Autore:
Michele Losito

EFFETTO SORPRESA Mentre a Parigi si conclude l'annuale presentazione delle novità Suzuki per la prossima stagione, le prime foto che arrivano in redazione ci lasciano doppiamente sorpresi. Nessuno infatti si aspettava la presentazione della Suzuki Gladius 650 che è, in pratica, la terza generazione della bicilindrica SV 650, ma, soprattutto, nessuno avrebbe immaginato un tale cambiamento radicale di design, quanto quello messo in mostra da questa nuova Gladius.

STRADA SEGNATA Messa da parte un po' di delusione per la mancanza di altre novità date per certe dai soliti bene informati (a quando un nuovo Suzuki Burgman 650, o una versione "grande" della GSR?), la prima valutazione che suscita la Gladius è che anche Suzuki stia seguendo una nuova tendenza di mercato e che, con un prezzo ipotetico ben al di sotto dei 6.000 euro, questa novità s'inserisca alla perfezione in un segmento che ultimamente ha visto attivarsi tutte le Case giapponesi. Prima Honda, con la rinnovata CBF600, poi Yamaha, con il ritorno della Diversion e infine Kawasaki, con la seconda serie della ER-6.

CAMBIO DI ROTTA Evidentemente il mercato si sta dirigendo verso prodotti più economici e razionali, cosa che obbliga le Case a ingegnarsi per rendere le proprie moto attraenti pur mantenendole competitive nel prezzo. Da questo punto di vista, la nuova Gladius rappresenta un cambio di rotta piuttosto sorprendente per Suzuki, che da sempre ci ha abituato a linee molto più classiche per le sue moto d'accesso, e tale da giustificare anche una nuova denominazione e addirittura un sito dedicato (www.gladiusstyle.com )

TANTO DESIGN
Gladius sfoggia quindi tanti elementi di puro design, che cercano di darle un'identità fresca e ragionevolmente ricca. Sebbene non originalissimo, e "vagamente" ispirato a qualche naked dandy nostrana, il risultato generale è comunque apprezzabile, con forme più compatte rispetto alla precedente SV e componenti decisamente più moderne, come il faro dalla forma allungata o lo scarico basso, dall'inedito taglio obliquo.

TECNICA CONSOLIDATA
Sotto il nuovo vestito, telaio e motore sono invece molto più vicini alla tradizione, dato che il bicilindrico a V di 90° deriva da quello montato sull'ultima versione della SV650. L'aggiornamento a cui è stato sottoposto riguarda il sistema di accensione, affidata nientemeno che a una coppia di candele all'iridio per cilindro - e i cilindri, che ricevono il trattamento indurente e antiattrito SCEM tipico delle Suzuki più sportive.

POTENZA IN CRESCITA In questa configurazione, il motore rientra ovviamente nella normativa Euro3 per l'inquinamento, ma c'è da sottolineare che il basso livello di emissioni di cui è capace è ottenuto senza il bisogno di un sistema d'immissione secondario di aria nei condotti di scarico. Qualche cavallo in più, inoltre, è verosimile che arrivi grazie a nuovi alberi a camme dal profilo rivisto e dalla corrispondente alzata valvole maggiorata.

PIU' COPPIA, MENO ATTRITI Maggior tiro in basso è stato ottenuto, invece, aumentando del 10% la massa volanica e aumentando il volume dello scarico. Tenuto conto del fatto che la SV650 era già una delle nude del suo segmento messe meglio per le prestazioni del motore, c'è da attendersi cose egregie da questa edizione rinnovata. Non pochi vantaggi il V2 li avrà, poi, dall'utilizzo di una leggera catena con passo 520 (che riduce pesi e attrito rispetto alle tradizionali 525 o 530), nuova tendenza anche quest'ultima, condivisa proprio con la recente Yamaha Diversion.

SCHELETRO D'ACCIAIO Il motore è incastonato in un nuovo telaio a traliccio in tubi d'acciaio, abbinato a sospensioni iper-tradizionali e ad un forcellone anch'esso d'acciaio. Un piccolo passo indietro rispetto alla SV, che aveva telaio e forcellone d'alluminio, al quale è imputabile il maggior peso dichiarato in ordine di marcia rispetto alla SV di pari cilindrata: 202 kg, contro 187. Tra l'altro, la piastra color argento chiaramente visibile nella zona delle pedane (queste sì in alluminio) è solo una copertura plastica, che simula la presenza di un telaio misto dotato di parti pressofuse.

BICOLORE O NERA Da segnalare, infine, le nuove ruote in lega a cinque razze dal disegno ben più piacevole delle vetuste tre razze che equipaggiavano la SV. Niente di nuovo invece sul fronte freni, sempre affidato a una terna di dischi, lavorati da pinze a doppio pistoncino all'anteriore e singolo al posteriore. Anche le colorazioni puntano su una certa originalità, dato che la gamma prevede due nuove tinte bicolore (bianco/blu e bianco/rosso) e una più sobria versione in total black.


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