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Moto Guzzi V7 Cafe Classic

Moto Guzzi V7 Cafe Classic

Dopo il successo della V7 Classic, ora è la volta della sua variante addizionata alla caffeina. Ha i mezzi manubri e la sella monoposto, ma non vuole essere una sportiva.
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Autore:
Michele Losito

PERIODO D'ORO Il segmento delle moto classiche sta vivendo un momento d'oro. Nonostante si tratti di una nicchia del mercato, infatti, è comunque l'unica a essere in controtendenza e a crescere, piuttosto che contrarsi. Con ogni probabilità, queste moto ricche di fascino, relativamente abbordabili e dalle prestazioni "umane”, sono la risposta giusta per chi vuole distinguersi in sella a una moto e vivere la propria passione senza esasperazioni, anche in questi giorni di crisi del mercato.

SELEZIONE STORICA Non sarà un caso, d'altronde, che il segmento delle moto classiche ospiti solo alcuni fra i più gloriosi marchi motociclistici del mondo, e abbia – nel tempo – selezionato e premiato solo alcuni modelli di moto particolarmente riusciti. Uno su tutti, la Triumph Bonneville, che difatti domina questa nicchia in termini di volumi, seguita a distanza dalle Ducati della serie Classic (per l'appunto) e dalla Moto Guzzi V7... Classic. Certo, in questo elenco ristretto è impossibile non tener conto anche delle Harley-Davidson, ma il fatto che la loro estrazione sia legata al custom, le allontana leggermente da quanto espresso nei prodotti europei.


IN ULTIMO IL CAFE' Moto Guzzi è entrata in questo segmento nel 2008, con la V7 Classic, che ora declina in una versione più aggressiva nell'estetica, ma non nella meccanica. Mezzi manubri, sella monoposto e una colorazione specifica caratterizzano, infatti, la nuova V7 Café Classic, secondo una formula del tutto simile a quanto fatto in passato da Triumph, con la Bonneville e la sua versione "cattiva" Thruxton.

ORIGINALI COMUNQUE
Non stupisce che, anche in questo segmento, le aziende si guardino a vista. Il bello, tuttavia, è che nessuno dei marchi che vi gravitano è privo della storia necessaria per proporre moto di questo tipo. Ognuna di queste, infatti, riesce a esprimere un proprio carattere e proprie suggestioni, proprio grazie al glorioso passato dei simboli che hanno sul serbatoio. La V7 Café Classic, per esempio, è la replica moderna della mitica V7 Sport degli anni 70, della quale riprende gli stilemi ma non l'indole.

MALIARDA POCO SPORTIVA La moto di trent'anni fa era una sportiva di grossa cilindrata e alte prestazioni (per l'epoca), che ha affascinato proprio per la velocità che sapeva esprimere e per doti di guida al vertice della sua categoria. La V7 Café Classic odierna è, invece, un oggetto nato per distinguersi dalla massa, mettendo in secondo piano le prestazioni. La replica moderna è quindi una moto facile e adatta a tutti, in cui il design e le finiture cercano di riempire - e, in certo senso, ci riescono alla perfezione - la mancanza di argomentazioni tecniche.


A QUOTA 50 D'altro canto, la base di partenza è la pacifica Nevada 750, della quale questa moto riprende quasi in toto motore e telaio. Il primo è, infatti, il collaudatissimo bicilindrico a V trasversale di 90° e 744 cc, accreditato di 48,8 cavalli a 6.800 giri e 54,7 Nm a soli 3.600 giri. Le uniche differenze riguardano la linea di scarico, i cui terminali, sulla Café, hanno un andamento leggermente più rialzato e allineato all'immagine sportiveggiante della moto.

PIACEVOLE CONTRASTO
A questo contribuisce anche la colorazione nera del basamento motore, che ben si abbina al nero del telaio e dei parafanghi della moto. Così, il contrasto è netto con il bellissimo verde "Legnano” satinato di tutte le sovrastrutture, come il serbatoio e i fianchetti laterali, anch'essi di disegno specifico. Sulla V7 Sport originaria il telaio era rosso, è vero, ma non bisogna dimenticare che anche una "classica" (ma pur sempre di serie) deve sottostare ad alcune logiche produttive limitanti.

MISURE TRANQUILLE
La Café Classic ha comunque un robusto telaio a doppia culla, con misure che privilegiano la stabilità: interasse da 1.449 mm, inclinazione cannotto di sterzo di 27°50' e avancorsa di 109 mm. A questo si abbinano una forcella tradizionale con steli da 40 mm e 130 mm di escursione e una coppia di ammortizzatori regolabili in precarico. La cui corsa disponibile è di 118 mm. Classico anche l'abbinamento scelto per le ruote, con diametri di 18” e 17”, rispettivamente all'anteriore e al posteriore, calzati con mitici Metzeler Lasertec (un altro classico modernizzato) nelle misure 100/90 e 130/80.


UN MONDO A PARTE L'impianto frenante utilizza, invece, elementi Brembo e una coppia di dischi, con l'anteriore da ben 320 mm e il posteriore da 260, sostanzialmente moderni. Parlare di tecnica, nel caso della V7 Café Classic, ha però poco senso, dato che la sua destinazione d'uso non è sicuramente la stessa di una moderna naked di cilindrata simile. Non tanto perché la potenza disponibile è praticamente la metà, ma soprattutto perché lo spirito con cui ci si avvicina a una moto come questa deve essere lontano dalle esasperazioni a cui siamo ormai abituati, anche per moto destinate unicamente alla strada.

