Autore:
Paolo Sardi


SCUSATE IL RITARDO
La più potente Moto Guzzi mai prodotta in serie. Basta questa frase lapidaria a inquadrare esattamente il ruolo della nuova Griso 1200 a otto valvole nella ripresa della casa di Mandello del Lario. Si tratta di una moto fondamentale per l'immagine dell'Aquila, che incarna il rinnovamento tecnico e stilistico in atto e che ha quindi una sola colpa: arrivare un po' in ritardo rispetto alla stagionalità del mercato, quando le vendite hanno iniziato a calare.

DA CIMA A FONDO Gli appassionati della Guzzi - e non solo loro - capiranno: a dispetto del fatto che in listino ci sia già un altro modello con motore 1100, il bicilindrico che spinge la Griso 8V è nuovo per circa oltre il 75% dei componenti. La sua realizzazione ha quindi richiesto un lavoro di progettazione, sviluppo e messa a punto lungo e impegnativo. I pezzi inediti sono 563, compresi il basamento, i pistoni stampati Asso e l'albero motore, che risulta irrigidito del 55% rispetto a quello della 1100.


ALETTE D'AQUILA
La distribuzione è monoalbero comandata da una catena Morse, con le valvole dotate di steli da soli 5 mm di diametro e richiamate da molle coniche. A far respirare i cilindri a pieni polmoni provvedono un corpo farfallato da 50 mm, iniettori Marelli e uno scarico dotato di un terminale con doppia uscita elicoidale. A rinfrescare le idee ci sono invece un sistema di raffreddamento aria-olio e una nuova alettatura dei cilindri particolarmente fitta. Al momento di tirare le somme, si trovano oltre 110 cv a 7.500 giri con un picco di coppia di108 Nm abbondanti a 6.400 giri.

IN INCOGNITO Se il motore non fa molto per mascherare il fatto di essere nuovo, con un'esclusiva verniciatura nera, altre peculiarità della Griso 8V sono più nascoste. Su questa versione gli ingegneri sono intervenuti per modificare la triangolazione manubrio-pedane-sella che aveva destato qualche perplessità sulla prima 1100. Armati di lente d'ingrandimento si può notare la forma diversa dei fianchetti o l'occhio clinico può cadere anche sul tubo più stretto e a sua volta nero del manubrio. Tuttavia per apprezzare appieno le novità il sistema migliore è salire in sella e farsi un giro.


PASSO LUNGO
La nuova posizione di guida è più raccolta e fa sentire il pilota inserito meglio nella moto. Ce n'è abbastanza per ispirare unmaggior senso di confidenza, anche se, con un interasse di 1.554 mm, lamaneggevolezza nel traffico e nelle curve più strette non è ancora ai livelli della miglior concorrenza. Il rovescio della medaglia è rappresentato da un comportamento molto tondo e omogeneo quando le curve si fanno più veloci, per merito anche dell'eccellente lavoro svolto dalla sospensione posteriore con lo schema CA.R.C., sigla che sta per cardano reattivo compatto.

A TUTTA FORZA Chi ha ben poco da invidiare ai rivali diretti è il nuovo Quattrovalvole. Il V2 di Mandello si avvia lesto, scuotendosi un po' come un Terranova uscito dall'acqua. Al minimo il suo tono di voce è molto civile e urbano e una volta in movimento si dimostra docile e regolare. Già a 2.000 giri l'erogazione è pulita e permette di riprendere senza strappi anche in sesta. La progressione è regolare fino ai 5.500 giri. Da qui in poi la Griso cambia carattere e tira fuori gli artigli, scagliando la lancetta del contagiri ben al di sopra dei 7.500 giri indicati per la potenza massima. Anche l'allungo è entusiasmante e l'intervento del limitatore, tarato un migliaio di giri più in alto, sembra quasi prematuro.

IN SCIOLTEZZA Arrivare a tanto non ha comunque molto senso. E' preferibile sfruttare le eccellenti doti del cambio, rapido, preciso e silenzioso, per tenere il motore a regimi intermedi e approfittare del suo gran tiro per viaggiare spediti in tutto relax. L'ultima nota di merito va ai nuovi freni a margherita da 320 mm lavorati da pinze radiali Brembo, che assicurano sempre un buon feeling anche quando si pinza con decisione.


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