Prova su strada
In sella: Kymco People 250

In sella: Kymco People 250

E' stato il primo ruota alta a sfoggiare la motorizzazione duemmezzo, adesso lo seguono tutti. Il Kymco People 250 se la cava bene in città, ancora meglio su strade aperte dove sfoggia equilibrio dinamico e buoni livelli di comfort. Faro ovale a mo' di Vespa e fisico alla Galletto, ristilizzati con stile e gusto. Prezzo ok, come sempre in casa Kymco.
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Autore:
Alfredo Verdicchio

COM’È Non solo Dink. La Kymco negli ultimi si è data un gran daffare per riuscire a guadagnarsi la "stima" dei consumatori europei molto attenti anche all’esteriorità del prodotto e non solo a quello che hanno dentro.

STILE ITALIANO Così sono nati poco a poco scooter dal design di chiara ispirazione europea come lo B&W, lo Yup e il futuro maxi scooter Xciting 500, presentato in versione definitiva al Salone del Ciclo e Motociclo di Milano nell’autunno scorso.

IL PRIMO DUEMMEZZO Non da meno è la famiglia dei "ruota alta" di Kymco, i People, che con le loro forme "italiche" hanno piano piano strappato consensi importanti. Il People 250 nel vestirsi si è così ispirato ai fratellini, ma portando con sé una motorizzazione atipica per un "ruota alta": infatti il Kymco è stato il primo a superare la soglia dei 200 cc con il suo monocilindrico di 251 cc raffreddato a liquido, lo stesso che equipaggia lo Yup 250 e il best-seller Gran Dink 250.

IL MOTORE C'E'  Questa scelta ha portato ad una immediata reazione della concorrenza (si sa già dell’arrivo del Piaggio Beverly 250, ma anche dello Scarabeo 250) ma di certo è stata per il momento una mossa azzeccata per la casa di Taiwan, visto che non è certo la materia prima che le manca.
Il motore, infatti, è lo stesso monocilindrico 250 raffreddato a liquido, accreditato per 19,6 cv a 7250 giri e 19,6 Nm a 6500, che ha fatto la fortuna del Gran Dink, tutto affidabilità e consumi contenuti (in regola con la Euro-2), perfetto per uno scooter da città, altrettanto per qualche giretto fuori porta.

BEL VESTITO Esteticamente il duemmezzo mixa bene linee modernamente tese con il gusto spiccatamente classico dei parafanghi avvolgenti, del grosso faro ovale e delle cromature di scudo, specchietti e bordature di faro e indicatori di direzione. Risultato: uno scooter sobrio, dalle linee pulite e proporzionate, con dei segni particolari inconfondibili come la mascherona stile Hannibal sullo scudo, esaltate da una gamma colori indovinata: oltre il blu elettrico in foto, sono disponibili il grigio, il nero ed il rosso.

BELLO PROFONDO A differenza della maggior parte dei "ruota alta", il Kymco People 250 nasconde sotto la sella bi-piano un vano degno di nota, in grado di contenere un casco integrale insieme ad altri piccoli oggetti e con tanto di luce di cortesia e di presa della corrente per ricaricare il cellulare.
Tanto spazio ottenuto spostando dietro lo scudo il serbatoio carburante (dove si trova anche il serbatoio del liquido di raffreddamento) accessibile tramite il blocchetto d’avviamento "multifunzionale", dal quale si aziona anche l’apertura della sella. Di funzioni ne fa davvero tante il blocchetto, forse fin troppe visto che i vari scatti sono spesso un po' troppo vicini tra loro, e ruotando la chiave per avviare lo scooter si sconfina troppo facilmente nella funzione successiva.

TANTE SPIE Gradevolmente classica la strumentazione dove tra le fila di spie, spiccano quella relativa alla presa di ricarica del cellulare e quella della sella aperta. C’è anche l’orologio, il datario, l’indicatore dei tagliandi e la spia della riserva, mentre manca il contakm parziale, utile per tenere a mente i chilometri fatti in riserva.
Completano la dotazione completa di questo scooter il set di 2 cavalletti, la comoda piastra portapacchi con maniglie incorporate, il parabrezza di serie e il gancio retrattile dietro lo scudo.
A sorreggere tutta la struttura c’è un robusto telaio in tubi di acciaio, una forcella con steli di 37 mm di diametro con un’escursione di 115 mm, una coppia di ammortizzatori regolabili nel precarico molla ed escursione di 105 mm e due bei pneumatici panciuti di 110/70 davanti e 140/70 calzati da ruote a 5 razze da 16". Due i dischi freno, ma senza alcun sistema di frenata integrale. A molti piace così.

COME VA L’ergonomia in sella è ben studiata: le braccia non sono troppo distese, mentre le gambe un po’ rannicchiate si godono lo spazio della pedana piatta, sempre utile per lo shopping al volo o la 24 ore.

TUTTI COMODI La sella è ben sagomata, forse un po’ dura nell’imbottitura (soprattutto sulla punta rialzata per non far scivolare in avanti) ma ampia e in grado di ospitare pilota e passeggero in tutta comodità.
L’appoggio lombare sostiene bene la schiena di chi guida, mentre le pedane passeggero sono intelligentemente avanzate quel tanto che basta per far sì che il secondo si rilassi a dovere, grazie a maniglie ben sagomate e a portata di mano, si viaggia in tutta sicurezza. Se poi si aggiunge il bauletto sul portapacchi di serie (omologato 6 kg), da passeggero ci si può anche appoggiare e spararsi un bel pisolino.

