Prova
Ducati Streetfighter

Ducati Streetfighter

Finalmente in sella alla ipernaked di Borgo Panigale che, da brava Ducati, si rivela sportiva DOC. Potentissima ma mai scorbutica e "piantata" come nessuna con il manubrio largo, sorprende per la stabilità a qualsiasi velocità.
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Autore:
Stefano Cordara

COM'È La Monster non basta più. Questo devono essersi detti in qualche riunione tecnica i grandi pensatori di Ducati. Dopo essere stato vitaminizzato in tutti i modi, infatti, era impensabile che il progetto Monster con motore ad acqua potesse avere ulteriori sviluppi. Ormai le cavallerie in gioco e soprattutto il tipo di guida che le naked moderne sono in grado di offrire non potevano più essere raggiunti dal Mostro di Borgo Panigale, la cui ciclistica ormai era arrivata al massimo della sopportazione di cavalli e coppia. Ecco quindi la decisione, arrivata nel 2005, di creare una nuova moto, sempre nuda ma più esagerata, più potente, più moderna, più tutto. Nasce così la Streetfighter, il massimo della naked secondo Ducati. Anzi, per essere esatti, il massimo della Streetfighter, di quegli "ibridi" che si ottengono dalle supersportive spogliate a cui viene piazzato un manubrio largo e rialzato.

POTENZA RECORD La base di partenza, manco a dirlo, è quella della 1098, cui la Streetfighter ruba il cuore bicilindrico Testastretta da 1098 cc e 155 cv a 9.500 giri, con una coppia di 114 Nm sempre a 9.500 giri. Numeri importanti (le piccole differenze con la 1098 sono dovute più che altro alla differente lunghezza dei condotti dell'airbox) che issano la nuda Ducati nell'Olimpo delle naked più potenti del mercato. Il motore in realtà è un misto tra elementi del 1098 (la parte termica) e della 1198 (il carter motore realizzato con il sistema Vacural). Ne scaturisce, una vera top naked, che in un certo senso vuole prendere le distanze da tutta la concorrenza attualmente sul mercato, proponendosi di diventare il riferimento tra le sportive con manubrio largo.


STEALTH
Di contorno, Ducati ha dotato la moto di un vestito assolutamente aggressivo, caratterizzato da una linea sfaccettata come quella di uno Stealth. Il design è stato curato in moto particolare per offrire il family feeling con la sportiva di Casa, pur con i dovuti distinguo. Il codino ad esempio è più corto di 7 cm rispetto a quello della 1098, il serbatoio è più corto di 2,5 cm (il che avvicina il pilota al manubrio e alla ruota anteriore) ed è più "gobbuto" così guadagna anche in capacità (16,5 litri). La posizione in sella è stata studiata anche per un uso normale, da casa-ufficio. Per questo aumenta lo spazio tra sella e pedane e aumenta (fino a 6 cm) l'imbottitura della sella stessa.

MINIMAL Tutto è ottimizzato per rendere la moto snellissima e priva di orpelli inutili. Per rendersene conto basta guardare il lavoro fatto sul radiatore (sdoppiato per diminuire l'ingombro frontale; il radiatore dell'olio diventa uno scambiatore e si piazza sotto il puntale) o sul cruscotto, assolutamente minimal. ma con le stesse indicazioni del 1098. Oppure, basta guardare i nuovi blocchetti al manubrio, davvero compatti (finalmente qualcosa di nuovo). Apprezzabile anche il lavoro fatto per nascondere cavi e tubi alla vista: la Streetfighter da questo punto di vista è piuttosto pulita.


FACCIA DA 1098, IN PICCOLO
Il faro, poi, è stato studiato per "liofilizzare" l'immagine del frontale. Le luci di posizione a LED richiamano infatti nella forma i fari della 1098, il faro principale richiama la tabella portanumero della 1098 R, e le prese d'aria sotto il faro sono una copia in piccolo di quelle della supersportiva di Casa.

