Autore:
Alessandro Codognesi

EICMA, CHE PASSIONE! Snobbarla così, senza nemmeno farci caso è fin troppo facile: quest’anno EICMA offre tali e tante novità, che moto come la nuova Brough Superior SS100 rischiano di passare inosservate. Ed è un peccato, perché la SS100 ha storia e fascino da vendere, roba che la maggior parte delle moto odierne si sognano. Moto omonima di quella con cui il compianto Lawrence d’Arabia perse la vita in un incidente, la SS100 è un forte richiamo al passato con le sue linee retrò e le sue cromature ma ha una meccanica tutta moderna. Non la snobbate, e procedete con la lettura…

BIOGRAFIA Forse non tutti sanno che la Brough Superior SS100 è stata la prima, reale superbike nella storia del motociclismo. Il primo prototipo, infatti, risale al 1919, mentre la versione disponibile al grande pubblico è del 1921. Da lì, la Casa inglese si è creata la fama della moto performante, superiore, proprio come recitava il nome, tanto da convincere uno come Lawrence d’Arabia a farla diventare la propria moto nonostante il prezzo non proprio popolare. La SS100 era una delle poche moto a toccare il muro delle 100 miglia orarie (alias 160 km/h), tanto da guadagnarsi da parte dello stesso Lawrence il nomignolo Rolls-Royce delle moto. Il sogno però svanì con l’arrivo della seconda guerra mondiale, quando l’azienda fu costretta a chiudere. Ma oggi, grazie alla volontà di Mark Upham e dei suoi finanziatori, la SS100 torna a rivivere.

AMBIZIONI D’altro canto gli obiettivi di Mark Upham sono quantomeno ambiziosi: resuscitare l’azienda dalle ceneri e farla diventare il secondo produttore di moto in Inghilterra, seconda solo a Triumph. Ovviamente, serviva liquidità inziale per la produzione della Brough Superior SS100: Mark ha pensato di proporsi ai francesi di Airbus, che hanno mostrato interesse nell’idea e finanziato il progetto.

DI FINO Per la meccanica e lo sviluppo della SS100 non si è badato a spese, nessun componente è stato riciclato. Originale al 100%, a spingere la Brough Superior c’è un bicilindrico a V sviluppato dalla Akira, azienda che lavora principalmente nelle corse, con un passato anche in Superbike e MotoGP. Nel dettaglio, il propulsore è un V2 di 88° da 997 cc, bialbero, 4 valvole per cilindro, raffreddato a liquido e dotato di iniezione. La potenza varia da 100 a 140 cv a 10.000 giri, a seconda delle versioni (la coppia in entrambi i casi è di 125 Nm a 8.000 giri).

OSSA FORTI Il telaio a struttura tubolare è un mix di acciaio e titanio, mentre la sospensione anteriore è una Fior inclinata rispetto alla verticale di 24,6°, figlia di uno schema utilizzato nelle corse dei primi anni ottanta (simile al Duolever di BMW) e realizzata in alluminio e in magnesio. Dietro, invece, c’è un più classico monoammortizzatore Ohlins. Altra particolarità è l'impianto frenante, con l’avantreno dotato di un curioso quadruplo disco. In pratica ci sono due coppie di dischi, da 230 mm, morsi da una pinza che agisce contemporaneamente sulle quattro piste frenanti, tutto fornito dalla Beringer. Curiosa anche la scelta delle ruote da 18 pollici, più che altro per ragioni estetiche. In totale, la SS100 pesa 180 chili a secco.

RICHIAMO DI STILE L’estetica è stato l’altro punto chiave di tutto il progetto SS100. L’intenzione era il richiamo al passato, linee retrò che tuttavia si sposassero con le esigenze dei tempi moderni. Non a caso il serbatoio, realizzato e battuto a mano, richiama la forma della vecchia SS100, tutta cromata e affusolata. Stesso discorso per la meccanica, con il blocco motore bene in vista, vera opera d'arte ingegneristica.

PROIBITIVA Per tutti quelli già con l’assegno in mano, fermi lì: la SS100 non vedrà la luce prima della prossima primavera e comunque verrà prodotta a un ritmo di 20 pezzi l’anno. Personalizzata a seconda delle richieste del cliente, sarà in vendita a partire da circa 60 mila euro. Avete già rimesso via gli assegni?


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