Autore:
Luca Cereda

STRANO MA VERO Fate bene attenzione a quel che vedete nella foto. Ve lo diciamo subito: non è una Yamaha R1 passata sotto le grinfie della pressa dello sfasciacarrozze, poi ridotta a una specie di monociclo. Meglio definirla una moto senza la parte posteriore, monopezzo. Non per niente si chiama UnoMoto.


TRANSGENICO
Per essere più tecnici, ci troviamo di fronte a un incrocio tra il Segway (una specie di monopattino elettrico con le ruote parallele) e una moto vera e propria. Del Segway condivide il principio tecnologico: funziona come un'estensione del corpo, che attraverso dei sensori di rotazione e una manopola sul lato sinistro del manubrio, segue i movimenti del passeggero avanzando, curvando, o muovendosi in retromarcia. Della moto, invece, ha la sella, la carenatura, il manubrio, la postura del pilota, che non è in piedi, ma proteso in avanti e appoggiato a un poggiapiedi posteriore.                                                   


VIZIO DI FAMIGLIA L'idea è di un brillante diciottenne dell'Ontario, tale Ben Gulack. L'ispirazione gli è venuta dopo un viaggio in Cina compiuto nel 2006. Impressionato dallo smog e dall'inquinamento che anneriva l'aria, ha cominciato a pensare di costruire un nuovo veicolo elettrico quale piccolo passo verso la soluzione del problema. Le basi, d'altronde, le aveva in casa: il nonno ingegnere gli ha lasciato in eredità l'officina nella quale Ben si è fatto le ossa sin da piccolo, aiutandolo a riparare auto. 


ANTICONFORMISTA Il risultato è un mezzo concettualmente fuori dagli schemi, pulito e futuristico. L'unico strumento di controllo elettronico è rappresentato dal tasto on/off che serve ad attivarlo. Poi, si muove solo in risposta agli spostamenti del corpo del pilota: in avanti, indietro, o di lato per curvare. UnoMoto raggiunge una velocità massima leggermente superiore ai 56 chilometri orari. Pochi, persino meno di un cinquantino. Ma state certi che a bordo di un simile azzardo non passerete inosservati.

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