Autore:
M. A. Corniche

NOSTALGICO Continuo a rimanere della mia opinione. La nuova Honda Africa Twin avrebbe anche potuto chiamarsi Superenduro, Tuttofare, Fasotutomì o qualsiasi nome adatto a una moto universale. Questa mia affermazione merita però una premessa: sono un nostalgico. Possiedo una Africa Twin XRV 650, la prima, per me la vera icona Africa Twin, con i suoi meravigliosi colori HRC, con il suo serbatoio panciuto, con il paramotore forato grande come un bidet, con il suo inconfondibile cupolino dal doppio faro tondo. Twin anche in questo, quando le moto con i due fari si contavano sulle dita di una mano, twin anche nella doppia spia della riserva che fa tanto avventura. Se dovessi rinunciare alle mie vecchiette, forse l’Africa è l’ultima che lascerebbe il box di casa. Colori e forme che non evocano soltanto l'Africa nello stile: 50 Africa Twin RD03 preparate per la categoria Marathon, con serbatoio supplementare in coda e poche modificazioni, hanno partecipato alla Parigi Dakar dell'89. 18 sono arrivate al traguardo portando a casa il primo e secondo posto di categoria, con l'italiano Roberto Boano al quarto posto. Questi colori e queste forme trasudano storia, avventura e l'entusiasmo di chi affrontava i deserti africani e i ritmi massacranti della Paris Dakar con moto quasi di serie senza GPS o altre diavolerie elettroniche.

QUESTIONE (ANCHE) DI BIDET La nuova Africa Twin mi lascia un poco freddo sul fronte estetico: non ha un doppio faro tondo, non ha il serbatoio panciuto, non ha un bicilindrico a V, non ha un bidet in metallo forato sotto al telaio. È una bella moto, non fraintendetemi, è una moderna enduro, ma sullo stile il collegamento con la mia Africa Twin lo trovo deboluccio. Certo i fari tondi come quelli dell’89 non sono efficaci ed efficienti come i fari dalla forma più complessa che si usano oggi. Il bidet non piace ai francesi e il serbatoio panciuto ormai sarebbe solo un vezzo estetico da nostalgici, con il serbatoio della nuova Africa Twin che è snello e non ingombra, ma tiene soltanto quattro litri in meno rispetto al mio (di cui tengo una copia di riserva in redazione appollaiato su una libreria come una scultura). Fatico a trovare un dettaglio, a parte la inconfondibile e magica scritta sul serbatoio, che mi faccia pensare alla mia Africa Twin RD03.

POSIZIONE PERFETTA Ok, passo sopra alle mie considerazioni da nostalgico e mi metto in sella. La prima sensazione è che la nuova Africa Twin non sia né troppo grande né troppo piccola, né troppo alta né troppo bassa, con la sella ben scavata e snella che consente alle gambe di sfilare sui fianchi e ai piedi di poggiare bene a terra anche se non siete dei giganti. La posizione di guida è perfetta, l’angolo in cui sono costrette le gambe è naturale così come l’altezza, l’ampiezza e l’angolazione del manubrio. Anche la mia Africa 650 dell’89 ha una bella posizione di guida, ma l’ergonomia in questi quasi 30 anni non ha dormito sugli allori e sulla nuova Africa non cambierei nulla. Della mia Africa ha le quote del telaio, con il suo passo lungo e il ruotone grande ma snello da 21 anteriore. In questo mi sento a casa e della mia Africa RD03  ritrovo anche il bel bilanciamento che nella nuova Africa Twin 1000 la fa sembrare anche più leggera, facile facile per infilarsi nel traffico e per fare surplace ai semafori come con una moto da trial. E quel bel ruotone da 21 pollici che passa, senza perdere la rotta, sopra qualsiasi buca.

SOSPENSIONI A PUNTO Affascinanti, quasi magiche nel loro funzionamento sono le sospensioni. Anche la mia Africa Twin 650 aveva già ai tempi delle ottime sospensioni regolabili, la nuova Africa ha sospensioni che passano sopra qualsiasi ostacolo con altezzosa indifferenza, sono sempre confortevoli anche sulle peggiori buche cittadine e tengono le ruote ben incollate anche al più infido pavé milanese. Che siate diritti o in piega, con il gas appena aperto o spalancato. Se il gas è spalancato e le sospensioni non ce la fanno a tenere le gomme incollate interviene il controllo di trazione, che taglia parecchio nella modalità standard, meglio regolarlo al livello minimo di assistenza.  Altrettanto affidabili sono i freni, decisamente potenti e facili da dosare. Ecco, in questo la nostalgia verso la mia Africa RD03 proprio non c’è con il suo monodisco anteriore che dà il massimo ma fa quello che può. È una moto grande ma che sembra più compatta e leggera, anche nel traffico più stretto e incollato. 

CUORE TONDO Il motore non sarà a V ma il bicilindrico parallelo, della disposizione a V, ha la grazia nel movimento a bassi giri, rotondo, difficile da spegnere in partenza come il vecchio twin 650. Mi manca il cinguettio e il carattere del mio bicilindrico a V ma l'Africa CRF1000L ha un bel sound dall’esterno che avverto poco nel casco ma, in sella, il bel rumore di aspirazione mi fa tornare al passato e mi spinge ad aprire il gas pensando a una farfalla di un carburatore che si apre, anche se non c’è. Docile ai bassi regimi con un allungo che non cala mai, mi accorgo che penso di partire ai semafori brillante ma non esagerato, ma negli specchi vedo gli altri motociclisti piccoli piccoli. Va forte ma il suo bel telaio super bilanciato, le sospensioni perfette, i freni sempre pronti e il motore regolare anche ai bassi regimi mi trasmettono una grande serenità.

QUALITY Una sensazione poi è difficile da trasmettere e la Africa Twin CRF1000L la condivide con la mia Africa Twin 650 RD03: la piacevole sensazione di grande qualità, di perfezione, di attenzione al dettaglio che molte Honda trasmettono e che si riconosce a occhi chiusi. Per dire eh...


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