Autore:
Stefano Cordara

COM'È I numeri parlano da soli, la categoria degli scooter comfort da 125 a 250 cc è quella che più d'ogni altra sta sostenendo il mercato dei "ruota bassa" con numeri di vendita molto interessanti. In questo segmento sono presenti praticamente tutti i costruttori Italiani ed esteri. Tutti tranne Aprilia che fino ad oggi non aveva ancora riempito quest'importante buco nella sua pur vasta gamma di scooter. Fino ad oggi, appunto, visto che all'Intermot di Monaco è arrivata puntuale la risposta della Casa di Noale. Il nuovo arrivato si chiama Atlantic, proprio come l'over scooter da 500 cc che ha già riscosso un buon successo di vendite.

GRANDI NUMERI Se il segmento degli over 250 è quello dove ci si gioca il prestigio con tecnologia e prestazioni, quello da 125 a 250 è invece il segmento dei grandi numeri, dove a vincere sono i mezzi più versatili e dove il rapporto qualità prezzo conta molto più di certi futili gadget.

GEMELLI DIVERSI Da questo punto di vista Aprilia ha fatto davvero un buon lavoro. "L'Atlantichino" ha un certo family feeling con il fratellone da 500 cc, cui è riconducibile per certe forme, ma vive di vita propria, con una linea che ci pare anche più equilibrata e meglio riuscita di quella del maxi di cui riprende il nome.

NON COPIA Meno spigoli, più rotondità, una coda slanciata e sapienti mixaggi di verniciature metallizzate e superfici opache lo rendono un mezzo molto gradevole allo sguardo. Positiva, dunque l'impressione visiva, anche perché, se si esclude il doppio faro anteriore convergente (un po' Tmax, un po' Burgman 650) di déjà vu a bordo dell'Atlantic c'è ben poco.

C'È SOSTANZA Positiva anche l'impressione di qualità che si riceve toccando con mano il mezzo. Verniciature lucenti, plastiche che non scrocchiano, assemblaggio curato strumentazione ricca, portapacchi di serie; l'Atlantic dà subito l'impressione di essere un mezzo di sostanza.

TRALICCIO Sotto il vestito c'è una tecnica che per Aprilia possiamo ormai considerare tradizionale. Riprendendo lo schema dell'Atlantic 500 il telaio è un traliccio in tubi d'acciaio, con struttura a doppia culla chiusa sovrapposta. Una conformazione che, dicono i tecnici, è stata studiata per offrire un'elevata rigidezza torsionale e quindi un piacere di guida ai massimi livelli per la categoria. Per ottenere questo risultato, ovviamente, l'Atlantic rinuncia alla comodità della pedana piatta, anche se va detto che l'Aprilia ha intelligentemente studiato una borsa che si fissa proprio sopra il tunnel, offerta optional.

UN CASCO E MEZZO In questo modo si recupera un bel po' di spazio che si va a sommare a quello del vano sottosella piuttosto largo ma non molto profondo, illuminato e dotato di presa di corrente (per l'immancabile cellulare), e in grado di ospitare un casco integrale e un jet di piccole dimensioni (di quelli senza visiera, per intenderci). Proseguendo l'esplorazione dei vani si arriva al retroscudo dove uno stipetto chiuso a chiave (dall'aspetto un po' fragile per la verità) permette di contenere piccoli oggetti.

PAVÈ CONTRO TUTTI La lotta con il pavé è quasi sempre impari per uno scooter, l'Atlantic prova a sfidare i sampietrini con generose ruote da 13 pollici (pneumatici 110/90 ant, 130/70 post), una forcella da 35 mm e un solo ammortizzatore posteriore regolabile in modo micrometrico nel precarico tramite una comoda ghiera. Entrambi hanno una escursione piuttosto consistente (105 mm). Una coppia che, insomma, promette bene.

FRENATA INTEGRALE Così come promette bene l'impianto frenante. I due dischi (240/190 mm) sono gestiti da un sistema di frenata integrale che tramite un ritardatore consente di ottimizzare la ripartizione della frenata tra asse posteriore e asse anteriore quando si utilizza il comando di sinistra. Proprio per questo motivo la pinza anteriore ha tre pistoncini paralleli. I due esterni lavorano con la leva di destra quello centrale con quella sinistra in cooperazione con il freno posteriore.

