Autore:
Giovanni Zamagni

HARACKIRI Era metà del quinto giro, alla staccata di una curva a sinistra da terza marcia, quando Daniel Pedrosa è caduto rovinosamente, travolgendo poi il compagno di squadra Nicky Hayden, mezza moto più avanti e un metro all'esterno, ovvero nella traiettoria giusta. I due sono volati per aria come birilli colpiti da una palla da bowling e in una frazione di secondo Nicky ha visto svanire i dodici punti di vantaggio che si era guadagnato con tanta fatica.

HAYDEN "Sapevo che Pedrosa non mi avrebbe aiutato a vincere la gara, come ha fatto Edwards con Rossi, ma non potevo certo immaginare che mi avrebbe buttato a terra. So che queste cose succedono nelle corse, ma per me era un'occasione incredibile e forse non ce ne sarà un'altra", è il commento di Hayden, che a stento trattiene lacrime di rabbia e delusione.

PEDROSA Pochi metri più in là, in un clima esplosivo, Pedrosa spiega la sua versione dei fatti. "In sei anni di mondiale non mi era mai capitato di toccare un altro pilota, né in gara né in prova ed è incredibile che sia successo con il mio compagno di un squadra in un momento così delicato. Ho sbagliato, ma la verità è che non volevo superarlo in quel punto: quando ho frenato si è sollevata la ruota posteriore e quando ha ritoccato l'asfalto, la moto ha preso velocità: sono finito sul cordolo e sono scivolato".

PUIG A pochi passi, il padre-padrone di Pedrosa Alberto Puig espone una tesi delirante. "Era giusto che non ci fossero ordini di scuderia, perché Daniel era ancora in lotta per il mondiale e tutto sarebbe potuto accadere, anche che la Yamaha si rompesse. La verità è che Hayden avrebbe dovuto provare a stare al comando, cosa che non ha fatto per tutta la stagione".

STRATEGIA Senza una strategia, senza un vero direttore sportivo all'interno del box, è normale che accadano certe cose. Dopo le prove, con Rossi primo, Edwards secondo, Hayden terzo e Pedrosa quarto era logico che i compagni di squadra avrebbero ricoperto un ruolo fondamentale. Era chiaro per tutti, ma non per i geni della HRC, che non sono stati capaci di gestire una situazione esplosiva.

ROSSI Anche perché, come dice Valentino Rossi, "quello che loro consideravano la prima guida (Pedrosa) era quarto nel mondiale, mentre il pilota da loro ritenuto scarso (Hayden) era in testa alla classifica". Proprio per questo motivo, si è lasciato Pedrosa libero di fare la sua strada, anche se prima del via era quinto in campionato e staccato di ben 34 punti: come dire che solo un evento straordinario gli avrebbe consentito di aggiudicarsi il titolo.

PEDROSA
La prima colpevole dell'accaduto è quindi l'HRC, incapace di far stare tranquilli due piloti che più volte avevano mostrato di sopportarsi poco, con duri sorpassi reciproci. Ma anche Daniel Pedrosa, il bambino-prodigio, il pilota destinato a un futuro radioso, ha le sue belle colpe. E' chiaro che se regali una Ferrari a un neopatentato e lo istighi ad andare sempre a 300 km/h, non puoi piangere se poi va a sbattere contro un muro, ma Pedrosa avrebbe dovuto capire da solo, anche se non gliel'aveva spiegato nessuno, che all'Estoril sarebbe stato molto più importante aiutare Hayden, piuttosto che provare a vincere la gara.

ROSSI Così, pur arrivando secondo, Rossi si trova per la prima volta quest'anno al comando della classifica, con otto punti da amministrare nell'ultima gara di Valencia. Un vantaggio non del tutto rassicurante, perché se Hayden dovesse vincere, Valentino sarebbe costretto ad arrivargli immediatamente alle spalle, in una gara dove, presumibilmente, Pedrosa farà di tutto per farsi perdonare l'errore commesso. Se nella circostanza il pilota della Yamaha è stato fortunato, non si può dimenticare che a Jerez era toccato proprio a Rossi essere abbattuto da un altro pilota, e che in Cina e negli Stati Uniti era stato costretto al ritiro da problemi meccanici. Come dire che nei confronti con Nicky (e con tutti gli altri), quello che ha più da recriminare in questa stagione è ancora Valentino.

ELIAS E ROBERTS Le vicende del GP e della classifica fanno passare in secondo piano lo strepitoso successo di Toni Elias, al primo trionfo nella MotoGP. Toni ha regalato spettacolo puro, con sorpassi all'esterno, frenate con la ruota posteriore sempre di traverso, numeri da brividi praticamente in ogni curva della pista. Sfruttando le qualità della sua RC211V è riuscito a battere in volata Rossi per due millesimi, salvando, in parte, l'Honda da un disastro senza precedenti. E un applauso va anche al vecchio Kenny Roberts, terzo dopo aver concluso al comando il penultimo giro, quello che lui pensava fosse l'ultimo.

MELANDRI E CAPIROSSI Il GP del Portogallo ha messo fine, anche matematicamente, alle residue speranze di Marco Melandri e Loris Capirossi di lottare per il mondiale. Marco ha chiuso all'ottavo posto rallentato da problemi di ciclistica, Loris addirittura dodicesimo a causa delle gomme Bridgestone, assolutamente non competitive all'Estoril.


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