Autore:
Stefano Cordara

モーターボックス  (MotorBox)

ステファノ コルダーラ (Stefano cordara)

イヴォ ベッレッツァ (Ivo Bellezza)

イヴォ アルノルディ (Ivo Arnoldi)

チーム ランナー バイク (Team Runner Bike)


NOTTI AGITATE 
彼らは動揺し、睡眠障害のほとんどではありませんホットです。彼らは pervadedされた混合液は、不安感やgasamento合計。。 。No, scusate, è che mi sto allenando a tradurre dall'italiano al giapponese. Stavo dicendo che sono agitato, dormo poco e non è colpa del caldo. Sono pervaso da un mix emozionale che viaggia tra il senso di inquietudine e il gasamento totale. Un po' come quando, 2 anni fa, mi è arrivato il file con la entry list per la prima gara del Mondiale Endurance, ad Assen. Ecco, in questo momento mi sento proprio come allora. Vedere il tuo nome inserito nell'elenco partenti della 8 ore di Suzuka non può che farti un certo effetto, diciamo pure che dà i brividi.

SOGNO O SON DESTO? Se ci penso bene, la cosa ha dell'incredibile. Nel 2005 eravamo li a pensare di correre, adesso andiamo a Suzuka, a correre contro piloti come Checa Kyonari, Rea, Kagayama Haslam, Takahashi, più una sfilza di giapponesi meno noti ma non meno veloci. Ho sempre seguito questa gara da appassionato prima, da giornalista poi. Una cosa che vedevo lontanissima, inarrivabile, che viveva nei racconti dei piloti che avevano avuto la fortuna di correrla e che mi raccontavano storie incredibili. L'ultimo in ordine di tempo è Stefan Nebel, forte pilota tedesco che l'anno scorso ha corso con il Team Phase One, oggi tester ufficiale KTM che ho incontrato alla presentazione della Super Duke R.


PELLE D'OCA
Non esagero quando dico che Stefan, raccontandomi della sua esperienza a Suzuka, aveva la pelle d'oca. Lo stesso Valentino Rossi, nel suo libro autobiografico, ha dedicato un capitolo intero alla 8 ore che ambiva correre, ma che poi, una volta corsa (e vinta in coppia con Edwards) non ha più voluto nemmeno sentir nominare. Il motivo è semplice: se sei un top rider qui hai addosso una pressione pazzesca. Per i Jap questa gara conta più di qualsiasi altra, preparano moto specialissime, spendono un anno intero di test per vincere. Se vinci qui diventi un eroe e hai buone possibilità di avere una moto ufficiale. Se perdi, o peggio cadi, non ti guarderanno più allo stesso modo. E anche tra i gommisti la battaglia è molto accesa, la 8 Ore è rimasta una delle poche gare al mondo dove si sfidano a viso aperto ben quattro marche differenti: Bridgestone, Dunlop, Pirelli e Michelin. In parole povere, non è facile per niente.

DAL FORNO AL GHIACCIO Perché correre la 8 Ore di Suzuka è una cosa durissima, anche se sei il migliore del mondo. Il caldo è asfissiante (si passano i 33 gradi), l'umidità sfiora il 90% e i turni da un'ora diventano una prova di autentica resistenza. Non a caso, una volta scesi di sella i piloti si buttano in una piscina ghiacciata (fa bene alle coronarie, dicono) allestita nel retrobox, per raffreddarsi dalla "febbre" della gara. Sofferenza pura quindi per gli uomini e per le moto, che qui affrontano la prova del fuoco. Perché Suzuka non è una gara di Endurance come le altre. Il livello è talmente alto che praticamente sono tante manche di superbike, una dietro l'altra. Se volete vedere quali big corrono quest'anno scaricatevi la Entry List definitiva in PDF

FUORI DALLA NORMA Insomma, questa gara è unica, una delle poche al mondo che chiunque, anche chi non è appassionatissimo di moto, conosce. Come il TT come Le Mans, come Daytona. E quest'anno ci saremo anche noi, con le nostre moto, il nostro team, i ragazzi che ci hanno seguito fino ad oggi e che hanno rosicchiato qualche giorno alle loro ferie per venire a vivere questa esperienza che, di sicuro, sarà indimenticabile. La spedizione conta 10 persone in tutto: oltre ai tre piloti ci saranno gli instancabili Max e Mauri, Daniele, Daniel,  Maurizio,  Stefano e Valerio, quelli che sempre sono stati con noi.


