Prova su strada
In sella a: Yamaha Majesty 400

In sella a: Yamaha Majesty 400

Dopo 7 anni e 300.000 pezzi venduti Majesty aggiunge un tassello e cresce di cilindrata ma è sempre lui, sempre Majesty. Il cuore è tutto nuovo: 395 cc, quattro valvole iniezione elettronica, contralbero antivibrazioni e catalizzatore. Restano le caratteristiche vincenti del progetto Majesty: eleganza, abitabilità e guida piacevole in ogni situazione.
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Autore:
Stefano Cordara

COM’È Il pubblico li vuole più grossi, ma non tutti si possono permettere un sofisticato (e costoso) 500, 600 cc e chi più ne ha più ne metta. Ecco quindi che la cilindrata 400 è la soluzione ideale. Città, viaggi fuori porta, poco impegno di guida, prestazioni adeguate a farci un po’ di tutto. Un settore in cui adesso si butta anche Yamaha con l’evoluzione verso l’alto del suo Majesty. Inconfondibile, anche il 400 mantiene ben saldo il family feeling con il fratello minore, aggiungendo maggiore eleganza in alcuni particolari come i gruppi ottici anteriore (sdoppiato) e posteriore, o il cruscotto.

TOP CLASS

La qualità, però è sempre quella, eccellente di tutti i prodotti Yamaha di ultima generazione. Toccandolo con mano si capisce come il Majesty sia confezionato davvero con molta cura. Nulla fuori posto, tutto molto ben fatto con uno standard elevatissimo, cui Yamaha ci ha ormai abituato. Una cura che si traduce in tante piccole attenzioni come il comodissimo freno di stazionamento che agisce sul pistoncino della pinza posteriore (senza quindi necessitare di una seconda pinza), l’ottima qualità di verniciature e plastiche o l’assoluta assenza di viti a vista nelle sovrastrutture. Anche queste sono soddisfazioni.

EX NOVO

Non è una semplice evoluzione del Majesty 250, perché sotto la pelle cambia un po’ tutto. Il motore è stato progettato ex novo. È un monocilindrico da 395 cc, a quattro valvole (con la distribuzione bialbero, vera chicca per un veicolo di questa classe). Vanta il raffreddamento a liquido, il contralbero di bilanciamento e l’alimentazione ad iniezione elettronica con pistone secondario azionato dal depressore, stile R6 per intenderci. In Yamaha non hanno badato a spese per questo motore, e già che c’erano lo hanno realizzato con soluzioni quasi sportive. Basti pensare che le misure di alesaggio e corsa sono superquadre e il pistone è addirittura forgiato come sulle moto supersportive di ultima generazione.

POTENZA IL GIUSTO

Dichiarati 34 cv a 7250 giri e una coppia max di 36,3 Nm a 6000 giri per 145 orari effettivi di velocità massima. Non manca, ovviamente, il catalizzatore allo scarico (Euro2), così anche quando ci scappa il blocco del traffico non ci sono problemi.

LO SPAZIO NON MANCA

Chi avesse velleità di viaggiatore sappia ci sono un serbatoio da 14 litri, mentre il carico può essere stipato in un vano sottosella da ben 60 litri (ci stanno due integrali), coadiuvato nelle operazioni da due altri vani nel retroscudo (uno chiuso a chiave) molto profondi dalla capacità totale di 10 litri.

LA GIUSTA MISURA

Non è una "nave da città" ma ha dimensioni simili al 250, mantenendone quindi anche la ormai proverbiale manovrabilità. Ci tenevano così tanto a mantenere la somiglianza con il duemmezzo che alla fine le novità più grosse sono invisibili ad occhio nudo. Ma sono novità importanti, soprattutto per quanto riguarda la ciclistica.

ALLUMINIO

Non più intrecci complicati di tubi ma una struttura lineare in alluminio pressofuso che, con sole due saldature, si unisce alla zona del cannotto realizzata per fusione. L’acciaio compare solo per un telaietto secondario sotto il telaio principale. Magia della pressofusione, che ormai riesce a realizzare anche forme complicatissime, il Majesty 400 può vantare decisi aumenti della rigidità torsionale (+86%) e longitudinale (+59%) mantenendo un peso tutto sommato accettabile 197 kg a secco.

SOSPENSIONI LUNGHE

La forcella ha steli da 41 mm e ha un’escursione superiore del 20% rispetto al Majesty 250. Aumenta leggermente la rigidità della taratura. Anche gli ammortizzatori hanno una corsa più lunga del 20%, anche se curiosamente rinunciano alla regolazione nel precarico, cosa inusuale in un mezzo di questa classe. Soluzione mista per le ruote da 14" davanti, da 13" dietro, entrambe frenate da un disco da 267 mm e con pneumatici di sezione importante, quasi sportiva.

NON MANCA NULLA

Gran lusso per quanto riguarda l’equipaggiamento: a partire dalla strumentazione con tanto di contagiri e display LCD che illustra temperatura liquido, livello carburante, orologio, temperatura aria esterna e contachilometri parziali (uno dei quali si azzera automaticamente all’entrata in riserva). Un antifurto "immobilizer" è collegato all’iniezione elettronica, il vano sottosella è rivestito, e illuminato e la sella del pilota è regolabile longitudinalmente.