UN DUEMMEZZO DI SOSTANZA In fatto di relax, il motore Kymco aiuta parecchio. La frizione attacca morbida, così come è morbido il monocilindrico nel prendere giri, con una erogazione lineare, ma ben "sostenuta" ai medi regimi e sufficientemente potente per affrontare il classico week-end al mare. Insomma, un motore tutta sostanza in puro stile Kymco, che lascia da parte le prestazioni per puntare su valori pratici, come l’affidabilità, la longevità, con sempre un occhio al portafogli per quanto riguarda i consumi sempre contenuti.

FATELO SCALDARE Tutte qualità che il People in prova ha mostrato sul campo. Nessun problema per partire la mattina, leggero tocco sul pulsante d’avviamento e il "mono" taiwanese scatta sull’attenti subito bello arzillo. Occhio solo a non strafare da subito: da freddo, la frizione del duemmezzo tende un po’ a "strappare" (almeno il People da noi provato) ma una volta in temperatura tutto gira preciso come un orologio.

SCATTO LENTO, MA... Allo scattar del verde il People non è un fulmine, l’erogazione è piatta e la frizione stacca piuttosto presto così il motore fatica a prendere subito i giri. Sembra di andar piano, ma bastano pochi metri per rendersi conto che il "ruota alta" della Kymco viaggia piuttosto veloce senza darlo a vedere.

... RIPRENDE BENE Così, dopo la partenza fiacca, il duemmezzo taiwanese si riprende ciò che è di diritto, mettendo in luce una buona dose di vigore ai medi regimi, quelli buoni, quelli utili quando si gira in mezzo al traffico o magari in una strada con un po’ di curve con cui divertirsi.

UN PO' DISARMONICO E sì, perché con il People 250 si va meglio quando si può dare libero sfogo alla manetta. Nel traffico, infatti, il "ruota alta" soffre un po’ per via di una distribuzione dei pesi non proprio equilibrata, più "caricata" sul posteriore.
A bassa velocità il People si comporta in modo un po' disarmonico: davanti "cade" rapido dentro la curva, mentre dietro tutto è più lento e fatica a seguire gli ordini.

DISCRETO IN CITTA' Nulla di drammatico, a parte questa sensazione di avere della zavorra dietro non c’è rischio di farsi del male, lo scooter si guida discretamente anche nel traffico più caotico, l’ampio angolo di sterzo permette di svoltare in un fazzoletto d’asfalto e gli ingombri circoscritti non lo penalizzano nella dura lotta contro il traffico.
Questa del peso tutto dietro è una abitudine dei Kymco, ritrovata ai tempi sul best-seller Gran Dink e sullo Yup 250. Ma a differenza di quest’ultimo, sul People 250 si gira meglio, l’effetto "roulotte" è molto meno marcato, tutto è più proporzionato, almeno appena si riesce a dare un po’ di gas.

MEGLIO TRA LE CURVE Il People, però, cambia faccia non appena si prende un po’ di velocità: il Kymco 250 si assesta, diventa più progressivo nei movimenti, fino ad omogeneizzarsi nell’azione della piega. Anche nei cambi di direzione questa sensazione di "zavorra" non si avverte più e il People 250 diventa uno scooter godibilissimo nel guidato, dove sfoggia una buona tenuta ed una altrettanto buona precisione di guida.

RIGIDA DAVANTI Merito anche alla coppia forcella-ammortizzatori, tarati più sul rigido, proprio per garantire un buon feeling in tutte le situazioni. La forcella si comporta piuttosto bene, nella prima parte dell’azione frenante affonda un po’ per poi continuare la sua "discesa" in modo più progressivo e funzionale.

AMMORTIZZATORI SFRENATI La coppia di ammortizzatori, invece, soffrono un po’ in caso di spostamenti in coppia per la corsa un corta, soprattutto quando i due sono piuttosto robusti. La regolazione del precarico molla dà una mano in questo caso a reggere il sovrappeso, ma se il ritmo si alza la coppia di ammortizzatori subisce le imperfezioni dell'asfalto, anche perché poco frenati nell’idraulica.

IN DUE FRENA MEGLIO A non convincere tanto nella frenata, invece, è il disco anteriore che, come sullo Yup 250, è fin troppo spugnoso nella sua corsa, anche se al contempo bisogna ammettere che risulta piuttosto modulabile nella sua azione. In caso di necessità, però, bisogna tirare parecchio la leva e la sua "corsa lunga" non trasmette un gran feeling. Molto più decisa, invece, l’azione del disco posteriore, con una morsa più forzuta, pur mantenendo una buona modulabilità. Peccato solo che tenda a bloccare se spremuto con un po’ più di convinzione. Morale, usati insieme si compensato pregi e difetti, ottenendo una frenata più che buona.

 

In questo servizio:Casco: Nolan N41 Classic PlusGiacca: Dainese AtlasGuanti: Spidi Vent H2Out

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