Prova
Harley-Davidson 883 Iron

Harley-Davidson 883 Iron

La più piccola tra le Dark Harley arriva sul mercato con il suo carico di personalità. Moto cattiva fuori, facile dentro, buona per ogni capacità e con un fascino che non tramonta mai. Costa anche poco.
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Autore:
Stefano Cordara


COM'È
Il bello dell'Harley sta nella fantasia dei loro designer e progettisti. Sembra una battuta ma non lo è, trovatemi un altro marchio capace di creare così tanti modelli da una stessa base e, soprattutto, di venderli altrettanto bene. Chi non conosce il mondo di Milwaukee farà in fretta a risolvere la questione con un "tanto sono tutte uguali", chi invece è appassionato di queste moto capisce bene che dietro ad ogni modello presentato si cela una personalità spiccata che lo differenzia dagli altri.

QUESTIONE DI DETTAGLI Nessuno come Harley è capace di fare la differenza con un semplice dettaglio, possa questo essere un faro, una particolare colorazione o anche solo una sella. Non si spiegherebbe altrimenti il perché ogni volta arriva sul mercato un modello nuovo questo sia inevitabilmente il più richiesto.


SPORTSTER SELLER
Nel caso poi della serie Sportster Harley-Davidson è decisamente prolifica, sfornando modelli a raffica. Più che giusto spingere, perché la serie Sportster vale moltissimo per H-D, basti pensare che nel 2008 è stata la top seller del marchio e sono state ben 2.457 le nuove Sportster arrivate sul mercato italiano (di queste 1.601 sono 883). Numeri da top ten nella classifica delle vendite, quindi, il che spiega il perché di tanta "creatività": stimolare continuamente le fantasie dei clienti, nel caso della Sportster pare essere una carta davvero vincente.

ACCIAIO NERO La 883 Iron non è quindi che l'ennesimo capitolo di questo libro iniziato nel 1957 con la prima Sportster è il modello che completa verso il basso la gamma delle "dark custom" Harley che già comprende la Street Bob, la Fat Bob, la Cross Bones e la Nightster, modelli "minimal" in cui è il nero a farla da padrone, dedicati, secondo Harley, ad un pubblico giovane che si avvicina per la prima volta al Marchio di Milwaukee.
E se la Nightster è stata molto apprezzata (la migliore tra le Sportster lo scorso anno) per la Iron addirittura pare ci siano state così tante prenotazioni da costringere qualche concessionario ad appendere il cartello "sold out" in vetrina.


MONOPOSTO
La Iron, in effetti, appare anche più grintosa della sorella maggiore, la sua anima "dark" è frutto della vernice nera che Harley ha provveduto a spargere a piene mani su numerosi elementi della moto tra i quali: cerchi, foderi forcella e supporti dei parafanghi, coperchio del filtro aria, serbatoio dell'olio, copricinghia, manubrio e comandi a pedale. La sella monoposto poi ne fa una moto da cuori solitari anche se è ovviamente disponibile una sella che prevede anche il posto per il passeggero.

IL FARO C'È MA NON SI VEDE Come per la Nightser è la parte posteriore quella più intrigante della Iron, caratterizzata dal corto parafango posteriore nero e dalle luci di stop e posizione integrate negli indicatori di direzione, che danno alla moto un aspetto selvaggio e vagamente "fuorilegge" (sembra che non ci sia il faro).

SOLO 883 Il V2 di 45° è l'ultima versione dell'883, montato elasticamente nel telaio ed equipaggiato con iniezione elettronica cui, dicono in Harley, è stata data una taratura più sportiva. Solo due i freni a disco, nel segno delle bobber più essenziali, mentre l'accoppiata di cerchi da 19/16 pollici (gomma posteriore da 150) chiude il quadro ciclistico caratterizzato anche da sospensioni particolarmente corte (92 mm la corsa della forcella, solo 41 mm quella degli ammortizzatori!!) e una sella posta a soli 693 mm da terra, meno di così… c'è solo il monopattino.


PREZZO OK
Come dire, una cattivona che si fa domare da chiunque e che ha anche un prezzo molto alla portata visto che negli 8.500 ? (che diventano 8.000 se avete un rottame da demolire) potrete portarvela a casa assieme a un kit di preparazione (outlaw, wild, renegade) offerto da Harley-Davidson.

 



COME VA
Sottilissima e snella, la Iron sembra nata apposta per muoversi senza problemi nei limitati e trafficati spazi europei. Il baricentro è basso, la sella rasoterra e il manubrio ha un ampio braccio di leva che la rende davvero facilmente governabile da chiunque nonostante il peso non sia da libellula (di acciaio sulle Harley ce n'è davvero tanto). In sella, la posizione di guida è quella tipica delle Sportster, con il largo manubrio drag bar e le pedane centrate che regalano alla Iron una posizione di guida piuttosto comoda.

COPIA POCO Comoda per la postura, molto meno per quanto sono in grado di offrire la sella con imbottitura minimale e gli ammortizzatori ultracorti che francamente non si danno molto da fare per assorbire i colpi. Cose che chi è attratto dalla Iron sa bene fin dall'inizio e che lo predispongono già a ricevere qualche colpo secco di troppo sul fondoschiena e anche dalla forcella che arriva un po' troppo spesso al fondoscorsa.


COPPIA SOTTO
Come tutte le 883 è comunque la facilità di guida il punto di forza della Iron. Harley non dichiara la potenza massima (comunque attorno alla cinquantina di cavalli) ma solo la coppia che ha il suo picco di 70 Nm a soli 3750 giri. Un dato che la dice lunga sull'erogazione del V2 americano, che già a regimi poco più alti del minimo ha una buona disponibilità di spinta. Certo non occorre avere aspettative racing visto che i kg da spingere sono 251 (pilota escluso), ma la Iron si muove in modo più che disinvolto in ogni situazione, soprattutto in quella urbana dove quasi si sempre si trova ad operare.

FACILE FACILE Guidare una Sportster è sempre una bella sensazione, è una moto classica, che non promette cose che non può mantenere. È facile poco impegnativa, piena di carattere con un motore pacioso ma ricco di coppia. Una moto che ama lasciarsi condurre morbidamente portandovi a spasso con impegno psicofisico pari a zero (a parte quello del fondoschiena…).


VIBRAZIONI SOLO GOOD
Sono davvero lontani i tempi in cui bastava un breve tragitto autostradale per finire devastati dalle vibrazioni, le Sportster di oggi sono moto godibili non vibrano più, grazie agli attacchi elastici del telaio al motore sono rimaste solo le inconfondibili pulsazioni del piccolo twin di 45°, le "bad vibrations" invece non passano.

TOCCA SOTTO La guida facile e disimpegnata che la Iron riesce ad offrire, ben si sposa con qualsiasi percorso, basta non farsi prendere la mano perché pedane (molto larghe) e soprattutto lo scarico arrivano presto a grattare l'asfalto frustrando le ambizioni di piega di qualche "pistaiolo", ma va bene così la Sportster come già detto non promette cose che non può mantenere e basta guardarla per capire che non nasce per fare le pieghe.

FRENA, BASTA TIRARE Così come vanno bene anche i freni, certo non miracolosi (io un doppio disco lo avrei messo davanti, ci sarebbe stato bene anche come look) ma adeguati all'utilizzo e alle prestazioni proposte dalla moto. Gli spazi di frenata sono sommato onesti, l'importante è tirare per bene la leva, e in questo non si è troppo aiutati dalla classica leva grossa e poco ergonomica che caratterizza tutte le Harley. Ma gli americani, che mani hanno?


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