BUONE INTENZIONI
Il mondo dell'on-off è, attualmente, presidio di moto sostanzialmente simili. Mezzi classificati come "enduro" ma che delle vere enduro hanno ben poco, soprattutto perché abbinano ruote da 19" all'anteriore e da 17" al posteriore con sospensioni dalla scarsa escursione. Certo, chi ha mestiere riesce a tirar fuori da queste moto - molto spesso abbondantemente al di là dei 200 chili di peso - cose egregie anche una volta usciti dall'asfalto ma, per la maggior parte di chi le acquista, il loro lato "off" rimane più nelle intenzioni che nella pratica.

PRIMATO BAVARESE
A cambiare le regole del gioco - proponendo un concetto di enduro stradale veramente innovativo - è stata BMW, che nel 1994 ha lanciato una moto dalle forme controverse e dalla ciclistica diversa da tutte: la R1100GS. Dopo di lei, tutte le enduro di medio-grossa cilindrata hanno seguito nuove regole, volte ad accrescere le doti di guida su asfalto piuttosto che quelle in fuoristrada. Poco tempo dopo sono arrivate le giapponesi, le italiane (Cagiva Gran Canyon) e via via tutti gli altri Costruttori, tranne uno.


DURA E PURA
Già, perché nel tentativo di interpretare la nuova esigenza di moto "totali", adatte sia all'asfalto, sia all'off road, KTM non ha voluto mettere in secondo piano la propria anima endurista, mantenendo anche per la sua grossa Adventure (in commercio dal 2005) alcune caratteristiche tipiche delle moto da fuoristrada professionale. Su tutte, l'accoppiata fra una ruota anteriore da 21" e una posteriore da 18" con sospensioni a corsa lunga (210 mm). A queste si aggiungono un peso contenuto entro i 200 kg (perlomeno al'origine) e un motore di circa 1000 cc decisamente brillante e in grado di spingere la moto oltre i 200 orari.

IN BUONA COMPAGNIA La KTM 990 Adventure, però, non è l'unica rappresentante di questo sotto-segmento di enduro stradali con la lancetta spostata verso il lato "tassellato", ma è in buona compagnia. Simile per impostazione e contenuti è, infatti, anche la recente BMW F800GS che sfrutta una sigla blasonata come GS (che sta per Gelände Straße, cioè Fuori Strada) che guarda alla tradizione (la prima "enduro" bmw guardacaso con motore 800) declinandola per un pubblico più ampio, attraverso un nuovo motore bicilindrico parallelo di 800cc e una ciclistica più tradizionale.


L'UNICA JAP
Un'impostazione simile (cioè con ruote da 21" e 17") contraddistingue anche l'unica giapponese del gruppo: la Yamaha Ténéré. Lanciata sul mercato lo scorso anno, questa moto recupera la tradizione del marchio legata alle mitiche competizioni africane e alla stagione delle enduro monocilindriche che hanno fatto il mercato a cavallo fra gli Anni 80 e gli Anni 90. Ovviamente, le linee sono più moderne, ma la base è sostanzialmente simile. Un grosso motore a un cilindro e sospensioni morbide per affrontare qualunque percorso.

VIAGGIATRICI NELL'ANIMA La destinazione d'uso di queste moto sono i lunghi viaggi in terre lontane, dove una dotazione come la loro può significare arrivare alla meta o meno. Ecco perché tutte prevedono come opzione un set di enormi borse rigide, che simulano quelle classiche "africane" in alluminio. Viaggiatrici nell'animo, se non nella pratica, queste moto mettono a disposizione l'indispensabile, senza però perdere di vista il comfort e la facilità di guida.

AFFINITA' ELETTIVE Rappresentano quindi l'anello di congiunzione fra le enduro professionali e le enduro stradali moderne, che agli sterrati più impegnativi hanno preferito l'asfalto. Ognuna recita il proprio ruolo sulla base della tradizione di marca e in una fascia ben definita di prezzo e di clientela, ma sono confrontabili proprio per il pubblico a cui si propongono. Abbiamo voluto metterle a confronto per verificare qual è globalmente la più efficace e se - e quanto - la scelta di mantenere la ruota anteriore da 21" e le gambe lunghe ne limitino il campo d'azione.


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