Autore:
Alessandro Codognesi

RICORDO FALSATO Ho un ricordo ancora vivido della Ducati Monster 1200 S. La presentazione internazionale si tenne a Tenerife, isola delle Canarie. Ciò significa asfalti perfetti, zero traffico, curve incredibili. Insomma, ambiente da favola per gli amanti delle pieghe, ma francamente molto lontano da quelle che sono le strade di tutti i giorni. Ecco perché sono molto incuriosito vedendola parcheggiata fuori dalla redazione: quasi quasi mollo il PC, chiamo il fotografo e m’invento una scusa per andare al lago…

BOMBARDONA CAFFÈ LATTE Comunque vada devo ammettere che, con questa Ducati Monster 1200 S, a Borgo Panigale si sono rifatti di tutte le incertezze avute con la Monster new generation. Ha una personalità forte, ben definita, e i materiali sono scelti con cura. Non c’è più un solo elemento che possa dare l’idea di una moto cheap, anche guardandola da lontano l’impressione è di avere a che fare con un oggetto un po’ speciale. E se non si è ancora convinti, basta girare la chiave e premere il tasto di massa…

DECIBEL A PROFUSIONE Chi aveva paura che con l’arrivo del raffreddamento a liquido si sarebbe perso il carattere ruggente del bicilindrico, beh, si dovrà ricredere. Un po’ come con tutte le Ducati, anche la Monster 1200 S presta molta attenzione all’esperienza utente. Solo il gesto di premere il pulsante d’avviamento è di per sé un piacere: sentire i grossi pistoni che si mettono in moto, quasi annoiati dalle vostre sollecitazioni, il sound esageratamente alto di volume, anche con l’impianto di serie, il sonoro clanck della leva del cambio. Sono piccole cose che di sicuro non migliorano la guida, ma solleticano tutti e cinque i sensi già solo da fermi. Sembra poca cosa, detta così, ma la maggior parte delle moto non lo fa, o almeno non in maniera così spudorata. Tantomeno la BMW R 1200 R.

TUTTA MIA LA CITTÀ Mi piace che in Ducati siano venuti incontro al pilota con un’ergonomia migliore. La Ducati Monster 1200 S non è campionessa di confort, e nemmeno sarebbe giusto lo fosse, ma è comunque più comoda che in passato. La posizione, in particolare, è più infossata nella moto, si ha meno la sensazione di poggiare le terga su un trespolo. È la moderna concezione di naked: prestazioni sì ma guidabilità da tutti i giorni. Nel traffico però noto due cose che non mi convincono: il motore scalda parecchio e le staffe delle pedane non mi permettono di tenere i piedi completamente aderenti alla moto.

È UNA DUCATI È una Ducati in tutto e per tutto, la Monster 1200 S. Il confort è aumentato ma le sospensioni, full Ohlins, sono comunque rigidine con la taratura di serie. La frenata è subito potente, quasi aggressiva, la protezione dall’aria è quasi nulla, l’interasse importante non la rende una rapidissima nello slalom. Il motore ha un’erogazione più dolce che in passato ma comunque scalpitante. Insomma, trovare la guida rilassante, adatta all'uomo con la cravatta, non è immediato: occorre lavorarci su, con la Monster 1200, capire i movimenti e le manovre che servono a farla curvare e svincolare. E tutto questo è molto Ducati.

ASTENERSI PERDITEMPO Il motore bicilindrico desmo della Ducati Monster 1200 è esplosivo. Ai bassi regimi non scalcia come i vecchi bicilidrici ad aria ma ha comunque una spinta lieve. Basta, tuttavia, arrivare in zona 3.000 giri (anche poco meno) per essere investiti da una valanga di coppia, davvero selvaggia soprattutto nella riding mode Sport. Forse addirittura troppo, perché in zona allungo, quando ci si aspetta la vera esplosione di potenza, in realtà il bicilindrico “chiama” il rapporto superiore, murando un pochettino. Per intendersi, l’erogazione è simile ai vecchi bicilindrici ad aria, ma qui è tutto più intenso. In questo senso, l’erogazione della R 1200 R è forse meno esplosiva ma decisamente più dolce e regolare.

GUSTO ITALICO Sotto l’aspetto della guida, la Monster 1200 S, se non si fosse ancora capito, è una Ducati fatta e finita. Perché va capita, assecondata nei suoi modi di fare e per come curva. Perché l’avantreno rimane sempre abbastanza leggero, perché serve un po’ di fisico per farla curvare, perché bisogna imparare a fidarsi della sua aderenza. Ma se lo fate, il gusto è quello di un piatto tipicamente italiano, succulento e cotto a puntino. Leggera, anzi leggerissima nei cambi direzione, ha una guida esaltante, che però richiama a gran voce polsi esperti. Astenersi neofiti e indecisi!


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