Autore:
Michele Losito

MONO FUORIMODA? Che in redazione "girino" poche monocilindriche è un fatto. D'altra parte, è il mercato - e di conseguenza chi le moto le compra - a non essere più molto interessato a questo tipo di motorizzazione, considerata forse troppo poco potente o d'immagine. Quando capita di riprovarne una, però, non è difficile convincersi che guidare una "mono" nei dintorni dei 600cc (660 per la precisione) è ancora un modo gustoso per crescere di cilindrata gradualmente, o anche solo la scelta più intelligente quando si è alla ricerca di un mezzo agile, semplice ed parsimonioso.

VESTITO SPORTIVO Vista in questo modo, la Pegaso Factory è una proposta sicuramente interessante e che ha il plus ulteriore di un'estetica "giusta", grazie allo specifico allestimento sportivo, che riesce a dare un tono più aggressivo alla Pegaso Strada standard. Per la quale bisognerebbe instituire una nuova categoria, quella delle "funbike", composta dalle moto che - per ciclistica e potenza - nascono con il solo scopo di dare piacere alla guida e non essere mai troppo impegnative.

IN BUONA COMPAGNIA In questo segmento l'Aprilia è pure in buona compagnia, assieme a moto come la KTM Duke, la Kawasaki Versys o la Yamaha XT660X, ma anche l'MT-03 oppure la Suzuki V-Strom 650, e così via. Moto tecnicamente anche molto diverse, ma capaci di un pacchetto globale - ormai si deve dire così, MotoGP docet - generalmente efficace e alla portata di tutti. Come è d'altronde la Pegaso Factory: una moto che sfrutta l'esperienza nel motard (con le vincenti SXV 450 e 550) e la lunga tradizione nel campo delle monocilindriche con il nome del cavallo alato della Casa di Noale, oltre a qualche sapiente tocco racing, che non guasta mai.

PARTICOLARI DI LUSSO
Così, i cerchi a raggi anodizzati oro, la pinza radiale FTE che lavora il grosso disco anteriore da 320mm e il bel manubrio a sezione variabile, preso pari pari dalla naked di punta Aprilia, fanno un figurone sulla Factory. E l'immagine "cool" non fa quindi difetto a questa Pegaso, che, invece, soffre un po' di più rispetto a certe concorrenti sia per il prezzo d'acquisto (7.200 € non sono pochi), sia per le prestazioni di cui dispone.

CONCORRENZA SPIETATA Il monocilindrico Yamaha-Minarelli, infatti, pur non essendo messo male come cavalli - ne dichiara 48 a 6.000 giri - è forse l'elemento meno esaltante sulla Pegaso. Anche se, in realtà, il problema nasce dal fatto che sono i motori concorrenti ad andare decisamente meglio, per cui se il paragone con il recente mono KTM montato sulle Duke 690 e 690 SuperMoto è piuttosto impietoso, non bisogna scordarsi che alcune Case giapponesi, per un prezzo più basso, riescono ad offrire degli ottimi due cilindri.

HA CARATTERE
Giudicato da solo, il motore della Pegaso comunque non delude, perché riesce ad essere trattabile ai bassi regimi e avere un'erogazione vigorosa e gustosa, tipicamente "mono" dai medi regimi sino a poco oltre il picco massimo. Vibrando oltretutto molto poco, cosa non banale, quando ci sono di mezzo pistoni così grossi, e che è possibile verificare impegnando la Pegaso in una veloce trasferta autostradale.

STABILE SUL VELOCE In questa situazione ci si accorge che chi guida è ben inserito nella moto - riducendo l'effetto "vela" per il busto dopo i 100 orari - e che i consumi sono contenuti, qualità sempre più importante in questi tempi di caro-petrolio. La velocità di crociera coincide più o meno con il limite autostradale, e la stabilità sul veloce è ottima, tanto che si  potrebbe procedere all'infinito. Solo spingendosi oltre con il gas cominciano a farsi sentire di più la posizione poco aerodinamica in sella imposta dal largo manubrio e qualche vibrazione che massaggia le mani.

VIAGGI COMODI La permanenza in sella alla Pegaso è resa piacevole dalla comodità della seduta - anche per il passeggero, che ha due belle maniglie a cui ancorarsi - e dalla praticità del piccolo vano portaoggetti ricavato in cima al serbatoio, la cui apertura si comanda dal blocchetto elettrico sinistro. Biglietti, monete, telefonino e tutto quello che può servire "al volo" in moto, trovano così una collocazione ideale, evitando scene convulse ai caselli, soprattutto con i guanti pesanti.

IL SUO PANE E' IL MISTO Portando la Pegaso nel suo habitat ideale, il misto, la stabilità riscontrata sul veloce lascia il posto ad una piacevolissima agilità. Il largo "timone" che si ha tra le mani rende i cambi di direzione veloci una pura formalità, mentre il potente impianto frenante è instancabile e asseconda chi guida nella guida più aggressiva senza fare una piega. Solo le sospensioni sono un po' morbide, e purtroppo regolabili solo dietro.

ECLETTICA Ma rendere la Pegaso una "tavola" non avrebbe molto senso, perché così come esce dalla fabbrica è adatta ad affrontare tutte le principali situazioni di guida per le quali è stata pensata. Città, tangenziali, un bel misto guidato o qualche viaggio più lungo sono quindi esperienze tutte alla portata della Pegaso, a cui l'allestimento Factory aggiunge solo un po' di pepe in più, grazie alla maggior leggerezza dei cerchi a raggi e alla cattiveria dell'impianto frenante.

QUISQUIGLIE Ad essere sincero, sono pochissimi i difetti attribuibili a questa moto. Il cambio non è il massimo della precisione e in città sarebbe preferibile un manubrio meno esagerato, per poter sgattaiolare ancora più rapidamente nel traffico. Sotto sforzo, poi, la frizione tende a gonfiare un po', ma credo dipenda più dallo stile di guida a cui istiga questa moto, piuttosto che da un difetto congenito. Come diceva il mitico Totò: "Quisquiglie, pinzillacchere..."


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