Test Drive
Harley-Davidson Seventy-Two

Harley-Davidson Seventy-Two

L'Harley-Davidson Seventy-Two chiama all’appello i motociclisti sognatori, bisognosi di libertà e indipendenza. Con il V–Twin da 1.200 cc, offre una guida insospettabilmente piacevole e un look seducente a 11.500 euro.
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Autore:
Alessandro Codognesi

NEED FOR FREEDOM Correvano gli anni 70, anni di cambiamenti, di ribellione e di film che proclamavano questi concetti come sacri. Della partita era anche Easy Rider, un film che ritraeva libertà e indipendenza incarnate nei due ragazzi protagonisti, che, in sella alle loro moto, viaggiavano per il gusto di essere liberi. E’ da qui che lo stile Ape Hanger ha acquisito fama in tutto il mondo, prima mero appannaggio delle sole Americhe. L’Harley-Davidson Seventy-Two richiama esattamente quello stile e quelle idee, seducendo chi ha vissuto e chi ha parlato quella lingua.

PRIMA PORTATA La Harley-Davidson Seventy-Two è di fatto l’ennesima rielaborazione dello Sporster, ma per l’occasione si è rifatta trucco e parrucco. Con la 72 infatti Harley reintroduce nella gamma il concetto di Mini Ape (non è una vera Ape Hanger), grazie al manubrio oversize alto 250 millimetri più 50 millimetri di riser. In tema sono anche la ruota anteriore a raggi da 21”, il serbatoio da 7,9 litri, il parafango tronco, la fascia bianca sulle gomme e cromature come se piovessero (a cominciare dal motore). A chiudere il trenino della raffinatezza ci pensa la colorazione: il nome tecnico è Hard Candy Big Red Flake, di fatto è un rosso rubino arredato di quel glitter luccicante che tanto andava di moda negli anni 70. Passare inosservati sarà impresa ardua …

DI SECONDO ABBIAMO La meccanica delle Harley-Davidson è sempre acceso argomento di discussione tra motociclisti. C’è poco da fare, ogni volta che salta fuori l’argomento Harley, il gruppo si divide: chi osanna le sue linee senza tempo e il gusto che regala la sua guida, dall’altra c’è chi addita le Harley-Davidson come inutili e arretrate. A Milwaukee vanno dritti per la loro strada e anche la 72 è equipaggiata con il V-Twin Evolution da 1.200 cc, raffreddato ad aria, in grado di esprimere poco meno di 67 cv e 96 Nm a 3.500 rpm. Anche il cambio è il solito 5 marce, con lubrificazione separata.

CON CONTORNO DI Le quote del telaio non cambiano molto rispetto agli altri modelli Harley, con eccezione dell’avancorsa: si parla di ben 134 millimetri. Insospettabilmente, la Harley-Davidson Seventy-Two è la più in forma della famiglia, dato che ferma l’ago della bilancia a 247 kg di peso a secco, contro gli oltre 250 di tutti gli altri modelli della gamma Sportster. Al reparto sospensioni nulla di nuovo, con la forcella da 39 mm e il doppio ammortizzatore posteriore. Anche i freni puntano sul classico: singolo disco da 292 millimetri davanti con pinza a due pistoncini e abbinata disco singolo 260 mm/pinza mono-pistoncino al posteriore.

SI ACCOMODI Vederla così, appoggiata al cavalletto laterale, fa un certo effetto. Il colore lustrinato, quel manubrio alto e la sella monoposto lunga sì e no 30 centimetri, tutto si fonde in un insieme sgargiante e cromato: impossibile non calamitare gli sguardi in partenza. Caso vuole che gli scarichi di serie invece abbiano una voce abbastanza sobria e contenuta, che contrasta leggermente con le strillanti forme e colori della Harley-Davidson Seventy-Two. Hanno fatto 30 nell’estetica, potevano fare 31 con il sound, penso, ma a ben vedere, le Harley sono il genere di moto più soggetto a customizzazione, a cominciare proprio dagli scarichi.

SORPRESA! A vederla non si direbbe mai, eppure in sella alla Harley-Davidson Seventy-Two si sta comodi: le braccia in qualche modo riescono a essere rilassate, pur aggrappate al manubrio, dotato di manopole grosse quanto wurstel tedeschi. Unite questo alla sella low level e alle pedane avanzate e capirete perché salendo in sella ci si senta come Renegade a caccia del cattivone di turno. L’occhio cade sull’esile strumentazione, che non comprende il contagiri, come da tradizione Harley. Nella sua semplicità, tuttavia, è chiara e leggibilissima, con tutte le spie ben visibili anche sotto il sole di mezzogiorno. Le prime impressioni sono dunque positive, con una qualità di costruzione che all'altezza della tradizione della Casa e una posizione di guida più comoda del previsto.

IN FORMA LA RAGAZZA Ammetto che procedere in sella alla Harley-Davidson Seventy-Two, inizialmente, disorienta un po', soprattutto a causa delle pedane avanzate. I primi metri, infatti, sono prezioso periodo d’apprendistato; chi arriva, banalmente, da una naked/sportiva/quel-che-volete, deve riparametrare i propri concetti di posizione e dinamica di guida. Tuttavia, sfilando nel traffico milanese, il manubrio alto invece che essere un impedimento è il valore aggiunto. Grazie alle sue generose dimensioni infatti, offre molto più effetto leva di un normale manubrio, col risultato che, zigzagando nel traffico, la 72 di Milwaukee è sorprendentemente agile per pesare due quintali e mezzo. Unica pecca è la (breve) corsa degli ammortizzatori posteriori, che su quasi ogni buca rischiano di andare a pacco, facendo saltare le otturazioni.

PASSERELLA Un fattore sorprendente è la quantità di sguardi che l’Harley-Davidson Seventy-Two attira. A ogni semaforo non c’è capo che non si volti ad ammirarne le forme e i colori. Certo, a qualcuno questo potrebbe anche dare fastidio. Ma è nella natura della Seventy-Two, ama farsi ammirare e guardare. Anche da chi magari non l'apprezza.

WALZER Via dalla città, per saggiare le qualità dinamiche della Harley-Davidson Seventy-Two, che scopro essere una compagna di danza dolce e affettuosa. Non ama i ritmi Hardcore, con lei entrare in curva alla garibaldina non funziona. Meglio arrivare con la marcia più alta di quanto si penserebbe (leggermente sottocoppia), scendere in piega dolcemente e dare gas, sfruttando la generosa coppia. Peccato solo per le pedane basse e che grattano presto sull'asfalto: ci fosse qualche millimetro in più di luce a terra, la 72 sarebbe ancor più godibile. Ma d’altronde, è pur sempre un’Harley cui non è carino mettere troppa fretta.

CUORE D’AQUILA Il motore è quello di sempre: le vibrazioni sono tante ma ben filtrate dai silent-block, la spinta invece è sostanziosa ai bassi (scatta bene ai semafori) ma finisce presto, troppo per i miei gusti. Al salire dei giri infatti la Seventy-Two mostra di non gradire il trattamento, con il motore che si sfoga in un ruggito sofferto. All’orizzonte il sole tramonta e io sto percorrendo la strada dietro casa, con la moto che scorre liscia come l'olio a circa 80 km/h. Non sarà l’ultimo ritrovato di tecnologia ma nelle circostanze a lei congeniali, la 72 si dimostra proprio un bell’oggetto.


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