MAXI FUORI Le dimensioni generali (2100 mm di lunghezza, 900 di larghezza) sono molto vicine a quelle dei maxi 250, il piccolo Atlantic, insomma, piccolo non lo è affatto e il fatto che non ci sia un bel motore duemmezzo sotto le plastiche potrebbe anche far storcere il naso a qualcuno.

200 DI QUELLI BUONI Niente paura, il 200 che lavora sotto le plastiche è il noto Piaggio LEADER quattro tempi da 198 cc reali raffreddato a liquido e con quattro valvole. Alla fine la scelta paga perché questo motore (già apprezzato sul Beverly e in arrivo anche sul binario X9...), pur catalizzato EURO 2 riesce a mettere in fila 21 bei cavallini, promettendo di tenere tranquillamente la scia in ripresa e velocità di scooter con motori più grossi. Che, diciamolo subito, costano anche molto di più.

LISTINO CHE PIACE Proseguendo l'apprezzabile politica iniziata con il 500, l'Aprilia non ha voluto, infatti, calcare troppo la mano sul listino. I 3800 € (indicativi f.c.) chiesti per l'Altantic 200 sono, infatti, non solo inferiori a tutti i duemmezzo, ma anche ai 200 e ad alcuni 150 concorrenti. Tutto questo con una dotazione che non fa rimpiangere nulla, con finiture curate e con una strumentazione completa e molto ben riuscita.

125 PER LA B Anche il motore 125 è il LEADER a quattro valvole (anch'esso catalizzato e ossequioso all'Euro 2), condannato per legge a non superare la soglia dei 15 cv (13,6 per il motore Piaggio) per poter essere guidato anche dai possessori della sola patente B. Non è il massimo con un mezzo di queste dimensioni ma gli interessati potranno consolarsi con l'allettante prezzo di 3500 €.

OPTIONAL DEDICATI Quanto agli accessori disponibili, proprio con Atlantic 125 Aprilia ha fatto debuttare la linea Techno Tourer, che vuole offrire ai possessori di Caponord, Pegaso e Atlantic una serie di optional dedicati alla protezione dal freddo e all'aumento della capacità di carico. Per il piccolo Atlantic sono previsti un telo coprigambe (consigliabile perché completamente privo di lacci € 92.60), la già citata borsa touring da 50 litri, il top case da 45 litri in tinta con lo scooter e il cavo antifurto. Prossimamente è previsto l'arrivo di un parabrezza ancora più ampio e con paramani, di un portapacchi con schienalino e della motoradio.

COME VA Due curve e un'accelerata. Ci vuol davvero poco per capire che le dichiarazioni dei tecnici Aprilia sul piacere di guida non sono per nulla distanti dalla realtà. Il baby Atlantic si guida davvero bene, forse anche meglio del fratellone 500.

GUIDA D'EQUILIBRIO Pur senza arrivare a tanta enfasi posso dire che sono stato impressionato favorevolmente dall'equilibrio ciclistico che questo scooter ha messo in mostra. Non arriva certo alle "sensazioni motociclistiche" dei ruota alta ma il modo con cui si destreggia tra le curve lo rende davvero piacevole da guidare.

IN SELLA COME IL 500 La posizione in sella è molto simile a quella del 500: busto eretto, braccia moderatamente distese a impugnare un manubrio alto e dal buon braccio di leva, pedana non ampissima ma spaziosa quanto basta per farci stare un bel paio di "44 pianta larga". Anche questo Atlantic offre la possiblità della guida a gambe allungate anche se lo spazio per i piedi in questo caso si riduce un po'.

