Autore:
Giovanni Zamagni


CAMPIONATO ITALIANO
Hanno trasformato il motomondiale in una gara del CIV, il Campionato Italiano Velocità, hanno insegnato al mondo come si fa ad andare in moto, hanno conquistato Motegi, là dove la tecnologia e i piloti giapponesi sono sempre stati il punto di riferimento. Loris Capirossi, Valentino Rossi e Marco Melandri hanno monopolizzato il GP del Giappone, conquistando sabato in prova tutta la prima fila e domenica in gara l'intero podio, in una corsa dove il capoclassifica Nicky Hayden, quinto, ha fatto vedere una volta di più tutti i suoi limiti, mentre il fenomeno Daniel Pedrosa, settimo, ancora alle prese con l'infortunio al ginocchio destro, ha capito quanto è dura la MotoGP.

UN ALTRO PIANETA - Un risultato esaltante per tutti e tre i piloti: per Loris che ha vinto, guidando in modo incredibile, senza un errore, sempre sotto l'1:48"; per Valentino che ha recuperato altri nove punti ad Hayden e si è portato a 12 lunghezze dalla vetta; per Marco che, dopo lo strepitoso successo australiano, si è confermato ad alti livelli, regalando oltre tutto alla Honda il 17esimo titolo costruttori della classe regina. Quando sono in forma, quando il pacchetto moto-gomme li assiste, Capirossi, Rossi e Melandri sono di un altro pianeta, il meglio di tre generazioni di fenomeni, finiti nell'ordine al traguardo: il "vecchio", si fa per dire naturalmente, Loris, il contemporaneo Vale, il giovane Marco.


VOLATA FINALE
- Adesso, a due gare dalla fine, ci sono ancora cinque piloti matematicamente in lotta per il mondiale: Hayden punti 236, Rossi 224 (-12), Melandri 209 (-27), Capirossi 205 (-31), Pedrosa 202 (-34), per un finale di stagione che si annuncia entusiasmante, eccitante, imprevedibile, come peraltro accade dall'inizio del campionato. La logica vorrebbe che Melandri, Capirossi e Pedrosa siano troppo staccati per puntare al titolo, ma gli ultimi GP hanno dimostrato che basta pochissimo per perdere tantissimi punti. E' comunque chiaro che i due favoriti sono Hayden e Rossi, con gli altri tre rivali che giocheranno il ruolo di arbitri del mondiale, togliendo di volta in volta punti fondamentali a Nicky e Vale. E se le Bridgestone saranno competitive come lo sono state a Sepang, Phillip Island (sull'asciutto) e Motegi, allora anche Sete Gibernau (quarto e in crescita) e Shinya Nakano (caduto all'ultimo giro proprio nel tentativo di superare il pilota della Ducati) potrebbero diventare due variabili importanti in più.


ROSSI CONTRO HAYDEN
- Ammesso quindi che sia così, cerchiamo di capire chi la spunterà. Se si guarda la classifica, Hayden è favorito, perché 12 punti sono ancora un discreto vantaggio a due gare dalla fine. Ma è questo l'unico punto a suo favore, perché Nicky è in crisi nera, non è mai salito sul podio nelle ultime quattro gare, perdendo quasi 10 punti a GP, per un totale di 39. Lui dice che la colpa è della frizione, la realtà è che Hayden è andato al di là delle sue capacità nella prima parte del campionato, quando ha conquistato nove podi in undici gare. Ma se si ripercorre l'andamento del campionato ci si accorge che Nicky è stato soprattutto bravo a sfruttare errori e problemi altrui, tipo rotture della Yamaha di Rossi e l'incidente di Barcellona che ha coinvolto Capirossi e Melandri. Per contro, Valentino sale sul podio da quattro gare consecutive e con la Yamaha finalmente in sintonia con le gomme Michelin, può finalmente sfruttare tutto il suo potenziale. Il fenomeno di Tavullia è nettamente più forte di Hayden e sa cosa vuol dire sopportare la pressione di un mondiale: sinceramente non si vede come Nicky possa resistere all'assalto "degli avvoltoi", per usare le parole di Capirossi.