Prova
Harley-Davidson Forty Eight

Harley-Davidson Forty Eight

Bassa, nera e con la gommona davanti: è la Forty-Eight, un'interpretazione bobber, su base Sportster che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere. E non solo
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Autore:
Michele Losito

AMERICAN PIE se il fascino di una moto potesse essere racchiuso in una ricetta, la Harley-Davidson Forty-Eight rientrerebbe nel ristretto novero delle classiche pietanze senza tempo, come la torta fumante di Nonna Papera, o la cheese cake. Un dolce basato sulla semplicità, sulla cura degli ingredienti e sull'attenzione alla cottura, che nel caso di questa moto significano particolari e finiture adatte allo spirito bobber più autentico.

PELLE NERA sulla Forty-Eight tutto è minimale e al tempo stesso piacevolmente solido, concreto. Questa moto è un mix di linee semplici, di metallo pesante e poche cromature, circoscritte agli scarichi, agli ammortizzatori posteriori e alle teste dei cilindri. Il resto è tutto rigorosamente nero lucido o opaco; unico tocco di colore è il bel serbatoio "peanuts” arancio (ma si può avere anche nero o argento), che può contenere poco meno di 8 litri, riserva compresa assicurando quindi non più di 90 km dal pieno all'accensione della spia.


RASOTERRA L'assenza di colore è solo uno dei dettagli che rendono speciale questa moto. Conta tanto anche la linea bassa, bassissima, ottenuta utilizzando molle posteriori accorciate (solo 54 mm di escursione), una sella monoposto sottile quasi come quella di una bicicletta e un manubrio dalla piega bassa, con gli specchietti che spuntano da sotto le manopole e quasi non si vedono (ma che sono comunque sufficientemente funzionali). Le pedane, poi, sono più avanzate rispetto alla Sportster d'origine, per una postura allungata e perfetta per lo stile della moto.

PANCIUTA DAVANTI La base di partenza è, infatti, una classica Sportster 1200, cui è stato modificato l'assetto posteriore ed è stato aggiunto il gommone anteriore in perfetto stile bobber. La sua misura è paragonabile a un 130/90 (MT90B16), mentre l'effetto che ne scaturisce è di quelli da standing ovation. È bello soprattutto il contrasto fra le gomme da 16, con cerchi a raggi e la linea sottile del resto della moto. Oltretutto la posteriore è da 150, quindi non esagerata come sezione, per cui la Forty-Eight riesce a dissimulare bene le sue dimensioni. Nonostante l'interasse sia da 1.520 mm e si tratti di un mezzo da circa 260 chili di puro metallo yankee.


IMMUTABILE O QUASI Telaio e motore sono quindi di derivazione Sportster, per cui il primo è un classicissimo doppia culla chiusa in acciaio, mentre il secondo è un V-Twin di 1.200 cc, per il quale viene dichiarata solo la coppia massima: 10 kgm a soli 3.200 giri. Finiture estetiche a parte, il motore non ha ricevuto alcuna modifica e rimane abbinato alla trasmissione finale a cinghia, ad un cambio a 5 marce con frizione multi disco in bagno d'olio.

TUTTO ESAURITO Sospensioni e freni sono iper-tradizionali, con escursioni ridotte (forcella 92mm e molle posteriori 54m) e tradizionali dischi fissi da 292mm, all'anteriore lavorato da una pinza a doppio pistoncino e a singolo pistone al posteriore. Come sempre, però, la moto esce dalla fabbrica così come la vedete, per poi finire nelle mani di persone che, generalmente, non resistono molto dal cominciare a cambiar pezzi qui e là. È il bello del mondo Harley, ciò che lo rende spesso inimitabile. La Forty- Eight, oltretutto, sarebbe anche il mezzo ideale per entrarci dalla porta principale, perché non costa uno sproposito (10.800 euro). Il problema, semmai, è trovarne ancora una in concessionaria…


ODIO E AMORE Se, dal punto di vista estetico, non è difficile raggiungere un giudizio unanime fra chi osserva la Forty-Eight, giudicandola un "bell'oggetto"; dal punto di vista della guida e delle sensazioni che se ne ricavano standoci in sella è più facile che le persone si dividano fra chi ama incondizionatamente questa moto (e le Harley in generale) e chi proprio non la sopporta...

