto una bella dose di vibrazioni, diffuse un po’ su tutta la moto, che infastidiscono un po’. È una compagnia cui non si può fare a meno, ma, forse, chi compra questo tipo di moto non ci farà troppo caso. In fondo siamo su una supermotard mica su una GT.

Si ringrazia Sergio Canobbio e lo Show Action Group per la collaborazione.


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