AVVISTAMENTI
Non conosco i dati di vendita ufficiali ma, stando al numero di Stelvio 1200 che ho potuto vedere in giro in questi mesi per una città grande come Milano, devo dedurre che Guzzi abbia finalmente colpito nel segno. D'altra parte, la moto offre tanta originalità estetica, un Marchio dal blasone indiscusso e promette prestazioni pari a quelle della concorrenza più agguerrita, grazie al rinnovato bicilindrico a 4 valvole di 1200cc.

AMARO IN BOCCA In realtà, la prima cosa che si nota alla guida della Stelvio, e che lascia anche un po' di amaro in bocca, è proprio l'erogazione del suo bicilindrico, stranamente votata agli alti regimi quasi fosse montato su una naked d'indole sportiva. I cavalli in effetti non mancano, e lanciando a briglia sciolta il V2 ci si rende conto di quanto il dato dichiarato di 110 cavalli possa essere verosimile. Ma il punto è chesu una moto di questo genere la potenza in alto non è indispensabile, mentre sarebbe molto più gradita tanta "forza" in basso.


PARTENZA A 5.000
L'erogazione della coppia sulla Stelvio è invece spostata anch'essa verso la seconda metà del contagiri, tanto che al di sotto dei 5.000 giri la moto appare piuttosto svogliata in termini di spinta e, in definitiva, piacere di guida. Le altre due moto del test, da questo punto di vista sono molto più dotate - GS in primis - e impongono molto meno lavoro di cambio quando si vuole andare a passeggio o su una strada di montagna, magari con passeggero a bordo.

COINVOLGENTE La Stelvio va quindi fatta girare per avere la spinta necessaria, cosa che porta chi guida ad un coinvolgimento superiore in brevissimo tempo non appena la strada si fa un po' più tortuosa, grazie anche alle doti di guidabilità inaspettate di questa grossa enduro. Basta infatti affrontare una serie di curve per ritrovarsi fra le mani un oggetto strano, che più che agli sterrati pare essere stato pensato per gli asfalti più gustosi.

ATTIVI IN SELLA Fra le moto di questo confronto la Stelvio è quella che offre la posizione di guida più "attiva", con pedane perfettamente centrate e un manubrio larghissimo, ma alla giusta altezza per non avere una posizione di guida troppo eretta. La sella è oltretutto regolabile su due posizioni, con quella più bassa che fa sentire chi guida molto ben inserito nella moto, come su una stradale pura.


L'UNICA CON IL 180
Metteteci poi sospensioni tarate sul duro - soprattutto la forcella - e il gommone posteriore da 180 (unica ad averla tra le big con ruota anteriore da 19") e capirete come guidare una Stelvio può dare sensazioni diverse da tutte le altre endurone o crossover che dir si voglia. In termini di comfort, comunque, la Guzzi non delude, perchéla sella è ampia anche per il passeggero e la protezione aerodinamica può essere regolata in base all'altezza di chi guida, grazie al piccolo ma efficace parabrezza registrabile in altezza.

LO SPIRITO NEL NOME Ovviamente la taratura solida della forcella non è il massimo per affrontare gli asfalti più rovinati o un facile sterrato, ma le regolazioni possibili sono molte e visto che comunque con la Stelvio nessuno ci farà gare di salti, forse è meglio tenersela così regolata e godersela per quello che è stata pensata e accordata, cioè le strade di montagna più gustose a cui il nome stesso della moto si ispira.


HA LE SCARPE GIUSTE
Portateci la vostra Stelvio e rimarrete sorpresi dall'assenza di trasferimenti di carico in staccata e dalla grande sensazione di appoggio offerta dal grosso pneumatico posteriore. La precisione con cui le linee imposte dal pilota vengono seguite si deve inoltre non solo alle doti telaistiche di questa Guzzi, ma anche a una dotazione di "scarpe" particolare, dato che anche le Scorpion Sync di primo equipaggiamento (sono le stesse di un altro oggeto strano come la Ducati Multistrada per capirci) tradiscono la vocazione di questa stradale in incognito.

GOFFA A PASSO D'UOMO Vista così, e guidata di conseguenza, anche l'accoppiata con un motore avido di giri diventa meno fastidiosa, anche se certamente il livello d'impegno sulla Stelvio, a parità di passo, sarà maggiore che sulle altre due. I limiti più grandi della configurazione scelta a Mandello arrivano però sul lento, dove alla scarsità di coppia, si aggiunge anche una frizione decisamente dura e un equilibrio nelle manovre a passo d'uomo non perfetto.

VIBRA TANTO Nonostante il manubrio largo, infatti, la Stelvio è l'unica delle tre che impone una certa attenzione nelle inversioni a U o nel traffico, dove il peso della moto ritorna a farsi sentire con una certa prepotenza. Sul veloce invece le cose si fanno molto più semplici e, se non fosse per un tasso di vibrazioni superiore alla media, con la Stelvio si potrebbero tenere a lungo medie sostenute.


CARATTERE PRECISO
In conclusione, questa proposta Moto Guzzi strizza l'occhio agli utenti più sportivi, attirati dalle possibilità turistiche di questa categoria di moto ma che non vogliono rinunciare a doti stradali tipiche di altri segmenti. In questo la Stelvio si pone in diretta concorrenza con moto come la recente Moto Morini Granpasso, o le proposte crossover con ruota anteriore da 17". Rispetto alle concorrenti di questa comparativa, però, paga abbastanza in termini di piacere di guida nell'uso normale e nei viaggi più lunghi, a causa dell'erogazione appuntita del suo motore e a un comfort più limitato.


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