BEN GESTIBILE La sella bassa e la pedana stretta nella zona di passaggio delle gambe rendono la vita facile a chiunque si voglia cimentare nella guida di questo scooter che non è leggerissimo (circa 160 kg) ma nemmeno un peso massimo della categoria. Il cavalletto laterale è subito a portata di piede, quello centrale si aziona senza troppo sforzo, insomma ancora prima di partire l'Atlantichino manda al suo guidatore segnali confortanti. Un occhio alla strumentazione (da cui spuntano due spie "nascoste" EFI e ABS che lasciano supporre interessanti sviluppi futuri), e siamo pronti a partire.

LEADER DI PRESTAZIONI Il motore LEADER da 198 cc è una vecchia conoscenza che ritrovo con piacere anche sull'Atlantic. Le valide prestazioni offerte da questo monocilindrico rendono effettivamente il maxi Aprilia concorrenziale anche con i duemmezzo, cui Atlantic deve cedere il passo solo nei primi metri dopo lo spunto iniziale. Il 200, infatti, non "strappa" subito ma ha un pelo d'inerzia prima di partire al semaforo. Si riscatta poi in fretta, guadagnando giri velocemente grazie a una trasmissione a punto e portando rapidamente il tachimetro in zona 130 (anche abbondanti) con una spinta vellutata, silenziosa e del tutto priva di vibrazioni. I 120 all'ora effettivi dichiarati da Aprilia dovrebbero essere quindi reali.

NESSUN RIMPIANTO Prestazioni, dunque, che non fanno rimpiangere cubature maggiori e che fanno ben capire il perché questa cilindrata sia sempre più utilizzata anche da altri marchi grazie al suo buon compromesso tra costi di gestione e performance.

CICLISTICA PROMOSSA Promosso a pieni voti il reparto ciclistico. Il comportamento dinamico del piccolo Atlantic è ottimo. Molto maneggevole, scende in piega sicuro, corre preciso alla corda senza fastidiose reticenze a chiudere la traiettoria. Una piacevole sorpresa anche la quasi totale assenza del fastidioso effetto di autoraddrizzamento quando si arriva in curva con la leva del freno posteriore in mano (e con gli scooter praticamente privi del freno motore capita davvero spesso). La rigidezza del telaio è apprezzabile anche quando si guida con passeggero, seduto un pelo in alto ma che non si fa sentire troppo nella guida.

A SINISTRA FRENA TUTTO L'impianto frenante con sistema integrale ha comandi morbidi e ben gestibili. L'efficacia del comando sinistro (quello che comanda il disco posteriore e un pistoncino anteriore) è valida; senza strapparsi i tendini della mano si hanno ottimi rallentamenti e solo esagerando si arriva al bloccaggio della ruota posteriore (tuttavia l'Atlantic è un po' più sensibile a questo problema di altri scooter). Come ormai accade sempre sugli scooter con frenata integrale, il comando destro è ormai da considerarsi un freno d'emergenza che, se usato da solo, per me morde sempre troppo poco. Ma tant'è, ormai sugli scooter si frena così.

GUIDA DI VELLUTO La ciclistica a punto è merito anche delle sospensioni che lavorano ottimamente sul liscio asfalto guidando l'Atlantic senza indugio e assorbendo piuttosto bene i colpi anche se l'ammortizzatore pare avere una taratura un po' troppo rigida per vincere la sfida pavè (anche se durante la prova non abbiamo affrontato tratti impegnativi in tal senso). Il comfort resta comunque valido, anche perché la protezione aerodinamica è elevata. Il grosso plexiglass devia l'aria oltre casco e spalle (le mani però sono scoperte), lo scudo protegge le gambe (solo lambite dal vento della corsa).

125 CONTRO 160 Quanto al piccolo 125... beh, lui fa quello che può e combatte con tutte le sue forze contro i 160 kg (più pilota) dell'Atlantic. Ma più che di cavalli pecca, ovviamente, di coppia. Il motore gira alto, e quanto a spunto non fa certo strappare i capelli (problema comunque comune a tutti i maxi di analoga cilindrata) anche se l'Atlantic mi è parso uno degli scooter meno "spenti" in tal senso. Valido, invece, l'allungo che porta l'Atlantic 125 a sfiorare i 120 indicati (107 reali dichiarati), il che lo rende ben sfruttabile anche nei percorsi extraurbani.

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