Autore:
Stefano Cordara

PROMESSA MANTENUTA Gli americani della Motus hanno mantenuto la promessa. Quando questa moto è sbucata dal nulla circa un anno fa, i vertici di questo nuovo marchio americano avevano promesso che la Motus MST sarebbe arrivata sul mercato nel 2011. Bene, le foto che vedete, riprese da alcuni blog americani, mostrano che la prima sport touring made in USA è diventata una realtà ed è stata mostrada alla sede della Pratt & Miller .

MADE IN ALABAMA La Motus è una azienda con base a Birmingham, in Alabama, sede tra l'altro del circuito Barber Motorsport Park e di uno dei musei motociclistici più completi del mondo. L'azienda americana non ha una storia motociclistica alle spalle, ma di punto in bianco si è messa in mente di puntare al bersaglio grosso realizzando una sport touring a suo modo rivoluzionaria che come obbiettivo ha nientemeno che i colossi del settore, leggasi Honda VFR 1200 F, BMW K1600 GT e Kawasaki GTR 1400.

LA PRIMA IN DIRETTA Perché rivoluzionaria? Non tanto per l'architettura V4 trasversale che ne fa una specie di Pan European all'americana, quanto perché la Motus MST al momento, l'unica a offrire quella che, probabilmente, al momento è l'ultima tecnologia in fatto di alimentazione per i motori a benzina. Stiamo parlando dell'iniezione diretta, una soluzione tecnica non nuova tra le auto (ma nemmeno così diffusa visto che l'adottano solo i migliori motoristi Alfa Romeo JTS, BMW, Audi e VW con i motori Tsi, Mitsubishi) ma che non ha ancora trovato applicazione reale sui motori motociclistici.

TECNOLOGIA VERDE Una tecnologia quasi inevitabile per ridurre consumi e soprattutto le emissioni, perché consente una gestione molto più "elastica" e precisa dell'iniezione del carburante, di avere in certe situazioni (tipo a bassi carichi e a gas costante) carburazioni magrissime. In effetti, c'era da chiedersi come mai nessuno tra le moto ci avesse ancora pensato o meglio non ci fosse ancora arrivato (chissà cosa sta girando nei reparti R&D giapponesi!). La risposta una volta tanto non arriva dal Giappone ma dagli USA, paese notoriamente "sprecone" e poco amico delle politiche ambientali, ma che evidentemente ha conoscenze e tecnologie per poter essere il primo a lanciare una novità del genere.

UN V8 A METÀ Il V4 Motus da 1650 cc è stato sviluppato prima dalla Pratt & Miller (il nome Corvette vi dice niente?) e poi dalla Katech, una engineering specializzata nella realizzazione di motori, soprattutto automobilistici, e fin dal momento in cui vedemmo i disegni degli esplosi capimmo che aveva tutto l'aspetto di un mezzo V8, frazionamento tipico dei motori americani. La presentazione ufficiale non fa che confermare questa tesi: il V4 Motus è praticamente una versione dimezzata (e in scala ridotta) del motore che con la Corvette GT1 ha vinto a Le Mans .

ORIGINALE AMERICANO Dall'esploso si vede anche come la filosofia motoristica americana sia perfettamente rispettata. Albero a camme nel basamento, aste e bilancieri e due sole valvole per cilindro sono quasi irrinunciabili quando si parla di motori made in USA. Una tecnica motoristica fin troppo bistrattata qui dalle nostre parti, ma che per certi motori che non devono raggiungere regimi di rotazione da Moulinex, ha anche i suoi vantaggi (compattezza delle teste, semplicità di manutenzione, ad esempio).

CAMBIO ESTRAIBILE Manutenzione che è stata studiata in modo particolare per poter essere quanto più semplice possibile e non costare troppe ore-lavoro durante i tagliandi. Ad esempio, il cambio è estraibile e la frizione laterale (curiosamente c'è un rinvio a 90° tra l'albero primario e la frizione) così, a differenza di tutti i motori V4 longitudinali, questo della Motus non va smontato completamente per intervenire, ad esempio, sulla frizione. Curioso il fatto che in Motus non abbiano preso in considerazione una trasmissione finale a cardano ma si siano concentrati su una tradizionale catena.

COI NUMERI CI SIAMO Cilindrata a parte (1650 cc) e alimentazione a iniezione diretta di questo motore, (battezzato KMV4) si conoscono anche i dati relativi all'angolo incluso tra i cilindri (90°), il tipo di raffreddamento (a liquido), al cambio (sei marce) e alla frizione multidisco in bagno d'olio. Il target prestazionale era di 140 cv a 7.800 giri e i 161 Nm a soli 4.500 giri, in realtà durante la presentazione le dichiarazioni parlano addirittura di 160 cv. Il motore è parte stressata della ciclistica, infatti, il telaio a traliccio di tubi (come il forcellone) non appare affatto massiccio. 

PENSATE SE… Sopensioni tradizionali e componentistica Made in Italy (forcella rovesciata da 43 mm, ammortizzatore regolabile, doppio disco da 320 mm) chiudono il quadro della MST-01, ma come anticipato nel nostro MotorBuzz le Motus saranno 2, assieme alla MST è stata presentata anche la versione più aggressiva MST-R, meno vestita, più sportiva e caratterizzata dall'adozione di sospensioni Ohlins e Pinze Brembo monoblocco. Sono note anche le misure, che sono piuttosto compatte: 1.473 mm di interasse, 26° di inclinazione cannotto sella a 787 mm da terra e un peso di "soli" 227 kg a secco. Diciamo soli perchè le ultime release giapponesi ed europee del segmento sono tutte over 270, e 40 kg in meno non sono noccioline, o meglio peanuts per dirla all'americana...

LA VIA DI MEZZO Alla Motus sanno anche già dove posizionare la MST per quel che riguarda il prezzo, ovvero a metà tra la BMW e le moto giapponesi. Insomma la Motus si butta nel mucchio e lo fa con un look personale e con soluzioni tecniche inusuali. Chiudiamo ora con una riflessione: pensate se una moto del genere fosse marchiata Guzzi…


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