Prova
Kawasaki Z 750 S

Kawasaki Z 750 S

La sorella buona della Z 750 aggiunge una S e una semicarenatura. Più portata al turismo e ad un utilizzo universale, la Z 750 S ha nel mirino Honda CBF 600 e Yamaha Fazer. Bello il codino ereditato dalla ZX-10 R, comoda la sella in un sol pezzo, fidanzate accontentate, ma non solo loro, carena o non carena la Z 750 continua ad andare un gran bene.
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Autore:
Stefano Cordara

COM'È Ci mancava proprio. Dopo la dipartita della ZR-7S, Kawasaki si era trovata per così dire "scoperta" proprio nel segmento delle moto cosiddette "intelligenti" che quest'anno ha fatto buoni numeri con la Honda CBF 600 e la nuova Yamaha Fazer (capace addirittura di sorprendere chi la vendeva che si è trovato spiazzato). Proprio queste sono le moto a cui la nuova Z 750 S vuole andare a dar fastidio.

FAC TOTUM

Nuda rivestita da un'attillata semicarenatura, pronta a diventare quella moto fac totum, che piace tanto nel nord Europa e che, a quanto pare, sta diventando appetibile anche da noi, soprattutto grazie ad un'intelligente politica dei prezzi. E siccome Kawasaki ultimamente si è sempre mostrata molto aggressiva proprio sul fronte prezzo ecco che anche la Z 750 S dice la sua con un listino superiore di appena 200 euro a quello della sorella tutta nuda: 7650 Euro franco concessionario per di più finanziabili a tasso zero per 24 mesi, grazie alla campagna di lancio organizzata dalla Kawasaki Italia.

STESSA BASE

La base tecnica è manco a dirlo quella dell'eccellente Z 750, (best seller Kawasaki, terza moto più venduta in assoluto nel 2004) moto unanimemente riconosciuta come una delle più indovinate naked del settore per prestazioni e gusto di guida. La Z 750 S condivide quindi il quattro cilindri a iniezione da 110 cavalli a 11.000 giri (rivista solo la mappatura per adeguarsi ai diversi flussi d'aria causati dall'arrivo della carenatura) e la struttura del telaio a diamante, con sospensioni semplici ma funzionali (dietro c'è anche il leveraggio progressivo).

VARIAZIONI SUL TEMA

Qualche piccola differenza, però, c'è: la ciclistica della S è un pelo più "aperta", il cannotto ha mezzo grado di inclinazione in più (25° invece di 24,5° della nuda), l'avancorsa guadagna qualche millimetro (da 104 a 107), tutto in favore di una maggiore stabilità. L'ammortizzatore posteriore offre poi un più ampio intervallo di regolazioni proprio per venire incontro a chi caricherà la moto per le vacanze. L'arrivo della sella in un solo pezzo e della carenatura ha portato anche qualche chilo in più, 3 esattamente che fanno salire l'ago della bilancia a 199 kg a secco. I pneumatici sono ancora gli ottimi Bridgestone BT 019 anteriore e 012 posteriore con specifiche dedicate espressamente a lei.

PIACE ANCHE AL PASSEGGERO

Modifiche che, come vedremo, non hanno certo variato di molto le ottime doti dinamiche della moto. In più la S sopperisce alle "mancanze" della sorellina tutta nuda per quel che riguarda il passeggero. Una bella sella monopezzo in luogo delle due separate e comode maniglie promettono di trattare molto meglio l'ospite, ora non più indesiderato. Tra l'altro la sella si è anche abbassata di un centimetro toccando quota 805 mm. Per chiudere l'argomento confort, la carenatura è stata lungamente studiata in galleria del vento così che la "palpebra" formata dal plexiglas crea un flusso laminare tale da annullare le turbolenze a livello del casco, oltre a donare alla S un muso molto simile a quello delle sportive della Casa. "Sparate" da cartella stampa? No, la carenatura è efficace davvero come leggerete nella prova.

DUE OROLOGI

Inutile dire che aumenta la vocazione al viaggio proprio grazie alla aumentata protettività, e cambia anche la strumentazione: il cruscottino full digit della Z, lascia spazio a due canonici "orologi" (che a me piacciono di più) conditi da una manciata di spie. Ma le differenze non finiscono qui, come la Z aveva ereditato il codino dalla ZX-6R, la Z 750 F lo eredita dalla ZX-10R guadagnando un bell'appeal. Intelligente, ma bella.

COME VA 

Solito serbatoio che si allarga deciso in mezzo alle gambe, solite dimensioni compatte, anche se la semicarenatura la fa sembrare un po' più grossa di quello che è. La posizione di guida è molto simile quella della sorella desnuda, ovvero di perfetto controllo con il manubrio bello sotto al busto e le pedane messe proprio dove te le aspetti. La sella più bassa comunque fa sì che si stia leggermente meno caricati sui polsi. Regolazioni: tutte, per leva e frizione su cinque posizioni, peccato che il pedale del freno sia un filo troppo alto.

