Autore:
Stefano Cordara

È un po’ come dare una bicicletta da corsa ad un bambino che ha appena smesso di usare le rotelle. Ecco, il mio approccio con il trofeo Supermotard VOR Trophy è stato più o meno lo stesso.
Avevo già provato la SM 503, un po’ in giro per strada e un po’ tra i cordoli di un kartodromo. Mi sono divertito come un pazzo. Piegando fino a far scintillare le pedane, la gamba distesa, il gomito alto. Pensavo, insomma, di saperci fare almeno un po’. Non avevo capito nulla.

L’invito che arriva in redazione è per la tappa Bresciana del trofeo. Nessun kartodromo ahimè, ma un circuito "cittadino" come amano definirlo gli organizzatori. In pratica la gara si svolge in un piazzale dell’area fiera di Montichiari trasformato in pista da semplici balle di paglia (un po’ come accade al motorshow di Bologna). Questo è il vero supermotard, quello dei primordi quando ancora non si correva nei kartodromi.

TOBOGA DI PAGLIA

È un circuito che definire tortuoso è dire poco. Curve così io le ho fatte solo nel box quando devo parcheggiare la moto mai in una gara! A rendere tutto più simpatico c’è anche un tratto sterrato 50 m o giù di li. Pochi, ma sufficienti (e obbligatori come da regolamento del campionato italiano a cui il trofeo VOR è accodato) a creare un po’ di stress in più nei piloti. Tutto questo io però non lo sapevo, sono arrivato a Brescia con la mia tuta di pelle, il mio casco da cross, i miei stivali. E la convinzione di fare bella figura.

MOTO UFFICIALE

Il team è superorganizzato, in fondo è lo stesso che con Max Verderosa tenta l’attacco al campionato italiano. E la sorpresa è che la moto che mi viene affidata è proprio la sua! Non quella superufficiale ci mancherebbe, ma quella che Max solitamente utilizza per allenarsi. Stesso motore da 530 cc, stessi freni (cambia solo il disco anteriore) stesso mostruoso carburatore Keihin a valvola piatta e con tanto di pompa di ripresa.

NELLA POLVERE

Insomma l’esordio non è stato dei migliori… ho subito imparato a mie spese il significato delle parole "circuito cittadino". Un toboga, una gimkana, dove la traiettoria è obbligata perché appena la si abbandona è il trionfo del brecciolino e dell’equilibrio precario. Mi bastano tre curve per capirlo, destra, sinistra, destra e sbam! Sono già per terra, colpevole solo di aver preso la curva appena più larga di quel che si doveva.
Ok, lezione numero 1 imparata: non uscire mai di traiettoria, neanche di un centimetro. Per fortuna le velocità sono basse e le scivolate si risolvono sempre in un nulla.

PUROSANGUE

La moto è semplicemente… mostruosa, all’università mi hanno insegnato che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, allora perché quando apro il gas di un millimetro la moto mi proietta in avanti di 10 metri?
Non è che la 503 non vada ma la 530 è a dir poco esagerata, leggera, raffinata e… violenta.
Definire pronta la risposta all’acceleratore del monocilindrico VOR è persino riduttivo
. La moto scatta in avanti in modo impressionante ogni volta che si sfiora il gas. Merito (o colpa?) di quel carburatore "bastardo" che ogni volta che si apre il gas inonda il motore di benzina. E in un circuito così dove si usano solo le prime tre marce la faccenda è piuttosto complicata. Anche perché, la VOR è piantata su sospensioni dure come il legno (Verderosa le usa così) e ad ogni accelerata la ruota posteriore (la gomma è uno slick intagliato) scappa via brusca, violenta, la derapata va controllata tutta con il gas. E dei freni che dire? Pinza Brembo serie oro con pompa radiale da 19 mm e disco da 320. Cen’è d’avanzo per frenare una Superbike e qui ci sono in ballo sono un centinaio di kg… immaginate un po’.

