Autore:
Paolo Sardi

L’OUTSIDER Alzi la mano chi avrebbe scommesso sin dal principio sul successo della Ducati Diavel! Beh, di là dallo schermo non vi posso vedere ma sono sicuro che sono ben pochi ad avere un braccio che punta verso il cielo. E’ inutile negarlo: quando è stato presentato questo modello, così fuori dalla tradizione Ducati e fuori anche dagli schemi canonici, c’è stato un proliferare di rughe sulle fronti. A dispetto degli scettici, invece, quel diavolo della Diavel ha trovato un suo spazio e in diversi Paesi è lei la Ducati più venduta.

LASCIA O RADDOPPIA? Sull’onda dell’apprezzamento popolare, a Borgo Panigale hanno pensato bene di rilanciare e di confezionare anche una versione turistica, la Ducati Diavel Strada. E se prima non era già chiaro se la Diavel fosse una maxi naked o una power cruiser, con la Strada le acque s’intorbidiscono definitivamente. Dotata com’è di borse (capacità totale 41 litri) e parabrezza, alla Ducati Diavel Strada qualsiasi definizione calza stretta come una camicia slim fit a Bud Spencer.

NON E’ SOLO SCENA Borse e parabrezza, tra l’altro, sono solo la punta dell’iceberg: la Ducati Diavel Strada non fa solo finta di vestire i panni della giramondo ma, con una manciata di altre modifiche sapienti, si prepara a fare da fedele compagna di viaggio ai globetrotter dalla manetta pesante. Tra i suoi segni particolari ci sono anche le manopole riscaldabili, una doppia presa di corrente, la sella tourer, lo schienale con le maniglie integrate per l’eventuale passeggero e un manubrio diverso rispetto a quello della Diavel vulgaris, rialzato di 15 mm e, soprattutto, arretrato di 60 mm.

OVERSIZE In marcia queste particolarità si notano, eccome. Proprio il manubrio è quello che fa maggiormente la differenza e permette di assumere una posizione più naturale, alla lunga meno affaticante. Per il resto le pedane sono ben centrate e la sella, a soli 770 mm da terra, permette di poggiare bene i piedi a terra anche a chi non ha zampe da fenicottero. Ciò non toglie però che questa versione Strada (al pari delle sorelle) non sia campionessa di maneggevolezza nelle manovre da fermo e a passo d’uomo. La piega del manubrio offre un buon controllo ma il peso in ordine di marcia di 245 kg si fa un po’ sentire, abbinato a misure ciclistiche importanti come angolo del cannotto di sterzo 28°, interasse di 1.590 mm e avancorsa di 130 mm.

L’INCANTESIMO Basta però guadagnare un minimo di velocità perché si compia la magìa come sempre: la Ducati Diavel Strada, alla faccia anche dello scenografico gommone posteriore da 240, si dimostra incredibilmente docile ed esegua gli ordini senza battere ciglio. Certo, la fisica non è un’opinione e quando si guida con il coltello tra i denti la Diavel richiede un pelo di sforzo in fase d’inserimento e tende leggermente ad allargare, se non si lavora un po’ con il corpo e magari anche con il freno posteriore. Tuttavia resta molto gustosa da guidare, come è legittimo aspettarsi da una Ducati Doc, e l’abito da avventuriera non la impaccia nei movimenti, se si evita di esibirsi in qualche passaggio trialistico tra le macchine.

UNA E TRINA Anche in questa nuova veste macinachilometri il motore Testastretta 1.200 rimane il protagonista assoluto della scena. Risponde in modo quasi veemente a ogni sollecitazione dell’acceleratore, al punto che se si vuole viaggiare in panciolle, con magari la dolce metà al seguito, il consiglio è di selezionare il riding mode Urban, che livella un po’ l’erogazione, tagliando potenza. Alternativamente si può scegliere la mappatura Touring, full power ma con risposte addolcite, mentre la modalità Sport, senza dubbio la più adrenalinica, sembra anche quella meno in linea con lo spirito della Strada.

MUSICA, MAESTRO In ogni caso basta maneggiare con cura la manopola del gas per scoprire come la Ducati Diavel Strada accetti di buon grado anche di viaggiare al piccolo trotto, senza doversi per forza lanciare in corse a perdifiato. Anche a basso regime, il motore non strappa, girando regolare e con poco effetto on-off, a tutto vantaggio della fluidità di marcia. Forse in ottica turistica si sarebbe potuta mettere la sordina agli scarichi, che assicurano una colonna sonora da pelle d’oca ma alla lunga pure un po’ martellante per i timpani. Rumorosità a parte, il comfort della Diavel Strada è soddisfacente: il parabrezza fa il suo dovere e alle andature autostradali toglie buona parte dell’aria dal busto e dalle spalle del pilota, che non patisce nemmeno tanto le vibrazioni, tutto sommato contenute.

PICCOLI NEI Strada facendo dà quasi più noia il fatto che la sella non lasci grandi possibilità di cambiare posizione e che nella marcia a passo di parata, in estate, dalla meccanica salga un certo calore. Su due difetti così si può chiudere tranquillamente un occhio, mentre l’altro deve stare ben aperto per tenere a bada la strumentazione, divisa su due livelli e con schermo TFT non proprio d’immediata lettura. Quanto alle borse, la loro capacità è solo discreta ma qualcosa di più voluminoso sarebbe stato un vero pugno nell’occhio da un punto di vista estetico e quindi va bene così. Peccato piuttosto che non abbiano una vera e propria serratura e che quindi per chiuderle non resti che far passare un lucchettino nelle due asole delle chiusure lampo.

A CONTI FATTI Tirando le somme, la Ducati Diavel Strada rischia quasi di apparire la versione più in palla della gamma, se non altro per il riparo aerodinamico che sa offrire e per la posizione di guida più indovinata. Peccato solo che sia fuori dalla portata di molte tasche, con un prezzo di 19.490 euro. A giustificarlo in parte, oltre a tutti gadget già citati, c’è una dotazione tecnica sopraffina, con forcella Marzocchi da 50 mm, pinze radiali, ABS e controllo della trazione DTC regolabili su più livelli ed eventualmente escludibili.


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