CAMBIANO LE MISURE Ma poi, è davvero una 1098 spogliata? La risposta è assolutamente no, perché sulla Streetfighter gli ingegneri Ducati, capitanati da Giulio Malagoli hanno lavorato moltissimo, tanto che i punti in comune con la carenata di famiglia sono meno di quelli che si pensi.Cambia il telaio innanzitutto, perché la zona anteriore è stata rivista per aumentare l'inclinazione del cannotto che cresce da 24°5' a 25°6', cambiano le piastre forcella (quella inferiore è a tre viti) e cambia soprattutto il forcellone che, pur mantenendo lo stesso andamento, cresce di 35 mm facendo aumentare l'interasse fino a ben 1.475 mm il più generoso della categoria delle naked bicilindriche, secondo solo a quello della chilometrica BMW K1300R. È evidente che queste misure così "aperte" sono state scelte per mettere le briglie all'esuberanza del motore e non trovarsi con una moto ingestibile.


FRENI IPER
Nuovo anche il telaietto reggisella, mentre gli altri elementi della ciclistica sono in comune con la 1098, come le sospensioni Showa con forcella da 43 mm e i freni con i dischi da 330 mm con pinze monoblocco Brembo. Il tutto per soli 169 kg dichiarati a secco (senza liquidi e batteria).

C'È ANCHE LA S Ovviamente non poteva mancare la versione S che, cosa più importante, monta di serie il DTC, ovvero il Controllo di trazione Ducati, ma è anche più raffinata nella ciclistica. Per lei vale la solita ricetta Ducati che prevede l'aggiunta di ingredienti speziati come le sospensioni Ohlins, i cerchi forgiati Marchesini e un po' di carbonio per le sovrastrutture che fanno scendere il peso fino a 167 kg a secco e rendono la Streetfighter S la naked di maxi cilindrata più leggera sul mercato. Anche il vostro portafogli si alleggerirà di parecchio se deciderete di acquistare una Streetfighter. I 14.900 € chiavi in mano della versione standard lievitano infatti fino a 18.700.

SOTTO LA LENTE GUARDALA IN GRANDE











COME VA
Datemi pure del vecchio, del matusa, del quarantenne con la pancetta che non sa più andare in moto. Ma il fatto è che io sui manubri bassi inizio davvero ad avere una marea di dubbi. Soprattutto da quando sul mercato ci sono moto come questa Ducati Streetfighter o altre sue colleghe che hanno raggiunto livelli di performance tali da iniziare a farsi delle domande. Sono loro le vere sportive del momento, moto che soddisfano l'ego del proprietario perché hanno design, cavalli, potenza bruta, e hanno ciclistiche che ormai sono assimilabili a quelle delle vere moto sportive.

VALE LA PENA? Allora, considerando il fatto che, mediamente, l'utente tipo di una moto sportiva guida la moto principalmente su strada e fa un paio di uscite in pista all'anno, la domanda è: vale davvero la pena di soffrire così per gran parte dell'anno solo per un paio di giornate in pista? Le naked sportive, o le Streetfighter se preferiamo, sembrano proprio esistere per mettere questa grossa pulce nell'orecchio allo smanettone. Vanno forte, sono agili, comode anche se ci devi andare in ufficio, sono moto emozionali e se ci vai in pista non si tirano certo indietro. Anzi.


VOCE GROSSA
La Ducati Streetfighter arriva in questo segmento e per fare la voce grossa. Voce grossa per il rapporto peso/potenza, che come lei non ha nessuno (soprattutto nella versione S), grossa perché il marchio che porta sul serbatoio è di quelli pesanti.

CATTIVA MA MORBIDA La prima sorpresa (piacevole) che se ne ricava guidandola è che a Borgo Panigale hanno lavorato con molta attenzione e giudizio. Facile (ed economico) prendere una 1098, toglierle le carene, piazzare un manubrio alto e mettere sul mercato un bombardone nervoso e adrenalinico. Invece, l'approccio al progetto Streetfighter è stato molto differente. Alla Ducati volevano sì una sportiva spogliata ma anche una moto stabile per nulla nervosa, con cui poter affrontare un curvone a 260 senza sentire l'avantreno che fa "Giacomo Giacomo". Per questo, il progetto Streetfighter ha richiesto uno sviluppo non da poco ed ha preso una strada ben precisa.