PIÙ SOLIDA

Carena o non carena la Z riconferma le sue ottime doti dinamiche. Si avverte subito che la piccola variazione apportata alla ciclistica ha donato alla settemmezzo Kawasaki una guida più rotonda, più stabile. La S è un pelo meno reattiva della nuda, una configurazione senz'altro più adatta all'utilizzo che questa moto si propone di fare. Ma quel mezzo grado in più d'inclinazione forcella si sente eccome. Bella e rassicurante, la Z

750 S conforta il pilota con un avantreno piacevolmente stabile tra le mani, quasi più gradevole di quello della nuda che ho avuto modo di guidare per qualche chilometro confrontandola così direttamente con la S.

CARENA EFFICACE L'arrivo della carenatura ha poi portato quel comfort che mancava, eseguendo perfettamente il compito che le viene assegnato. Ben protetti collo e busto, solo la parte superiore delle spalle resta parzialmente esposta e il plex è conformato perfettamente, tanto che alla testa non arriva alcuna turbolenza, anche a velocità ben superiori a quelle codice. Mi sono trovato a viaggiare ai 200 indicati (in Germania, ovviamente) senza nemmeno sentire l'esigenza di abbassarmi. Io non sono altissimo ma anche i colleghi più alti hanno avuto la medesima impressione magari abbassando solo lievemente la velocità del fastidio.


MEGLIO IN DUE

Il livello di comfort è aumentato anche grazie alla sella, un po' più morbida di quella della nuda ma non certo flaccida. Anche il passeggero è ovviamente messo meglio, resta solo una certa vicinanza delle pedane al piano sella, ma niente di trascendentale, si resiste bene anche per un viaggio. Anche le maniglie sono ben piazzate e non mancano i ganci per fissare il bagaglio. Considerata l'indole più turistica della moto un'osservazione va fatta alla forma del serbatoio che certo non agevola l'appoggio di una borsa magnetica.

QUATTRO IN FORMA

Sul motore invece niente da dire, potrei fare il copia e incolla dal pezzo della nuda. Il settemmezzo Kawa si conferma come il miglior quattro in linea della middle class; i 150 cc in più fanno davvero la differenza, soprattutto su una moto come questa che spesso si troverà a viaggiare in coppia e magari con il carico. Perché dove i seicento sono carenti (ovvero ai medi) la Z 750 ha sempre una bella spinta. Godibile anche in sesta, quando a 160 indicati si apre il gas fila via senza incertezza alcuna con una verve insospettabile.

RAPPORTI GIUSTI

E poi è rapportato alla perfezione, finalmente un motore che prende tutti i giri in sesta, e non è tenuto inutilmente lungo nel rapporto finale. Anzi quello della la Z 750 è tendenzialmente corto (a 90 orari gira a 4000 giri), ed è perfetto per la dolcezza con cui risponde all'apri chiudi e per la grande elasticità (provato personalmente a fare una decina di chilometri di strada in salita sempre in sesta viaggiando speditamente senza affanno alcuno).

DOUBLE FACE

Un motore davvero gradevole quando si va a spasso, ma capace anche di dare soddisfazione nella guida brillante, perché l'indole da peperina della Z nuda non si è tranquillizzata affatto. Insomma l'accostamento della semicarenatura con la definizione di moto utile ma poco divertente è, in questo caso quantomai lontano. La cavalleria è abbondante e ottimamente distribuita lungo tutto l'arco dei giri con cambi di ritmo a 6.000 e 10.000 giri ma senza picchi evidenti. E, grazie alla migliore aerodinamica, la S si dimostra anche più veloce della nuda. Ben abbassato dietro la carenatura ho visto la lancetta accarezzare i 12.000 giri con il contakm impastato sui 260 all'ora, mi pare che basti e avanzi per una moto come questa, no?

MULTIUSO

Nel misto, poi, ci si diverte davvero, con limiti piuttosto elevati e sospensioni solide che patiscono solo quando si guida davvero sopra le righe. Altrimenti la Z è sempre bella equilibrata e precisa. La moto insomma è diventata più versatile ma non ha perso il suo caratterino brillante che gli é valso il successo commerciale lo scorso anno. La S semmai allarga il bacino di utenza anche a chi della moto fa un utilizzo più ampio. Davvero difficile trovarle un difetto, soprattutto in considerazione di un prezzo superiore di soli 200 euro rispetto alla versione nuda. Il rapporto rendimento/prezzo è davvero ottimo.

A CACCIA DEL PELO

Ma siccome il mio mestiere è trovare i difetti allora tocca fare il sofistico e trovare il classico pelo nell'uovo con un cambio che non mi fa impazzire, soprattutto per il feeling gommoso che dà alla leva piuttosto che per un effettivo problema di funzionamento. Oppure per quella piccola vibrazione che compare dai 6.000 giri agli 8.500 giri, range che in sesta comprende le velocità dai 130 ai 180 all'ora indicati, ovvero le andature più utilizzate da chi viaggia. Niente di assolutamente fastidioso,

intendiamoci,

ma sono avvertibili sulle pedane in accelerazione e alle manopole in rilascio. O, ancora, quella piccola risonanza che arriva dal cupolino a certi regimi evidentemente dovuta a differenti attenzioni nel montaggio visto che su alcune moto c'era e su altre no. Inezie, dunque, che non "sporcano" assolutamente l'ottimo curriculum della Z 750 S, fac totum che sa anche divertire, e molto. Una moto davvero intelligente.

TAGS: prova kawasaki z 750 s Moto: la top ten del decennio

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