NOSTALGIA E PERSONALIZZAZIONI Chi sceglie una moto come questa Guzzi, infatti, è solitamente spinto da motivazioni puramente estetiche, o nostalgiche. In entrambi i casi la Café Classic offre degli argomenti interessanti, oltre a una predisposizione alla personalizzazione che le moto moderne non hanno, proprio perché troppo spesso il loro obbiettivo si riduce alla perfezione meccanica, piuttosto che la celebrazione di un passato glorioso. Un passato che ha, tuttavia, un prezzo moderno: la Moto Guzzi V7 Café Classic costa infatti 7.860 euro. Non pochi in assoluto, anche se meno delle rivali dirette.


CHIARO SCURI
Anche dalla posizione di guida è possibile apprezzare il buon lavoro di rifinitura fatto a Mandello. Il contrasto fra la piastra di sterzo nera e alcuni particolari in alluminio – come il ponte che ripara la piastra dallo sfregamento delle chiavi o il blocchetto stesso – è bello da vedere, oltre che funzionale. Una qualità che, spesso, le moto moderne si sono dimenticate. Lo stesso non si può proprio dire per i semimanubri bassi, che impongono una postura a cui non si è più abituati e non particolarmente comoda.


POCA ERGONOMIA Prima di girare la chiave nel quadro, comunque, non si può non rimanere incantati guardando il quadro strumento, che riprende la grafica dei mitici Veglia-Borletti degli anni 70, o la forma snella e allungata del serbatoio, del quale si apprezza anche l'ottima verniciatura. Manubri bassi e serbatoio lungo, tuttavia, portano chi guida a una posizione allungata e non perfettamente ergonomica, soprattutto considerando che le pedane rimangono nella stessa posizione che troviamo sulla V7 Classic, che però ha una sella e un manubrio diversi.

PHYSIQUE DU ROLE In ogni caso, se l'obbiettivo era quello di ottenere una postura adeguatamente "vintage”, il risultato non è male, al limite migliorabile montando pedane leggermente più arretrate. Quello che conta è che ci si senta subito "nel ruolo”, non appena saliti in sella. Questa sensazione è poi sottolineata dal suono caratteristico del V2 di Mandello e dalle tipiche vibrazioni che trasmette anche da fermo.


"GIRA" PIANO Nonostante l'introduzione dell'iniezione elettronica e di tutti gli accorgimenti utili per l'omologazione Euro3, infatti, il classico bicilindrico Guzzi mantiene intatto il suo carattere e le sue qualità. La salita dei giri non è fulminea nemmeno in folle, ma in movimento la coppia ben distribuita permette di districarsi velocemente nel traffico e di non soffrire eccessivamente su un bel tratto di strada aperta, grazie anche a un peso complessivo relativamente ridotto (198 kg in ordine di marcia).

MEGLIO AI MEDI
Si capisce quasi istantaneamente che i regimi di maggior gusto sono quelli intermedi, nei quali è utile rimanere il più a lungo possibile, sfruttando la buona rapportatura del cambio a cinque marce e la sua discreta manovrabilità. A una frizione morbida, infatti, si abbina un comando a leva leggermente contrastato, ma per fortuna al riparo da fastidiose sfollate e indurimenti eccessivi.

NON AMA IL CONFRONTO Così facendo, il divertimento alla guida della V7 Café Classic non è totalmente precluso, anche perché la sua scarsa velocità d'azione diventa evidente solo nel confronto diretto con mezzi più moderni. Guidandola senza particolari velleità, invece, il rumore, le risposte del telaio e dei freni riescono a trasmettere un numero sufficiente di informazioni, tali da far nascere il sorriso a chi è alla ricerca di certe sensazioni.


CINQUE SENSI Sensazioni che potrebbero essere definite "metalliche”, proprio a contrasto di quelle "plasticose” – anche se inattaccabili sul piano funzionale – delle concorrenti moderne. La V7 Café Classic vibra, scalda, odora, si mostra e si guida come una moto di qualche decennio fa, stimolando tutti i sensi di chi è in sella con il vantaggio di una componentistica più moderna e affidabile. Per alcuni queste caratteristiche hanno un fascino irresistibile, così come le tante cromature o gli ammortizzatori a vista.

SERVE IL MALOX? Per chi è abituato alla guida di una moto moderna, invece, alcune caratteristiche di questa Moto Guzzi potrebbero risultare indigeste. Tralasciando le prestazioni del motore, infatti, sono proprio la risposta di telaio e sospensioni a richiedere un minimo di assuefazione. Abituati ai "gommoni" da 180 e più, per esempio, la scarsa sensazione d'appoggio del posteriore da 130 potrebbe creare qualche apprensione. Così come la risposta fin troppo sfrenata degli ammortizzatori posteriori, o il feeling dato dai freni che, nonostante la componentistica adeguata, non hanno la potenza e la modulabilità di quelli a cui siamo abituati sulle naked più vendute.

TAGS: guzzi moto guzzi v7

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