SENZA TREGUA

Frenata, piega accelerata, prima-seconda-prima. Su tracciati del genere non c’è un attimo di riposo e se non si è abituati le braccia diventano subito di marmo, la tensione ti divora. Pesa niente la Vor, ma dopo cinque giri di rampini e svolte secche mi sembra diventata di cemento! Ho passato due giorni a combattere con questo purosangue, non senza picchiare qualche facciata. La gara di Brescia mi ha messo davvero a dura prova ma mi ha anche permesso di imparare un mucchio di cose.

A MISURA D’UOMO

Non occorre farsi trarre in inganno dall’aspetto un po’ spartano dei paddock. Nel supermotard non ci sono motorhome da 200 metri quadrati e ospitality da 1000 persone, tutto è più a misura d’uomo (e alla portata del pubblico), la maggior parte dei piloti arrivano con il furgone, il box è spesso un gazebo, insomma si corre e si spende poco. La professionalità, però, quella non manca. Tra un turno di prove e l’altro i meccanici smontano e rimontano le moto con una velocità impressionante, cambiano rapporti, scelgono mescole intagliano pneumatici.

MI FACCIO LA GOMMA Si perché oltre alle normali operazioni nel Supemotard occorre anche "farsi" la gomma. La base di partenza è un pneumatico slick (gli stessi usati nei campionati velocità) che viene intagliato a caldo con uno speciale attrezzo. In questo modo il pneumatico offre meno impronta a terra, si scalda meglio e consente di derapare con maggior controllo. All’anteriore, invece, si esagera montando addirittura gomme rain (sempre quelle utilizzate nella velocità) che hanno la consistenza della Big Babol e attaccano l’avantreno al terreno.

EFFETTO CATAPULTA

Il tempo tra una prova e l’altra passa sempre troppo in fretta. Un attimo e sono di nuovo in pista pronto per la lezione numero due: mai prenderci tropo gusto a derapare in ingresso di curva. Dopo un paio di turni di prova mi sento quasi bravo e… sbam!! La gomma posteriore riprende aderenza di colpo e la moto mi catapulta dall’altra parte… conseguenze nessuna, la VOR e il sottoscritto "atterrano" senza farsi nulla ed è anche questo il bello di queste moto, che sono praticamente indistruttibili, non ci sono carenature e suppellettili da cambiare ad ogni scivolata, al massimo si rompe qualche leva, si storta qualche pedalina, il che significa soprattutto risparmiare un bel po’ di soldini.

PARTE SUBITO

Anzi lo stupore è che la moto se ne resta persino accesa al minimo aspettando che io la risollevi. Meglio così, almeno non devo nemmeno fare la fatica di riavviarla. A dire la verità non è che sia poi ‘sta gran fatica. L’operazione avviamento destava in me qualche timore, Il motore 530 debitamente compresso mi faceva prevedere interminabili minuti passati a scalciare sulla pedivella d’avviamento. Invece ne è bastato uno per capire che le parole del meccanico (non preoccuparti, parte meglio di quella di serie) erano del tutto vere. Una botta e via, il mono VOR ringhia subito cattivo.

INSIEME AI CAMPIONI

Due turni di prove, gara suddivisa in due manche, qualche caduta, tanta fatica. Consentitemi di sorvolare sulle mie prestazioni patetiche (anche se alla fine sono arrivato decimo), e di soffermarmi sull’esperienza vissuta per due giorni. Il bello è che il trofeo VOR si corre in concomitanza con il campionato italiano. I piloti si ritrovano così a stretto contatto con i mostri del settore come Max Verderosa, Eddy Seel, Massimo Manzo e Fabio Farioli. A guardar loro sembra tutto facile. Questi piloti guidano un derapata con una naturalezza sconcertante, una volta in sella però non è proprio così, e soprattutto nei cosiddetti percorsi cittadini c’è da sudare. Ma, lasciatemelo dire, che divertimento!

Bello il mondo del supermotard, bello perché correre costa ancora poco, bello perché queste moto danno spettacolo, bello perché c’è spazio per tutti, dai piloti professionisti ai tapascioni della domenica con moto praticamente di serie. Il trofeo VOR ne è la rappresentazione perfetta. L’ideale per cominciare una carriera agonistica nel settore.


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