Autore:
Simone Coggi

Mica facile inventare nuove moto, sostituire icone degli Anni 90 come la Monster. La Ducati lo ha già fatto, ultimamente, avviando un profondo rinnovamento della gamma, con le varie 999 e Multistrada. Non sempre però

le intenzioni sono state capite. Non sempre l’innovazione è stata apprezzata. Questione di gusti, certo. Ma come spesso accade quando l’ispirazione non riesce a trovare nuova linfa, ci si rivolge al passato. 

Il rinnovo, infatti, sempre che sia questa la funzione di una show bike, in Ducati lo hanno fatto fanno girando il libro della Storia al contrario. Tornando sui primi capitoli, già gloriosi e ricchi di suggestioni. Nascono tre moto, presentate al salone di Tokio, che non hanno paura di mostrarsi per quello che sono: delle repliche di altre Ducati di tre decenni fa.

Già, gli Anni 70. Anni di sfide in moto, al bar, delle prime due ruote che veramente iniziano ad avere un peso nel costume nazionale. Anni di Guzzi e di Gilera, ma anche anni delle prime giapponesi a quattro cilindri che fanno paura. E, ovviamente, anni di Ducati: le gare vinte, il rombo del bicilindrico più famoso del mondo che inizia a farsi conoscere e l’affidabilità non proprio irreprensibile.

Era un millennio fa e oggi, in un periodo storico che mostra segni di stanchezza culturale e incertezza sul futuro, l’ispirazione non viene più cercata lanciando in avanti il dardo dell’innovazione. Al contrario: si pesca nei ricordi, si aggiornano concetti che erano innovativi quando i nostri padri erano ragazzini, si spaccia per nuovo del materiale trovato rovistando in soffitta. Niente di male, anzi. Spesso le creazioni dal sapore vintage sono piacevoli, appaganti, affascinanti sin dal primo sguardo. E’ così nella moda, con le gonne un giorno lunghe e a fiori da hippy, l’altro corte e sfacciate come quelle di Mary Quant. E’ così nel nostro mondo, il mondo delle moto, che è fenomeno di massa, di costume. Di moda. Ducati ci offre tre begli esempi di design rétro, che coniugano in un certo senso il sapore di epoche gloriose con quello che ci si aspetta da moto moderne in termini di prestazioni, affidabilità e modalità di utilizzo. La meccanica è in comune, fatti salvo alcuni particolari che caratterizzano ognuna di esse.

Quindi, telaio tubolare a traliccio d'acciaio, con il motore che funge da elemento stressato della struttura, nel nostro caso è il bicilindrico a L di 90° a doppia accensione e due valvole per cilindro. E' l'ultimo discendente del progetto originario che venne sviluppato proprio all'inizio degli anni settanta.

Raffreddato ad aria, ha le sue belle alette sui cilindri che aggiungono il gusto della tradizione in un insieme che è comunque tecnicamente al passo coi tempi. Come, ad, esempio, l'impianto frenante, con quegli enormi dischi da 320 mm, "morsi" da pinze Brembo "Serie Oro" a quattro pistoncini, o le sospensioni completamente regolabili.

Insomma, sono belle. Le trovate qui sotto descritte una per una; non le trovate – per il momento – dal concessionario. Ducati aspetta solo di capire se la direzione è quella giusta: la palla passa al pubblico.

   DUCATI   Sport 1000   DUCATI    Paul Smart 1000   DUCATI   GT 1000

TAGS: ducati sportclassic