Autore:
Alessandro Codognesi

LA SCELTA GIUSTA La sfida è di quelle che scottano. Il capo in bici (a pedalata assistita, non è da sottovalutare) contro me in sella a una moto, nel caotico traffico urbano. E una condizione: dev’essere una Ducati. Da qui, il grande dubbio: che Ducati scelgo? Scorriamo il listino: Diavel? Troppo ingombrante. Streetfighter? Troppo scomoda. Hypermotard? A breve ci sarà quella nuova, non ne vale la pena. Rimane ben poco… A meno che il vostro spirito sadomaso non vi faccia optare per la 1199 Panigale, la scelta è pressoché obbligata: Ducati Monster. Voglio qualcosa di giovane, però, stiloso ma senza eccedere, giusto per dare una spruzzata di appeal a una moto un po’ avanti con l’età. Ecco, ho deciso: Ducati Monster Diesel. L’accendiamo?

LIVE Anche Mario ha dovuto ammetterlo: dal vivo, la Ducati Monster Diesel è da colpo di fulmine. Le foto non le rendono giustizia: a prima vista, il contrasto tra il verde militare della carrozzeria e il giallo delle pinze Brembo è discretamente fashion, mentre un’occhiata più approfondita cattura la moltitudine di dettagli raffinati. La splendida sella con cuciture a vista, le griglie su cupolino e scarico e la forcella completamente nera, tutti particolari che esaltano l’ego del proprietario, in questo caso il sottoscritto. Certo, non è venduta al peso del ferro (13.490 euro), ma per chi cerca una special realizzata direttamente dalla Casa madre, sono soldi ben spesi.

ROMBO DI TUONO Due righe se le merita anche il motore della Ducati Monster Diesel. È stato scritto molto sul bicilindrico ad aria da 1.100 centimetri cubi, anche che manchi di allungo. Come spesso accade, però, i “soli” 100 cavalli del desmo sono tutti cazzuti: dal primo all’ultimo dei giri disponibili, infatti, il bicilindrico spinge con forza quasi bruta, divorando voracemente i rettilinei della circonvallazione milanese. Il tutto, poi, è accompagnato da una colonna sonora gasante, ad alto contenuto di decibel desmodromici, che non può lasciare indifferenti.

BELLO MA… Tanto godurioso è il bicilindrico della Ducati Monster Diesel quando ha spazio per sfogarsi, tanto è singhiozzante nello slalom in coda. Rispetto al passato è anni luce avanti, ma rimane comunque un grosso bicilindrico, pertanto ai bassissimi regimi, quando si pizzica di continuo la frizione, strattona un po’ le braccia. In questo si aggiunge un angolo di sterzo non proprio da slalomista, anche se il peso ridotto all’osso del Monsterone (solo 169 chili a secco, un vero record per una millona) aiuta comunque a divincolarsi.

FUGA DA MILANO È quando si fugge dalla metropoli che le doti della Monster vengono più a galla. La moto è realmente leggera da buttare di qua e di là e al motore non serve tirare l’ultimo dei giri disponibili per averre il meglio. Caratteristica di tutte le Monster, anche qui l’anteriore è un po’ gnucco: la forcella lavora bene, scorre fluida ed è anche progressiva, bisogna però fare l’abitudine al poco feeling che trasmette la ruota davanti. Una volta capito il giochetto e imparato a fidarsi del grip, tutto diventa più chiaro e comincia il divertimento. Non è un difetto, ma come vuole la saggezza popolare, se vuoi conquistare una Ducati, devi lavorarci un po’ su.

ELETTRONICA? SÌ GRAZIE Il pacchetto di elettronica che la Diesel offre di serie non fa mancare nulla: il sistema ABS lavora a meraviglia, una sicurezza oggi quasi immancabile per chi fa del commuting urbano, e il DTC vi salva nel caso siate troppo allegri con il gas, magari su asfalto umido (parlo per esperienza personale...). L’intervento non è dei più discreti, si percepisce forte e chiaro il taglio di potenza ma dopotutto è pensato per non farvi ruzzolare a terra e non per migliorare il tempo sul giro. Bella, insomma, questa Monster Diesel: ha tutte le doti dinamiche della normale 1100 EVO ma con in più quel quid che la rende ancora più appetibile. Certo, non è la moto più comoda, economia e pratica per muoversi in città, ma le Ducati non sono mai state questo e nemmeno lo è la Diesel.


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