ACCESSORI

E per chi non si accontenta ci sono gli accessori: bauletto e portapacchi, parabrezza più ampio, paragambe, schienalino per il passeggero e manopole riscaldate. Prezzo 5.990 Euro franco concessionario. Disponibilità a partire da febbraio 2004.

COME VA La prima cosa che si apprezza del nuovo Majesty è la posizione di guida decisamente migliore del duemmezzo. C’è più spazio davanti e soprattutto c’è più spazio tra sella e pedana (+ 20 millimetri). Così si guida meno rannicchiati, cosa che giova soprattutto ai piloti più alti. L’ abitabilità, dunque è abbondante, in tutte le direzioni, ma il tunnel centrale è molto largo e ruba centimetri preziosi alla pedana che così si ritrova ad essere a "misura di suola".

STERZO ESAGERATO

In città nessun problema, l’agilità è ai massimi livelli e lo sterzo a dir poco esagerato rendono il Majesty un mangia code perfetto. Lo sterzo è ampio al punto che alla fine non si utilizza nemmeno tutto (e utilizzandolo tutto si intralcia con le gambe).

EQULIBRISTA

Come tradizione della famiglia Majesty anche il 400 tende a privilegiare l’equilibrio globale e la guida vellutata piuttosto che le prestazioni assolute che, diciamolo, su uno scooter lasciano il tempo che trovano. Il motore è molto "morbido" in tutte le sue manifestazioni, anche in spunto e ripresa dove magari da un 400 ci si aspetterebbe qualcosina di più. Lo spunto non è bruciante, l’attacco del variatore è morbido, così a sensazione qualche concorrente al semaforo potrebbe far meglio, ma siccome la vita non è solo una ripresa, fa davvero molto piacere constatare che il Majesty è un altro pianeta quando si tratta di guidare il mezzo tra le curve.

SCOOTER-NON-SCOOTER

Baricentro bassissimo, peso bilanciato alla perfezione, il Majesty corre sicuro in curva assicurando una luce a terra consistente (in piega non si tocca con nulla) e comportandosi in modo piacevolmente neutro senza manifestare il classico comportamento "da scooter".

BEL TELAIO

Il telaio è davvero eccellente, si avverte che è più rigido, non so se dell’86 percento, ma più rigido lo è di sicuro, e soprattutto coadiuvato nel lavoro da sospensioni molto a punto che assicurano il giusto comfort anche sullo sconnesso (siamo andati a cercarlo apposta per provarlo) pur senza penalizzare la guidabilità. La forcella, in particolare, piace perché ha un funzionamento sempre molto controllato, anche quando si frena forte.

L’EFFICACIA DELLA SEMPLICITÀ

A proposito di freni, il Majesty rinuncia a qualsiasi aiuto. Niente ABS, niente frenata integrale, ma due comandi indipendenti che svolgono il loro lavoro in modo impeccabile. Raramente ho trovato scooter che frenano così bene. Attacco morbido, gran feeling alle leve, con un freno posteriore di grande aiuto quando si guida tra le curve per correggere la traiettoria e che arriva al bloccaggio solo se veramente si esagera. Limiti pochi, solo forzando la staccata a livelli ben al di fuori dell’utilizzo normale si avverte qualche minimo ondeggiamento e la presenza del disco singolo anteriore che tende a svergolare leggermente la forcella, ma, ripeto, sono situazioni davvero eccessive.

VELOCE E SICURO

Quanto a prestazioni pure il Majesty 400, invece si difende egregiamente. Una volta distesa la trasmissione, il motore fa valere tutte le sue doti di allungo lanciando il 400 Yamaha a superare i 160 indicati. I 145 effettivi dichiarati dovrebbero quindi essere veritieri. In velocità il Majesty non perde il suo bell’equilibrio, anche quando si incontrano buche o giunzioni dell’asfalto il manubrio resta piacevolmente fermo tra le mani.

VELOCE IN CROCIERA

Oltretutto a 150 indicati il motore lavora solo a 7000 giri, ben lontano cioè dalla zona rossa, lasciando intendere che tale velocità può essere mantenuta praticamente all’infinito. Anche perché la protezione è un altro punto di forza dello scooterone Yamaha. Il pilota viaggia perfettamente riparato, con il vento che lambisce la sommità del casco e le spalle e la parte esterna delle gambe (io sono altro 173 cm), e il bello è che anche la spinta da dietro tipica di mezzi con parabrezza così alto qui è praticamente assente. Un po’ più alto (ma meno che sul 250) il passeggero che risulta quindi leggermente più esposto.

EFFETTO LENTE Peccato solo che il parabrezza abbia un effetto lente un po’ fastidioso, non tanto quando si guida (visto che lo sguardo va sempre oltre il parabrezza) quanto quando si vuole vedere cosa succede "sotto" lo scooter. Va comunque considerato che i mezzi provati erano esemplari di preproduzione e magari questo problema sarà risolto sugli esemplari definitivi. In ogni caso se siete infastiditi prendete in considerazione l’acquisto del parabrezza rialzato che invece è otticamente perfetto. 

In questo servizio:Casco:Vemar VRTGiacca: Alpinestars VistaGuanti:Spidi Cervo

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