Dagli amici mi guardi Iddio. Purtroppo il detto vale, eccome. Scoprire che persone con cui hai magari parlato, condiviso un box in un fine settimana di gare, chiacchierato amabilmente a tavola sia accusato di fregarti appena ti giri fa male, molto male.

Il fax, giunto in redazione dall’ufficio stampa della Questura di Varese, è asciutto, secco e di quelli che lasciano l'amaro in bocca. Non fa piacere riceverlo perché non fa bene all’ambiente delle due ruote e a quello delle gare minori soprattutto. Un nome noto a molti piloti che gravitano nell’ambiente dei campionati minori è quello di Mauro Reveglia, pilota da anni nel mondo delle gare, correva per passione come tanti, solo che lui, secondo l'accusa, la alimentava con traffici a dir poco illeciti.

Nessuno è colpevole fino alla sentenza finale, ma il comunicato lascia poco spazio all'ottimismo:
" L’indagine ha colpito un’associazione per delinquere dedita in modo sistematico e professionale ai furti, alla ricettazione, al riciclaggio ed alla successiva messa in vendita di motociclette sportive delle più note marche italiane e straniere.
L’associazione, il cui capo ed organizzatore era Mauro Reveglia, pregiudicato di 41 anni residente a Lonate Pozzolo (VA), poteva contare su batterie di esperti ladri che provvedevano a rubare le moto nei luoghi in cui normalmente si trovano più numerose, quali raduni motociclistici, località di villeggiatura, parcheggi di centri commerciali.
Le moto rubate venivano quindi stoccate e nascoste in appositi "magazzini" (la Polizia di Stato ne ha individuati 4 durante le indagini) "taroccate" e fornite di documentazione falsa da altri complici tra i quali anche due donne.
Quindi venivano nuovamente "piazzate", intere o a pezzi, a compiacenti personaggi gravitanti nell’ambiente delle competizioni sportive e dei raduni o a titolari di attività di vendita o riparazione di motocicli.
Tra gli indagati vi sono, infatti, piloti di campionati minori (endurance, trofei monomarca, open) titolari di teams, organizzatori di competizioni, commercianti del settore."

Insomma un bubbone che, per fortuna, è scoppiato. Certo duole molto constatare che proprio gente dell’ambiente sportivo, abituata a lottare in pista, a rispettare gli avversari, a vivere con intensità la propria passione, si renda responsabile di tutto questo.

I ricambi costano, le moto costano, ma questo non è certo un buon motivo per mettersi a rubare. Non aggiungiamo altri commenti ma un consiglio: molti, in caso di incidente o di necessità sono tentati di cercare pezzi usati per risparmiare qualcosa. Verificatene sempre la provenienza, per non rendervi involontariamente complici di questi traffici.

E chissà che qualcuno non possa rientrare in possesso della propria moto: a quanto pare, ne sono state ritrovate parecchie.