Autore:
Andrea Rapelli

NUMERO NOVE Se nel campo auto l'Antilock Braking System – noto, ai più, come ABS e inventato da Bosch nel lontano 1978 – è presente da un bel pezzo, digerito dalla totalità degli utenti e immancabile accessorio, sulle due ruote la situazione è sempre stata ben diversa. Inizialmente, per una questione di massa e spazi: la centralina di gestione, derivata strettamente da quella delle auto, faticava a entrare nella smilza struttura della moto. Bosch è riuscita a trovare la quadratura del cerchio: dalla prima introduzione sulle due ruote, con un peso di 4 chili e mezzo, l'evoluzione ha fatto passi da gigante, condensati nei soli 700 grammi della release numero 9. Con dimensioni (della centralina) pari a quelle di un cartone di latte da 500 cc, almeno nella versione più semplificata del sistema, senza frenata combinata.

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO Per sensibilizzare addetti ai lavori (e non) sul tema, Bosch ci ha invitato sulla pista di Vairano di Vidigulfo, dove ad attenderci c'erano gli istruttori della BMW Motorrad Riding Academy per elargire preziosi consigli di guida e qualche personalità del mondo dello spettacolo, come testimonial: della partita Maddalena CorvagliaDJ RingoNina Senicar e Nicolas Vaporidis. La giornata inizia con un piccolo briefing, che comprende qualche cenno sul funzionamento del sistema ma, soprattutto, due dati sull'incidentalità del mondo moto. E sono proprio questi, da motociclista, a colpirmi di più: da uno studio effettuato in collaborazione con i dati forniti GIDAS (German In-Dept Accident Study) Bosch ha concluso che, grazie all'ABS, ben il 26% degli incidenti che accadono ogni giorno ai motociclisti possono essere evitati.

V.U.P. Fuori, ad attenderci, una batteria di BMW F 800 R e R 1200 R. Ma, prima, la divisione in gruppi di lavoro. Dita incrociate e scongiuri di vario tipo non bastano, la sfiga ci vede benissimo: già mi vedevo in moto con la Corvaglia e invece mi devo accontentare di DJ Ringo, l'unico (simpaticissimo, per altro) Very Uncontrollable Person del gruppo. E un grande appassionato del mondo motociclistico in generale, con partecipazioni in vari campionati monomarca.

PIAZZALE Così, con la bionda chioma della Corvaglia che svolazza verso altri lidi, il mio gruppo comincia con una delle prove cardine della giornata, la frenata su asfalto bagnato. Partenza da fermo, dentro la seconda, 60 km/h costanti: dopo i birilli, si tira la frizione e si preme il pedale del freno con tutta la forza di cui si dispone. La F 800 R si ferma un po' lunga – a causa del poco peso sulla ruota posteriore, scarica in frenata – ma non fa un plissé. Non scivola, non ondeggia, non barcolla. E non s'avvertono nemmeno fastidiose pulsazioni sul pedale.

DAVANTI CAMBIA LA VITA Ma è la prova con il solo freno anteriore, svolta con la stessa modalità, a stupirmi davvero. Fabrizio Giulini, l'istruttore, ha un bel daffare per riuscire a farmi fare una frenata da panic-stop con tutte e quattro le dita sulla leva. Può sembrare strano ma, per chi è abituato a non avere l'ABS, pensare di strizzare tutto il freno anteriore nelle emergenze non rientra nelle possibilità offerte dal proprio sistema nervoso, soprattutto sull'asfalto bagnato. Almeno inizialmente, perché basta ripetere una volta l'esercizio per tarare il proprio cervello sull'ABS, affidandosi a lui, di lì in poi, ciecamente. Anche qui, impercettibili reazioni sulla leva, ottimo equilibrio generale della moto. E spazi di frenata contenutissimi: in media, rispetto ad una moto con frenata tradizionale (non contando il tempo di reazione del conducente) ci si ferma, da 100 km/h, circa 9 metri prima. Nel frattempo DJ Ringo è sempre più incontenibile: tra burn-out, sgommate e battute tenerlo a bada è proprio difficile. Comincio a rimpiangere la Corvaglia...

UN ALTRO PO' DI PURGATORIO Il mini corso di guida sicura continua con un esercizio che mostra che cosa vuol dire tempo di reazione: l'istruttore e due allievi percorrono un rettilineo, allineati. Ad un certo punto, Fabrizio frena e io, che sono il terzo del gruppetto, mi produco in una pinzata da panic-stop, come ho imparato prima. Convinto di non aver sbagliato nulla. Peccato però che mi ritrovi circa 1 metro e mezzo dopo di lui. Ecco cosa significa tempo di reazione... Finalmente ci si sposta sulla pista: percorrendo una curva ad ampio raggio vengono valutate posizione di guida e come ci si sposta sulle pedane, per bilanciare ed eventualmente correggere il comportamento della moto. Poi, dopo un interessante slalom a bassa velocità utilizzando poco gas e il solo freno posteriore, ottimo per viaggiare sicuri nel traffico, è finalmente la volta dei giri del circuito.

LET'S GO Solitamente preferisco la varietà della strada alla monotonia della pista ma ogni tanto una bella sgambata tra i cordoli non può far altro che bene. E poi, mi farà dimenticare l'assenza della Corvaglia nel mio gruppo... Amenità a parte, il bello è che ci sono gli istruttori a condurre la carovana e c'è la possibilità di testare l'ABS in pista, scenario a lui teoricamente più sfavorevole. Qui, infatti, i motociclisti si dividonoc'è chi proprio non riesce a mandarlo giù e chi, invece, ha imparato a sfruttarne i segreti, non spaventandosi per quella fase in cui la moto sembra non frenare. Da profano posso dire che nelle staccate al limite l'intervento del sistema si sente ma, tutto sommato, non disturba. Anche perché la R 1200 R che ho guidato non si può proprio considerare una moto pensata per limare il tempo sul giro. Più fluida che spigolosa, ha un bel motorone e una frenata attenta, ma quelle pedane toccano troppo presto nelle curve più strette...

PENSIERI SOTTO IL CASCO Fine della giornata, due pensieri sotto il casco: non avendo mai provato seriamente prima d'ora l'ABS su una moto, mi chiedo come ho fatto a resistere per tutti questi km senza. Senza togliere nulla alla modulabilità della frenata, il sistema evita rovinose (e costose) cadute nella guida di tutti i giorni, quando ci si trova a effettuare un panic-stop improvviso. Fregandosene del tipo di asfalto percorso, perché caldo, freddo e pioggia non lo spaventano. Il tutto, senza appesantire troppo la moto e a prezzi che stanno diventando via via più umani. La proposta di legge europea parla del 2017 come data obbligatoria per l'introduzione dell'ABS su tutte le moto nuove (dai 125 cc in su) ma sarebbe molto più saggio cominciare, singolarmente, da subito. In fin dei conti, l'ABS 9 Bosch che abbiamo provato equipaggia già molti modelli dei listini BMW, Ducati, Kawasaki e KTM.



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