Autore:
Alfredo Verdicchio

Oggi come ieri. Dopo trent’anni, la Triumph rievoca il mito delle cafe racer riportando in auge la Thruxton. Nome storico per il marchio inglese, che riporta a tempi lontani, quando le moto non avevano carene, i piloti avevano esili tute in pelle senza protezioni e le gare erano quelle di durata, dove affidabilità e costanza contavano più della velocità.
In una di queste competizioni, la Thruxton 500 (endurance di 500 miglia) che si teneva sull'omonimo circuito di Hampshire, la Triumph raccolse più di un piazzamento sul podio proprio con la Bonneville in versione "sparo".

Una vera cafe racer di una volta, con i semimanubri, pedane arretrate, coperchi delle teste cromate, parafanghi corti argentati e la sella con il codino monoposto da gara (anche se finta, sotto in realtà la sella continua).

Base di partenza di questa Triumph come allora è la Bonneville 800 dei giorni nostri, con il twin rimaneggiato qua e là, a partire dalla cilindrata salita da 790 cc a 865 cc. Le camme sono nuove, così come i carburatori e gli scarichi a "megafono" cromati, per ottimizzare potenza e coppia in tutti i regimi.

Risultato 70 cv a 7.250 giri e 72 Nm (7,34 kgm) di coppia massima a 5.750 giri, racchiusi in una ciclistica semplice, semplice, anche se rivista nella taratura della forcella (regolabile nel precarico molla), nella lunghezza maggiorata dei due ammortizzatori posteriori (regolabili anch'essi nel precarico) e nella geometria di sterzo, per aumentarne la reattività (anche se 205 kg a secco non sono pochi).

Per finire, i colori: l’immancabile nero, definito "Jet Black", insieme ad un rosso carico "Cardinal Red", entrambi con parafanghi in argento.


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