PRIMO CONTATTO
Senti dire che è una 1098 spogliata e già ti immagini qualcosa di esagerato di burrascoso. Invece, il primo contatto con la nuda bolognese avviene in modo piuttosto "morbido": non ci sono assolutamente le reazioni brusche o i nervosismi che magari ti aspetteresti da una moto nuda con 155 cv e manubrio largo; sin dalle prime curve si capisce che la moto è stata progettata non solo per andare forte ma anche, e soprattutto, per essere guidabile e sfruttabile fino al massimo del suo rendimento senza troppi patemi anche da chi non è un campione.

155 PER TUTTI Vanno in questa direzione gli interventi, piuttosto conservativi direi, che hanno modificato la ciclistica della moto e l'erogazione del Testastretta. Così ci si sorprende piacevolmente nel trovare una moto che hauna gestione del gas perfetta (trattandosi di Ducati però questa non è una sorpresa), un motore che di birra ne ha tanta ma resta sempre gestibile nell'erogare la sua grande cavalleria. Diciamo che c'è tanta reattività al gas dai 3 ai 5.000 giri, poi è come se l'erogazione avesse una flessione dare un ultimo colpo di reni dai 7.500 al limitatore piazzato a 10.700 giri.


VORREI LA STRADA
Alla fine tra la Streetfighter e la 1098 ballano solo 5 cavalli ma la sensazione è che qui tutto sia un po' più soft, più controllabile. Va detto, comunque, che parte di queste sensazioni è anche "colpa" della pista. L'Ascari è un circuito molto bello ma anche molto scorrevole che "anestetizza" un po' la risposta del motore. Inoltre è inevitabile che quando sei in pista guidi la moto in un certo modo che non è quello stradale. Sinceramente mi sarebbe piaciuto molto provare la moto su strada (dove passerà la maggior parte del tempo), sono convinto che certe sensazioni potrebbero essere molto differenti, ma di questo ne riparleremo quando potremo avere la moto in redazione.

TUTTO SUL DAVANTI In sella si scoprono anche altre cosette interessanti, come la posizione di guida, ad esempio, di sicuro la più corta di tutte le nude che sono uscite da Borgo Panigale. Non siamo ancora ai livelli record di una Brutale o una KTM che hanno il manubrio sotto il mento, ma è vero che adesso si sta un po' meno sdraiati e appesi rispetto a quello a cui ci avevano abituato le nude Ducati. Detto questo, il manubrio è largo ma anche basso (e curiosamente proiettato in avanti tanto che è oltre l'asse degli steli forcella), così che la posizione è comunque sportiva, piuttosto caricata sull'avantreno. In optional comunque è disponibile anche un manubrio più largo e rialzato.


OK PER LA STRADA
La sella ha finalmente una imbottitura degna di tale nome e la sua distanza dalle pedane impone una piega abbastanza naturale delle gambe. Insomma è una moto che non nasconde la sua sportività (è una Ducati, non potrebbe mai farlo), ma che si presta senza problemi anche ad un utilizzo di tutti i giorni.

SCARICO INGOMBRANTE La nota negativa invece sta nell'ingombro del doppio scarico che, quando si guida in modo sportivo (in punta di pedana), si intralcia con il piede impedendo alla caviglia di fare la naturale rotazione, dando parecchio fastidio. É anche vero che in Ducati hanno lasciato un certo spazio tra scarico e paratia anticalore per evitare che d'estate bollano le caviglie del pilota. Questo ha portato ad un certo ingombro e in questo caso, quindi, la coperta è corta. Un altro "marchio di fabbrica" è la frizione, dura e un po' brusca nell'attacco, non il massimo per la guida nel traffico dove si patirà un po' anche per uno sterzo non così generoso, situazione peraltro comune a molte nude.