INIMITABILE D'altra parte, Harley da sempre va per la sua strada e propone un'ergonomia che la rende inimitabile. La Forty-Eight in questo è quasi estrema: sella a soli 71 cm da terra, dall'imbottitura ridotta all'osso; pedane molto avanzate e larghe, manubrio piuttosto basso e lontano dal piano della sella; sospensioni rigide, dalla scarsissima escursione e comandi che sembrano fatti per le estremità di un orco, con leve grosse e manopole dal diametro cospicuo.


ZAMPE DI GALLINA Il risultato, però, è sorprendentemente meno scomodo di quanto possa sembrare. Il peso della moto è notevole, ma quando questo è a pochi centimetri da terra i problemi si minimizzano. La sella è sì sottile ma è ben disegnata, per cui ci si sente comodi e ben inseriti sulla moto che poi è sottilissima fra le gambe, se non fosse per l'ingombro del filtro aria sul lato destro. La frizione è un burro e le manovre a passo d'uomo non sono mai un problema. L'unica accortezza è di stare lontani col polpaccio destro dalla zona degli scarichi, pena un vago odor di pollo strinato...

MOOD ESCLUSIVO Chi non ha mai guidato una moto come questa potrebbe rimanere spiazzato: la Forty-Eight (come tutte le Sportster del resto), ha un incedere tutto suo, frena a modo suo e ha un cambio che pare prendersi il suo tempo per passare da una marcia all'altra. Insomma, è un mondo a parte, che tuttavia riesce a divertire. Bisogna entrare nel mood giusto quando si è in sella a moto come queste, poi tutto cambia di prospettiva.


BORBOTTA DI GUSTO Una volta sintonizzati sulla frequenza di Milwaukee, infatti, si scopre che il motore ha coppia da vendere ed è gustosissimo mettere la quarta o la quinta e passeggiare a velocità che con moto "normali" sarebbero noiosissime. Qui invece ci si gusta il borbottio degli scarichi in accelerazione, si gioca per accordare la cambiata al regime ideale e ci si accorge che, fattaci l'abitudine, il cambio non è poi così male. Lo si usa tanto anche per rallentare la moto scalando e in progressione accetta addirittura di far riposare la frizione.

LARGA E' MEGLIO La gomma larga anteriore, inoltre, regala alla Forty-Eight una rotondità di guida che le altre Sportster non hanno. La spalla surdimensionata, poi, sopperisce in parte all'escursione ridotta della forcella, mentre dietro la situazione è un po' più critica. La grande impronta a terra offre anche maggiore appoggio in frenata, anche se su questa Harley è sempre cosa buona usare in tandem entrambi i dischi (e magari togliere una o due marce) se la necessità è quella di togliere velocità in fretta.


TUTTO NELLA NORMA Precauzioni simili alla guida sono tipiche per le Harley, ma ci si fa presto l'abitudine. Per cui, meglio non farsi prendere troppo dal fatto che la moto sia sostanzialmente neutra d'assetto e sorprendentemente agile da far svoltare, perché il conto si paga quasi subito in termini di piolini delle pedane, che toccano molto in fretta e che nelle pieghe più accentuate non evitano che anche le marmitte arrivino a sfiorare l'asfalto. Divertente le prime volte, meno quando un colpo di troppo rischia di scomporre la moto. Ma basta abbassare un po' il ritmo per tornare nei ranghi: e abbassare il ritmo, in fondo , è anche un buon modo per godersi qualunque moto.

TAGS: sportster harley harley-davidson tutte le prove moto del 2010

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