Autore:
Andrea Schiavina

SUPERBIKE Non ci si può distrarre un attimo che ti cambiano le gare in tv. Per chi si fosse perso qualche pezzo di storia recente del motociclismo, nel 2014 è avvenuto un cambiamento epocale che ha travolto oltre che i palinsesti televisivi anche la passione dei motociclisti che da anni seguono competizioni delle “derivate di serie”. Ebbene sì: da quest’anno in tv, quella non a pagamento per intenderci, non c’è più la GP ma il mondiale Superbike. Incredibile. E a noi non interessa perché o come questo sia accaduto. Siamo felici e basta perché la Superbike è genuina, i piloti non piagnucolano e a noi due manche divertono più che una.

TEMPO DI CORRERE Tissot, sponsor e timekeeper ufficiale Superbike, mi ha dato la possibilità di respirare l’aria dei paddock a Imola, uno degli appuntamenti più interessanti del mondiale. Uno dei circuiti più impegnativi e spettacolari che ci siano e chi ha avuto la fortuna di farci anche solo un giro, sa bene di cosa stiamo parlando. Chi invece non l’ha ancora fatto, si immagini una sequenza di saliscendi, curve cieche e veloci in grado di scombussolare tutti i recettori dell’equilibrio di un trapezista del circo Orfei. Vedere dal vivo come i piloti affrontano le temibili curve del circuito con la facilità con la quale mi allaccio le stringhe, fa impressione e lo fa ad ogni loro passaggio.

ARIA DI CASA Nonostante possa sembrare assurdo, passeggiare nei paddock del mondiale è un po’ come svegliarsi una mattina in una cascina in cui vive un’enorme famiglia allargata. I piloti li riconosci perché girano sui motorini in accappatoio e infradito, i meccanici ti corrono di fianco con le ruote da cambiare e le moto o quello che ne rimane dopo una caduta, vengono pulite e sistemate nel retro dei box, là dove tutti passando possono dare una sbirciatina. Insomma, si respira l’aria delle corse e lo si fa da dentro. Ci si sente meno spettatori e più protagonisti, anche se alla fine si guarda e basta. Incrociare i migliori piloti del mondo o leggende del motociclismo come Biaggi che gironzolano beati fuori e dentro dalle hospitality (veri e propri ristoranti di proprietà dei team, che vengono allestiti nei paddock per dare un surrogato di vita normale ai piloti che viaggiano tutto l’anno) o vedere come i meccanici lavorano sulle moto, sono situazioni più che frequenti. L’atmosfera frizzante delle corse è palpabile e ci si sente parte del tutto nell’arco di poco. Il bello è che nonostante stia diventando sempre più di alto livello, il mondiale Superbike conserva –per ora- genuini principi motociclistici, poco “fighetti” e molto “smanettoni”, dove lo spettacolo vero sono le sportellate che si tirano i piloti.

MUSEO COSTA Oltre a tutti gli intrattenimenti che offre la Superbike, all’interno del circuito c’è un museo che qualsiasi amante delle due o quattro ruote deve assolutamente visitare. Attualmente, per ricordare Senna a vent’anni dal tragico incidente, c’è una toccante mostra fotografica “Ayrton Senna Sempre” che ritrae il campione in tutti i memorabili momenti della sua carriera.


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