LUNGA
Pensare alla Streetfighter come ad una 1098 spogliata può portare ad un errore di valutazione. La voglia (e necessità) di offrire una guida rassicurante e stabile ha portato ad una moto piuttosto lunga e con un angolo di sterzo aperto che alla fine, pur assomigliandole molto, ha poco a che spartire con la Superbike di Borgo Panigale. Il risultato è che con la Streetfighter si ha per le mani una moto potentissima ma mai nervosa, del tutto priva di quelle reazioni "agitate" che caratterizzano certe nude di impostazione sportiva, che spesso, però, sono anche quelle che fanno salire alle stelle il tasso emozionale del mezzo.

DAVANTI SEMPRE GIÙ Qui, la risposta perfetta del gas, l'erogazione spalmata su un ampio arco dei giri, ma soprattutto un avantreno molto carico (51% del peso grava sulla ruota anteriore) portano ad una moto che, anche quando spalanchi il gas in seconda marcia (e con il controllo di trazione lo spalanchi sul serio) non si scompone minimamente.


ANGELI CUSTODI
A meno di non volerlo espressamente, la Streetfighter non punta mai il cielo, ma resta stabile, fa strada e ti invoglia a dare del gran gas perchè sai che quella ruota lì dall'asfalto non si stacca. Strano davvero per una naked (anzi per una streetfighter), ma indubbiamente  piuttosto rassicurante per chi ne impugna il manubrio, che non ha mai il patema di mettersi la moto in testa. Il secondo angelo custode si chiama DTC (c'è solo sulla S però) ed è innegabile che il controllo di trazione (per noi settato sul livello 5) sia un bel tranquillante quando ti ritrovi a dare gas dovendo gestire certe prestazioni.

PESO AVANTI Insomma, volendo riassumere in due parole, la Ducati è una moto velocissima, molto efficiente, ma non "ignorante" come potrebbe dare ad intendere l'aggressività estetica. La sua geometria di sterzo (tanto peso sul davanti ma angolo molto aperto) porta ad avere una guida particolare, che richiede, in pista, qualche giro per prenderci la mano perchè la ruota anteriore non sembra "parlare" molto al pilota. La Streetfighter è leggera ed è anche molto rapida a scendere in piega, in alcuni frangenti quasi troppo perché la velocità con cui si spara alla corda toglie un pelo di omogeneità all'azione e il livello di piega è al solito molto elevato, si va giù fino a grattare il puntale. Poi, quando devi farla girare stretta in un tornantino, o farle cambiare direzione in fretta, interasse lungo e sterzo aperto si fanno sentire (la moto non chiude le linee come si vorrebbe e tende sempre ad essere un po' sottosterzante) e l'impressione è che ci siano concorrenti più reattive e rapide nell'esecuzione di questa manovra. Anche in staccata non vien troppo voglia di insistere con i freni in ingresso curva, proprio per lo sterzo particolarmente aperto che consiglia di frenare forte prima, quando la moto è ancora dritta, per poi mollare tutto e buttarsi in piega.


STERZO PIANTATO
D'altro canto, però, non perdete tempo a cercare moto svestite con uno sterzo più fermo e solido di quello della Ducati, perché non ne troverete. Anche durante un giro fatto volutamente con una impostazione stradale (quindi eretto e non spiaccicato sul serbatoio come quando si tira in pista) la stabilità non è mai in discussione e questo senza dubbio è il lato più sorprendende della Streetfighter.

FRENI SUPER, PURE TROPPO Discutibile, invece, la iper aggressività dell'impianto frenante anteriore. Lo avevamo già detto in occasione della prova della 1098, lo ripetiamo ancora con l'aggravante che la Streetfighter è una moto stradale. L'attacco estremamente aggressivo e la limitata modulabilità non sono il massimo quando c'è da gestire la frenata, magari su fondi difficili. Assolutamente consigliabile, in questo caso, montare le pastiglie con mescola meno aggressiva che Ducati offre come optional. In compenso, la potenza frenante è strepitosa: con la Streetfighter si possono fare staccate da autentica MotoGP.Da buona Ducati poi, la Streetfighter ha un limite incredibilmente alto, e più vai forte più sembra essere a proprio agio. Magari, se ne vedrete una in pista passarvi mentre siete chini e tutti impegnati sui vostri semimanubri, ricordatevi la domanda che ho fatto all'inizio: ne vale la pena?


TAGS: prova ducati streetfighter

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