CINQUE ITALIANI IN TUTTO
Un pizzico di orgoglio mi porta a dire che il primo risultato lo abbiamo raggiunto quando abbiamo chiuso le casse. A Suzuka di europei ce ne sono pochini, gli italiani li conti sulle dita di una mano (oltre a noi tre solo Tessari e Ricci del team Xone). Essere lì, quindi, non è proprio cosa da tutti. E, cosa ancora più importante, ci siamo venuti con le nostre forze (senza case ufficiali che pagassero per noi). Credetemi quando vi dico che non è semplice perché la trasferta Giapponese equivale ad un salasso ed ha costretto alla chiusura già un paio di team importanti come ad esempio Motor TV MV Agusta uscito dalla lista dei team permanenti proprio per non aver potuto andare a Suzuka.


Il tracciato
di Suzuka
DURA? DI PIU'! Inutile dire che se già normalmente le gare sono dure, qui tutto sarà moltiplicato per due. La pista, a detta di tutti i piloti che ci sono stati, è una delle più difficili da imparare: lunghissima (quasi 6 km) con curvoni iperveloci e muretti sempre troppo vicini. I piloti giapponesi, che vengono qui per fare la gara della vita, vanno "abbastanza di fretta", cadono come le mosche e non vanno troppo per il sottile con chi affronta i primi giri per capire da che parte gira la pista. Qui, dove i piloti del mondiale si prendono anche 15 secondi al giro, qui dove l'imbattibile SERT ambisce al massimo al decimo posto, il primo obbiettivo per noi sarà conquistarci il diritto di partire e stare lontano dai guai.


REALTÁ VIRTUALE
Dovremo davvero fare del nostro meglio. Insomma, di sicuro non basterà la visione dei 1.000 filmati on board scaricati da YouTube per entrare e guidare sciolto come se fossi al Mugello. Ma siamo euforici, più che altro per il fatto di non avere ben chiaro quello che ci aspetta. Incoscienti? Vedremo, per il momento intanto abbiamo dovuto risolvere una quantità infinita di beghe burocratiche.

GENTE PRECISA I giapponesi, si sa sono precisi e lo scambio serrato di mail e documenti che ho avuto con un certo signor Ito da Suzuka è tale da avermi intasato la casella di posta. Loro vogliono sapere tutto in anticipo, quando parti, quando arrivi, quanto bevi, quando dormi, dove dormi, quanto ghiaccio vuoi (si, il ghiaccio da mettere nella piscina per raffreddarti), a che ora lo vuoi (si ordina tutto in anticipo e si paga qualsiasi cosa), insomma siamo schedati in tutto e per tutto. Ma per correre una gara del genere si sopporta questo ed altro.


TUTTO IN UNA SETTIMANA
Sto già preparando la valigia, lunedì 21 partiremo da Malpensa, le 11 ore di volo che ci separeranno dall'aeroporto di Nagoya saranno interminabili e, una volta a terra, dovremo prima di tutto prendere il treno giusto (laggiù l'inglese non è che lo parlino in tanti e gli ideogrammi chi li capisce?) e poi vi terrò aggiornati quasi in tempo reale, come al solito, fino alla fine della gara che si correrà domenica 27 dalle 11:30 alle 19:30 (ora di Suzuka). In pista 80 moto, ci sarà traffico, vedremo di non perderci negli ingorghi. Continuate a seguirci...


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